ORO

Gustav Klimt e l’arte toccata dalla grazia

L’artista viennese vive una stagione d’imperitura gloria da più di 100 anni

Daniele Biaggi

Gustav Klimt è un artista toccato dalla grazia: la sua vita e la sua arte sono stati risparmiati dai drammi e dai tormenti che hanno colpito tanti altri, e l'apprezzamento da parte del pubblico non è mai mancato, né in vita, né durante i 100 anni passati, quest'anno, dalla scomparsa.

Il contesto familiare in cui nacque – il padre era orafo, la madre una donna colta appassionata di musica lirica – gli permise, malgrado le ristrettezze economiche, di frequentare la scuola d’arte e mestieri d’Austria. Ancora giovanissimo gli venne affidata la decorazione del cortile del Kunsthistorisches Museum di Vienna, e da quel momento il successo fu implacabile. Successo che gli permise di condurre una vita agiata, nel pieno riconoscimento da parte del sistema delle sue incredibili capacità artistiche.

Un percorso diverso rispetto ai tanti successi post-mortem che costellano la storia dell’arte europea, ricca di vicende biografiche condotte ai limiti della vivibilità, sempre in bilico tra successo e fallimento. 

Gustav Klimt / Wikimedia Commons

Nel 1897, insieme ad altri 18 artisti, diede vita alla Secessione Viennese, inaugurando anche un periodico-manifesto del gruppo, dal nome Ver Sacrum. L’obiettivo era portare l’arte al di fuori dei vincolanti confini accademici e promuovere forme artistiche come design e architettura, all’epoca relegate a un ruolo secondario. Un vero e proprio progetto di rinascita delle arti e dei mestieri a 360 gradi, che raccolse al suo interno espressioni molto differenti tra loro: la corrente influenzò artisti simbolisti, naturalisti e modernisti, senza distinzione. 

Ver Sacrum, gennaio 1898 / Wikimedia Commons

Nonostante la rottura con il sistema professata dall’artista e dal gruppo, Klimt rimase sulla cresta dell’onda e riuscì a imporre il proprio gusto e la propria “filosofia”, diventando egli stesso il maggiore rappresentante di un nuovo organismo di riferimento artistico. Klimt riuscì a rappresentare appieno lo Spirito del proprio Tempo, e la società - e il gusto di coloro che prendevano decisioni nel campo dell’arte, dettando le regole del gioco- seguì il suo vate.

Una delle caratteristiche più riconoscibili della cifra artistica di Klimt è senza dubbio l’utilizzo dell’oro. Fino a quel momento era stata solo l’arte sacra a utilizzare tale colore, e parte della riconoscibilità di Klimt passa proprio da questa scelta insolita. Se l’uso dell’oro è noto, forse non lo è altrettanto il fatto che furono due viaggi a Ravenna, cuore dell’arte bizantina, a permettergli di apprezzarlo, insieme alla frequentazione del laboratorio orafo del padre, che ha certamente influito su tale fascinazione.

Gustav Klimt Ritratto di Adele Bloch-Bauer I / Wikimedia Commons

Le prime opere di Klimt appaiono bidimensionali, ma non per questo prive di profondità; una profondità data dall’intensità degli sguardi e delle espressioni – come nel caso dei celebri ritratti di Adele Bloch-Bauer – o nella familiarità e semplicità dei gesti – come in Il bacio, in cui i colori e la struttura donano un afflato epico e lirico a sentimenti umani. 

Gustav Klimt Particolare di Igea, parte dell'opera Medicina / Wikimedia Commons

L’epoca d’oro era però destinata a cedere il passo: l’incontro-scontro con i nomi che si affacciavano sulla scena europea (Van Gogh, Matisse, Toulouse-Lautrec), spinse l’artista a una profonda riflessione sul ruolo e il significato della propria dimensione artistica. L’oro e l’art nouveau furono abbandonati a favore d’influenze derivanti dalla corrente espressionista. L’incontro e l’amicizia con Schiele e Kokoschka – già suoi allievi – gli permise d’inaugurare una nuova fase meno sofisticata e più spontanea: i colori si accesero icasticamente e l’oro scomparve quasi completamente dalla tavolozza. 

La stella di Klimt non si spense nemmeno in età più avanzata e, anzi, un’ulteriore consacrazione arrivò durante la vecchiaia: con l’invito alla Biennale di Venezia del 1910 e all’Esposizione Internazionale di Roma nel 1911, dove vinse il primo premio con l’opera Le tre età della donna.

Gustav Klimt, Ritratto di signora / Wikimedia Commons

Da un punto di vista personale, se l’arte fu lavoro e vocazione, le donne furono invece la passione principale della sua vita – sempre che di passione si possa parlare. L’artista riconobbe almeno 14 figli, espressione di uno spirito libero che non lo legò mai a una sola figura. Emilie Flöge fu la prediletta, anche lei ben conscia che mai avrebbe potuto essere l’unica nel cuore e nel letto dell’artista.

Facendo un bilancio, oggi l’arte di Klimt è una delle più riconoscibili e apprezzate, ma si configura anche come una prolifica fonte di simulacri popolari: la sua produzione ha perso il significato più profondo diventando materiale per stampe, orecchini, poster e santini atei di ogni tipo. È forse questa l’ombra postuma (l’unica) che oscura la sua carriera: la parziale perdita di spessore nell’epoca delle riproducibilità dell’opera artistica.
E alla fine, non è poi tutto oro quel che luccica. 

Credit immagine di copertina: Wikimedia Commons /  Gustav Klimt, Judith I e Il Bacio

Daniele Biaggi

Giornalista freelance e media content creator