RESPECT

Libri per uomini ribelli: 8 letture per crescere bambini che rispettano le donne

Perché il femminismo può anche essere un gioco da ragazzi

Paolo Armelli

All’inizio dell’anno uno dei bestseller più chiacchierati nel mondo dell’editoria per ragazzi (e non solo) è stato Storie della buonanotte per bambine ribelli di Elena Favilli e Francesca Cavallo, edito da Mondadori. Le due, che già avevano dato vita a San Francisco al magazine digitale per l’infanzia Timbuktu, si sono finanziate tramite una partecipatissima campagna su Kickstarter. L’idea era in effetti lodevole e condivisibile: proporre alle bambine, prima di fare la nanna, 100 storie di altrettanti personaggi femminili che hanno fatto la storia, rotto i tabù e valicato i confini dei sessi, da Rita Levi Montalcini a Frida Kalho, da Cleopatra a Hillary Clinton, da Jane Goodal a Malala Yousafzai.

Come ogni caso di successo, però, questo volume è stato anche molto criticato: una delle obiezioni più frequenti, oltre alla banalizzazione di qualche profilo biografico (la scrittrice Michela Murgia ha accusato in particolare le riduzioni di Virginia Woolf e Margareth Thatcher), è stata l’occasione mancata di rivolgersi anche ai maschi. In molti, infatti, ritengono che questi esempi di donne che hanno infranto gli stereotipi di genere siano molto più utili – o comunque altrettanto utili – se letti a giovanissimi lettori di sesso maschile. A parte il fatto che un libro può essere letto ai bambini anche se ha la parola “bambine” nel titolo, ecco qualche altra lettura adatta ai genitori che vogliono far crescere i loro maschietti come dei sani e robusti femministi. 

Lewis Carroll, Alice nel Paese delle Meraviglie (vv.edd.)

Uscito nel 1895, l’avventura fantasmagorica ideata da Carroll sfida le definizioni e le convenzioni. Allo stesso modo fa il suo personaggio, Alice, che mostra una serie di qualità esattamente agli antipodi rispetto a quelli che erano i requisiti delle giovani donne in piena epoca vittoriana. Ribelle, curiosa, mai timorosa di dire la propria, la protagonista tutt’altro è che un angelo del focolare domestico, senza neppure divenire l’angelo caduto di tante altre storie protofemministe dell’epoca (vedi Tess dei d’Uberville di Thomas Hardy).
Anche se altri ritratti nel racconto, come la Regina di Cuori o la Duchessa, possono invece essere tacciati di veicolare tratti femminili più stereotipici (come l’isteria o l’inconsistenza), in generale Alice nel Paese delle Meraviglie rimane un racconto avvincente con un’eroina esemplare e soprattutto assai precoce per i suoi tempi.

Astrid Lindgren, Pippi calzelunghe (Salani)

Nel 1945 la figlia della scrittrice svedese Astrid Lindgren chiese alla madre una storia da raccontarle mentre era a casa da scuola per via di un’influenza: nacque così la prima versione di Pippi Calzelunghe, il cui nome fu scelto dalla stessa bimba, protagonista poi di una serie di libri e di numerosi adattamenti televisivi e d’animazione.
Pippilotta Viktualia Rullgardina Succiamenta Efraisilla Calzelunghe, questo il suo vero nome, è una bimba fuori dal comune: non solo perché dorme nel letto con la testa al posto dei piedi e ha una forza straordinaria tanto da alzare il suo cavallo domestico, ma soprattutto perché è già indipendente, vive da sola nella coloratissima Villa Villacolle e si sostenta grazie a un misterioso tesoro dei pirati. Bimbe così, libere, forzute e determinate, non possono che essere un ottimo esempio.

Roald Dahl, Matilde (Salani)

Quasi trent’anni fa, il genio irrequieto di quel grande scrittore che fu Roald Dahl, già celebre per altri capolavori come La fabbrica di cioccolato o Il GGG, forgiò un personaggio femminile destinato a imprimersi nell’immaginazione di svariate generazioni di giovani lettori: Matilde è una ragazzina apparentemente come la altre, vive però in una famiglia piuttosto volgare che si beffa del suo interesse per la scuola e i libri, e fatica a trovare qualcuno che la valorizzi.
Solo una giovane insegnante, la signorina Dolcemiele, dimostrerà interesse per le facoltà della bimba che, metafora ancora più sorprendente del suo vivace intelletto, comprendono la telepatia e la telecinesi. Grazie a queste, le due avranno la meglio sulla terribile direttrice Spezzindue e vivranno felici e contente.

