MARAVILLOSA

Frida Kahlo: tutto quello che c’è da sapere sull'artista, la donna e il mito

Abbiamo incontrato il curatore della mostra dedicata a Frida, Diego Sileo, per scoprire tutto su di lei, incluse le opere inedite esposte per la prima volta in esclusiva

Chiara Monateri

La mostra Frida Kahlo: Oltre il Mito, organizzata presso il  Mudec – Museo delle Culture di Milano, promossa dal Comune di Milano-Cultura e da 24 ORE Cultura, è stata una delle più anticipate dal pubblico degli ultimi anni. Si sono formati gruppi sui social per visitarla, i locali hanno creato eventi a tema e ogni appassionato di cultura e no ha segnato l’evento in agenda. Frida Kahlo ha dimostrato per l’ennesima volta di essere un’artista amatissima e profondamente penetrante a livello sociale, non solo acclamata nell’ambito artistico, ma diventata anche un’icona pop a tutti gli effetti.

Nata da padre fotografo tedesco emigrato in Messico, l’arte era già nel suo dna: fin dall’adolescenza Frida manifestò infatti un forte spirito indipendente e passionale, unito a qualità artistiche uniche. Il dolore però divenne sin da subito il leitmotiv della sua vita e della sua produzione artistica: a 18 anni, il bus che doveva riportarla a casa da scuola subì una collisione letale in cui lei rimase coinvolta. La sua colonna vertebrale si spezzò in tre punti e – oltre a riportare molti altri danni fisici – venne costretta a una solitudine “forzata” e a moltissime operazioni: negli anni passati a letto la pittura diventò la sua unica ragione di vita, e l’autoritratto la sua costante nel narrarsi. Volitiva e indomabile, Frida non si fa fermare dall’incidente: presenta la sua arte a Diego Rivera, illustre pittore dell'epoca, che ne rimane colpito e s’innamora perdutamente di lei. I due avranno una storia d’amore travagliata e segnata da parecchi tradimenti, che conoscerà il suo fulcro nella Casa Azul, la “casa azzurra”, quella dove Frida nacque e dove la coppia si trasferì. La casa era circondata da un recinto blu elettrico e rosso, e fu luogo di creazione e ricerca per Frida e Diego: al suo interno vennero ospitati i grandi artisti dell’epoca e nel suo giardino le scimmie, i cani ed i pappagalli presenti nelle tele della pittrice. Ma l’eredità di Frida non si ferma qui: attivista politica, è stata la prima ad aver rappresentato l’arte politica in chiave contemporanea e anche la prima a rappresentarsi nuda, vulnerabile e senza filtri, lasciando agli artisti di tutto il mondo la testimonianza profondissima di un’esistenza dedicata con passione all’arte, come parte inscindibile dalla vita. Tutto questo l’ha consacrata a icona pop, eroina romantica e di genere, nonché anticipatrice di temi dell’arte pittorica e di performance.

Frida Kahlo e il marito, l'artista, Diego Rivera nel 1944 / Getty Images

In occasione dell’evento milanese abbiamo incontrato Diego Sileo, curatore della mostra, che ci ha raccontato del percorso di ricerca per l’allestimento, in cui si è voluto di andare oltre le consuete linee biografiche per scoprire da vicino la qualità dell’artista, oltre il suo stesso mito personale.

Diego, davvero ci sono voluti sei anni per completare questo percorso di ricerca?
«Sì, è stata una ricerca molto approfondita che ha avuto il suo culmine tra il 2006 e il 2007: in quegli anni è stato aperto un archivio segreto che era chiuso a chiave nei bagni di Casa Azul».

Un posto alquanto particolare. Perché erano rimasti chiusi?
«Diego Rivera aveva posto come condizione nel suo testamento di non aprirli mai. Alla morte, ha lasciato tutto alla sua mecenate Dolores Olmedo che ha rispettato i suoi voleri. Quando lei se n’è andata però, il figlio ha deciso di aprirli, in occasione del centenario della nascita di Frida».

Cosa avete trovato?
«Ci si è aperto davvero un mondo, c’era di tutto: disegni, lettere, vestiti, documenti, protesi. Da quel punto abbiamo capito che avevamo per mano un tesoro che andava mostrato al mondo, e siamo partiti. Qui il fattore tempo ha giocato il suo ruolo: ero consapevole che organizzare una mostra su Frida Kahlo sarebbe stata un’impresa difficile: per le poche sue opere che hanno il permesso di circolare e per il peso di lei, che è un’artista amatissima e richiestissima da tutti i musei al mondo».

