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Titanic: i 20 anni del fenomeno pop

Un film, un mito, un vero fenomeno. 20 anni dopo ripercorriamo le ragioni che hanno reso Titanic un autentico cult

Valentina Barzaghi

Mania. Difficile trovare una parola che spieghi meglio il fenomeno dietro a Titanic, il film culto di James Cameron, che oggi compie i suoi primi vent’anni di vita.
Era il 19 dicembre 1997: Titanic debuttava nelle sale U.S.A. (in Italia arrivò circa un mese dopo).

Avevo 16 anni.  Mi ricordo che tutti i cinema, perfino quello della parrocchia del mio paesino di provincia, avevano fatto modo di garantirsene una copia. C’era Leonardo DiCaprio, che aveva iniziato a scaldare gli animi a branchi di teenager impazzite con Romeo + Giulietta di Baz Luhrmann l’anno prima, e c’era la tragedia storica, quella che scatena la curiosità morbosa e senza età.

Costato 200 milioni di dollari, Titanic aveva argomenti per interessare a giovani e anziani, uomini e donne. Pensandoci oggi, non posso fare a meno di ricordare il parroco del mio paese che barrica il cinema di solito desolato per overbooking, mentre una folla di adolescenti disperati prova a corromperlo pur di entrare. Mai più vista una scena del genere, perlomeno fuori da un cinema.

Titanic è stato un fenomeno di massa: l’ultimo vero degli anni ’90 e di sicuro tra i più memorabili della storia del cinema.

Finché James Cameron non ha deciso di scalzarlo con un altro suo film, Avatar (2009), Titanic è rimasto per anni al primo posto del box office tra i film più visti di sempre (poi Avatar è stato scalzato a sua volta da Star Wars: Il risveglio della forza nel 2015, lasciando gli altri due film comunque al secondo e al terzo posto della classifica). Ma anche se non è più ‘il re del mondo’, Titanic ha raggiunto dei traguardi di cui nessuno degli altri suoi due competitor si può vantare. Innanzitutto quello di essere stato per ben 15 settimane di fila al primo posto del box office U.S.A. Quando vi è mai più capitato di vedere un film in cartellone da dicembre a aprile dell’anno successivo?

Siate onesti: quante volte siete tornati a vedere Titanic al cinema? Io credo di essere arrivata a tre, ma conosco gente che ha fatto molto peggio. Vero è che negli anni ’90 i film in home video non uscivano uno-due mesi dopo la programmazione in sala come oggi – il DVD di Titanic è del 31 agosto 1999 –

e la pirateria era veramente da mercato nero. Finché il film piaceva, approfittavi per abbuffartene in sala. L’aspetto curioso, però, è notare come, mentre la curva d’interesse verso quasi tutti i film è discendente nel tempo, quella di Titanic ha avuto il picco di weekend la quinta settimana di programmazione e il giorno di maggior incasso di sempre a febbraio 1998.

Quella per Titanic è stata davvero una mania crescente, che l’ha portato a trasformarsi da film d’intrattenimento a evento pop, costruito per piacere a tutti. Anche a quegli snob che, per partito preso, dicono che è il titolo più sopravvalutato della storia del cinema per come è scritto, ma poi vedere l’hanno visto (e sicuro anche più di una volta), anche se stringendo i denti per non lasciarsi andare a emozioni scaturite da un prodotto così dichiaratamente popolare.

Titanic è stato un fenomeno di massa: l’ultimo vero degli anni ’90 e di sicuro tra i più memorabili della storia del cinema. Ecco i segreti del suo successo.

Le basi del cinema di suspense
Titanic poggia la sua fama su una regola base del cinema di Hitchcock: quella della bomba sotto il tavolo. Il maestro della suspense diceva che se il pubblico sa che c’è una bomba sotto il tavolo che deve esplodere alla tal ora, c’è un orologio nella stanza che indica il trascorrere del tempo, mentre i personaggi in scena sono all’oscuro di cosa sta per accadere, chi sta guardando il film proverà molta più tensione. Con Titanic è lo stesso: essendo una tragedia storica nota, sappiamo tutti come andrà a finire. Per tutta la durata del film ci sconvolgiamo all’idea del destino funesto a cui stanno andando incontro tutti, tra cui soprattutto i due innamorati Jack e Rose, anche se tra di loro non ci è dato sapere fino in fondo come andranno le cose. D’altronde Rose la conosciamo all’inizio del film, anziana e viva: è lei che ci conduce all’interno della storia della nave e della sua personalissima avventura romantica. 