Jacqueline Kellu, L’evoluzione di Calpurnia (Salani)

Donne e scienza non vanno d’accordo? Sfumiamo subito dalle giovani menti questo odioso luogo comune. Se non bastassero esempi illustri come Marie Curie, Margherita Hack e Rita Levi Montalcini, ecco che questo romanzo arriva in efficace aiuto: in un Texas dipinto come una landa afosa, la piccola Calpurnia nota che le cavallette gialle sono molto più grandi di quelle verdi. Questo fatto banalissimo la porterà a sfidare la famiglia e il mondo circostante, sostenuta solo dal vivace nonno.
Calpurnia scoprirà, infatti, in una società votata al creazionismo, il meraviglioso mondo di Charles Darwin, l’evoluzione delle specie e la meraviglia di tutta la natura. A nulla serviranno i tentativi della madre di riportarla sulla via di un futuro destinato ai lavori domestici: la protagonista scoprirà infatti in se stessa una determinazione fuori dal comune e un destino di scienza e libertà.

 

Margot Lee Shetterly, Il diritto di contare (Harper Collins)

A proposito di donne e scienza, questa storia vera è una di quelle che andrebbe insegnata nelle scuole (oltre che vista al cinema, dato che ne hanno tratto nel 2017 una pellicola candidata agli Oscar). Se Neil Armstrong è stato il primo uomo a mettere piede sulla luna, ad esempio, il merito è anche delle donne afroamericane che, come “calcolatrici umane”, permisero di elaborare i modelli matematici che la Nasa usò nelle proprie missioni.
Contro ogni sessismo e razzismo (le protagoniste dovevano tenersi ben lontane dai colleghi maschi), Dorothy Vaughan, Mary Jackson, Katherine Johnson e Christine Darden – questi i loro nomi – sfidarono ogni convenzione dimostrando che senza il loro apporto di donne di colore, ma soprattutto di esperte matematiche, alcune fra le più grandi imprese della storia dell’umanità non sarebbero mai potute avvenire.

Madeleine L’Engle, Nelle pieghe del tempo (Giunti)

Madeleine L’Engle scrisse questo libro nel 1960, ma riuscì a pubblicarlo negli Stati Uniti solo nel 1963, dopo aver incassato il rifiuto di ben 26 editori che lo giudicavano troppo anticonvenzionale. Nelle pieghe del tempo, che nel 2018 diventerà un film con Oprah Winfrey e Reese Witherspoon, racconta infatti di viaggi nello spazio e nel tempo, ma soprattutto di una ragazza fuori dal comune che salverà l’universo.
La giovane Meg, infatti, geniale in matematica ma con difficoltà a relazionarsi a scuola, si alleerà con il piccolo fratello Charles Wallace e con l’altrettanto geniale Calvin per salvare il padre e l’umanità dalla Cosa Nera, una dimensione oscura che sta inglobando tutto l’esistente viaggiando più veloce della luce. Oltre alla storia fantasy, questo è grande racconto sul potere dell’immaginazione, della creatività come arte e della diversità.

Philip Pullman, La bussola d’oro (Salani)

Primo capitolo di una trilogia fantasy dal titolo Quelle oscure materie (da un verso di John Milton: «Finché il creatore onnipotente ordini loro / Da queste oscure materie di creare altri mondi»), il romanzo di Pullman ebbe un periodo di discreta notorietà grazie al film, non altrettanto di successo, del 2007, con Nicole Kidman e Daniel Craig. Vale la pena però riscoprire questa storia fantastica perché, oltre a essere una grande metafora sul percorso di autodeterminazione personale e sulla consapevolezza del divenire adulti, ha una protagonista femminile davvero intraprendente.
In generale la storia si concentra su un mondo parallelo in cui l’anima di ogni individuo è rappresentata da un animale mutaforma, il daimon, che lo accompagna ovunque. Lyra e il suo daimon Pantalaimon (dal greco «colui che tutto perdona») vengono coinvolti in un’avventura rocambolesca dopo che lo zio di lei, Lord Asriel, scompare in una spedizione al Polo Nord per scoprire la natura di una strana Polvere magica che sembra venire da un’altra dimensione.

 

Credit immagine di copertina: Getty Images

Paolo Armelli

Freelance contributor, scrive di libri e cultura pop.