Diego Rivera e Frida Kahlo davanti la Casa Azul / Getty Images

Quali sono state le opere ritrovate nell’archivio che hanno significato di più per te?
«Nell’archivio ho certamente trovato alcuni dei documenti e delle opere più significative di questa ricerca. Posso rivelarvi che alla mostra troverete un’opera inedita del 1929 appartenente a un privato la cui documentazione scritta e fotografica si trovava nell’archivio: in precedenza non si sapeva se questo ritratto fosse un originale di Frida, è il ritratto di una bambina indio, Niña con collar. In occasione delle ricerche, si è verificato che è sua. Proprio nell’archivio abbiamo inoltre ritrovato un autoritratto dell’artista: Le apparenze ingannano, che sarà esposto per la prima volta in esclusiva a Milano. Questo è l’unico disegno che uscirà dall’archivio di Casa Azul e per noi è un evento in quanto il Messico, che solitamente non fa circolare troppo largamente le opere di Frida Kahlo data la loro rarità, in questo caso ha fatto un’eccezione».

Che chiave avete prediletto per il percorso artistico della mostra?
«Abbiamo voluto evitare quella biografica/aneddotica, già storicamente percorsa più volte: volevamo evitare di premere sull’immagine dell’artista tradita e malata che il mondo già conosce alla perfezione. Abbiamo scelto invece una nuova lettura più fresca e innovativa, incentrata sull’opera, che si snoderà nelle quattro sezioni di Donna, Terra, Politica e Dolore. Attraverso queste emergerà chiaramente la Frida Kahlo artista, abilissima nel disegno, iconica e soprattutto autodidatta: qualità rarissima per un’artista che ha saputo raggiungere una perfezione pittorica ai suoi livelli».

Qual è l’eredità artistica che a tuo avviso Frida Kahlo ha lasciato ai giovani artisti?
«A segnare moltissime generazioni di artisti è la sua la presa immediata dell’opera: lei è stata la prima artista donna a rappresentarsi nuda, senza filtri, totalmente esposta davanti allo spettatore. La sua pittura si è sempre espressa in modo duro, crudo ed esplicito: questa sincerità dell’artista nel comunicarsi attraverso l’immediatezza dell’opera ha sicuramente segnato profondamente chi è venuto dopo di lei».

Frida Kahlo davanti la sua opera "Le due Frida" nel 1939 / Getty Images

In particolare cosa ha lasciato alle artiste donne?
«Le artiste latine hanno sentito tantissimo la sua eredità, trovando in lei uno stimolo iconografico in più. Con lei queste hanno un rapporto più esclusivo perché l’immaginario di Frida è proprio concretamente più vicino a loro:
la donna, il rapporto con la natura e con la terra fanno parte del loro dna. La sua opera si può vedere in artiste come Tania Bruguera e Teresa Margolles, che sentono profondamente l’attaccamento agli stessi temi».

È impossibile non sentirla come un’innovatrice
«Assolutamente, e abbiamo voluto far emergere questa qualità attraverso l’allestimento tematico della mostra, proprio per portare lo spettatore oltre la sua vita e la sua persona: per citare il titolo oltre il mito, immergendolo nella sua arte. Frida è stata una grandissima anticipatrice di temi: per esempio è la prima ad aver rappresentato l’arte politica in chiave contemporanea, e a non mettere la politica nell’arte come ha fatto invece Diego Rivera. Frida Kahlo ha sdoganato la nuova arte politica come la intendiamo oggi».

Anche la Frida “privata” emerge attraverso rarità presenti nella mostra
«Sì, il suo percorso è un binomio inscindibile di arte e vita. Nella mostra si trovano le lettere di quando lei aveva poco più di vent’anni, emerse da tre archivi differenti. Leggendole troviamo i suoi valori e principi di formazione personale. sono tutte indirizzate a Alejandro Gómez Arias, il suo primo fidanzato. Dopo l’incidente si rivolge a lui ed in queste lettere molto intime, per la prima volta, Frida si confida sui suoi pensieri di suicidio, tema ricorrente durante tutta la sua vita d’artista».

Qual è la caratteristica inconfondibile del personaggio di Frida?
«Che è irresistibilmente pop! È forte, osa come nessuno ed è inevitabile che arrivi e conquisti anche chi non è un appassionato d’arte. Il mio termometro rivelatore personale che me l’ha confermato è mia madre: non viene mai alle mie mostre, ma per questa, di sua spontanea volontà ha deciso che farà un’eccezione!».

Credit immagine di copertina: Getty Images

Chiara Monateri

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