La storia d’amore 
Storia romantica nata durante un disastro celebre, quella di Titanic viene ulteriormente accentuata dalla diversa estrazione sociale dei due personaggi principali. Presentati come un surrogato di Romeo e Giulietta (con cui il collegamento è semplice, visto che DiCaprio era appena stato Romeo nel film di Lurhmann), Jack è di classe sociale disagiata, ma è uno spirito libero, che vive ogni giorno e ogni avventura con la felicità della scoperta, mentre Rose è un vulcano di femminilità e indipendenza messo a riposo dai suoi doveri sociali di ‘donna altolocata’ in procinto di sposarsi con un uomo ricco, che però non ama, e che crede di poterla comprare e amministrare come uno dei suoi tanti possedimenti. Jack viaggia nella stiva della nave; Rose in prima classe. Lui salva lei che, sopraffatta dall’angoscia verso il futuro, prova a farla finita gettandosi dalla poppa della nave. «Salti tu, salto io» diventa la loro formula magica, in un alternarsi continuo di salvataggi che i due si renderanno a vicenda nel corso della narrazione. Fino al sacrificio finale di Jack, che lascerà a Rose la possibilità di conoscere davvero quella felicità futura che, a differenza sua, lei non ha ancora mai provato e a cui lui l’ha iniziata.

Jake e Rose, inoltre, impersonificano la forza incondizionata del primo grande amore, che viene amplificata dal ‘non vissuto’. Il loro rapporto così intenso, d’altronde, è costretto a interrompersi proprio al culmine della loro passione, come accadeva ai protagonisti del dramma shakespeariano (anni dopo, qualche critico riderà sostenendo che se la loro relazione fosse proseguita, sarebbero finiti come la coppia – sempre interpretata da DiCaprio/Winslet – in Revolutionary Road). 

Nonostante internet ne abbia a lungo dibattuto, Jack non ci stava sulla maledetta zattera che ha salvato Rose, perché altrimenti Titanic non sarebbe stato una tragedia indimenticabile. Fine delle spiegazioni.

Il dramma storico
Fine della storia romantica tra Jack e Rose, indipendente dalla loro volontà, è il noto disastro storico: nella notte tra il 14 e il 15 aprile 1912, il transatlantico britannico partito dal porto di Southampton e diretto a New York, che stava compiendo il suo viaggio inaugurale, alle ore 23.40 va a collidere contro un iceberg e inizia ad affondare. Al momento dell’incidente a bordo ci sono 2200 passeggeri di cui solo 705 saranno i superstiti dopo l’incidente.
Per rendere il film davvero appetibile a tutti, il regista James Cameron ha lavorato su due fronti narrativi. Da una parte alla “caccia al tesoro” per il ritrovamento del Cuore dell’Oceano – il diamante che Rose riceve come dono di nozze – in cui stuzzica la morbosa curiosità del pubblico attraverso le immagini del relitto inabissato. Dall’altra alla storia romantica che Rose racconta da anziana, come testimonianza di ciò che accadde quella tragica notte e della vita a bordo del Titanic. Le diverse classi sociali di Jack e Rose, infatti, hanno permesso a Cameron sia di descrivere in modo completo le diverse situazioni di viaggio sulla nave - dalla terza classe alle suite della prima - sia di lavorare a una ricostruzione fedele di tutti gli ambienti. Con le tecnologie a sua disposizione negli anni ’90, Cameron si era impegnato a mettere in scena una riproduzione storicamente accuratissima del Titanic, che riuscì dunque a portare al cinema anche chi, di Jack e Rose non gliene poteva fregare di meno. Non è un caso che molti dei suoi studi, in occasione del ventesimo anniversario e grazie all’acquisizione di nuova strumentazione, sono stati sviluppati in un documentario che racconta i retroscena del film, entrando nel dettaglio della sua realizzazione.

La pop-culture
Per definire un fenomeno pop, occorre che abbia avuto una diffusione di massa. Titanic è l’ultimo grande evento pop degli anni ’90. Motivo principale è la presenza di Leonardo DiCaprio come interprete maschile della coppia d’innamorati. Bellissimo e bravissimo, qualsiasi teenager degli anni ’90 si era presa una cotta stratosferica per lui. La fan-follia dietro al giovane divo biondo, che era già iniziata con Romeo + Giulietta, in cui la super sexy scena della piscina aveva fatto uscire di senno miriade di ragazzine, raggiunge con Titanic picchi di altissimo consenso grazie al suo folle e assoluto amore per la ribelle Rose. Leonardo DiCaprio amava così tanto che alla fine di ogni suo film, dopo aver deliziato la controparte femminile con un corteggiamento romantico, mai invadente e perfetto, arrivava a sacrificare la sua vita in onore dell’amore. Chi non ci sarebbe cascato? Poster, tees, portafogli, zaini: ogni ragazza aveva la sua dose di Leo sempre pronta per un sospiro, mentre mandrie di maschi in tenuta da corteggiamento puberale si costringevano a improbabili tagli a caschetto –i più coraggiosi azzardando perfino delle meches bionde – pur di rimorchiare.
Titanic, inoltre, ha a oggi uno dei momenti romantici al cinema – il bacio a prua – più famosi e iconografici di sempre: Leonardo DiCaprio, al tramonto, che cinge delicatamente Kate Winslet con gli occhi chiusi, sussurrandole «Ti fidi di me?» mentre le apre le braccia e metaforicamente la fa volare verso una nuova sé, prima del bacio sulle note di My Heart Will Go On di Celine Dion.

La canzone, fenomeno pop nel fenomeno pop, è stata il singolo più di successo del 1998, arrivando primo in classifica in quasi tutti i paesi del mondo. La super-hit è seconda solo a I Will Always Love You di Whitney Houston, colonna sonora del film Guardia del Corpo, tra le canzoni più di successo di sempre per un’interprete femminile.

La femminilità coraggiosa
Titanic mette la massa al centro del quadro. I ricchi di prima classe, nel film, non si può certo dire facciano una bella figura: credono di poter acquistare tutto grazie al denaro ("Cal" Nathan Hockley, fidanzato di Rose), mettono in secondo piano la loro dignità e quella dei loro cari pur di non perdere i privilegi economici acquisiti nel tempo (la madre di Rose), pensano di essere superiori solo perché possiedono beni materiali, fino a sentirsi in diritto di decidere o meno chi vale la pena salvare o lasciare affogare. Cameron parla alla gente comune facendola protagonista viva e positiva del suo film: indubbio altro motivo del successo planetario di Titanic. A tutti loro, il regista suggerisce un nuovo ideale femminile attraverso i personaggi di Rose e della tostissima “Molly” Brown: donne che se ne fregano di sentirsi dare delle “volgari” dai benpensanti solo perché ragionano, agiscono e non dipendono. Donne che hanno un’idea di giusto non meschina e avvalorata solo dai portafogli dei mariti; donne gentili, intelligenti, coraggiose, indipendenti, combattive e innamorate.

Titanic è un gran film
Titanic non ha un tassello fuori posto: anche rivedendolo a distanza di anni – ve lo posso assicurare, dato che l’ho appena fatto prima di scrivere questo articolo – riesce a commuovere e emozionare come se non fosse mai invecchiato. Eppure Titanic non è solo un’operazione commerciale basata sulla lacrima: è anche un buon film. Su un impianto narrativo non semplice che prevede la ricostruzione filologica di una tragedia celebre, la storia romantica e l’unione dei due aspetti in un romance in cui l’idea di giustizia assume significati etici più profondi, Cameron costruisce un film ad alto contenuto spettacolare e d’intrattenimento, condendo tutto con la sua ottima regia.

Candidato a 14 premi Oscar nel 1998, Titanic ne ha vinti 11 tra cui Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Fotografia, Migliori Costumi, Miglior Suono, Miglior Montaggio. A oggi, nessuno è ancora mai riuscito nemmeno a eguagliarlo (Ben Hur di William Wyler, 1959, è al secondo posto con 12 nomination e 11 premi vinti; Il signore degli anelli - Il ritorno del re, 2003, è al terzo con 11 nomination e 11 premi vinti).

Valentina Barzaghi

Giornalista di cultura, più o meno pop.