enigma

Il mistero delle tre rose di Edgar Allan Poe

Una figura di uomo, vestito di nero che ogni 19 gennaio (data di nascita dello scrittore) si presentava di fronte alla sua tomba dedicandogli un brindisi e depositando tre rose

Paolo Armelli

Il gatto nero, La caduta della casa degli Usher, I delitti della rue Morgue, Storia di Gordon Pym: sono molti e molto celebri i racconti del mistero e del terrore (ma anche le poesie, come la famosissima Il corvo) con cui Edgar Alla Poe si è guadagnato fama mondiale di padre e maestro indiscusso della letteratura nera. Eppure la sua storia più misteriosa l’ha scritta probabilmente a partire dalla sua morte.

Nato il 19 gennaio 1809 a Boston e rimasto presto orfano di entrambi i genitori, il piccolo Edgar fu adottato dalla famiglia Allan e decise ben presto di dedicarsi completamente alla carriera letteraria, cosa abbastanza insolita in un’epoca in cui la mancanza di regole editoriali precise e, soprattutto, l’assenza di diritti d’autore rendevano questa scelta piuttosto impervia. Nonostante avesse pubblicato numerosi scritti durante la sua vita, dunque, Poe fu costantemente inseguito dai debiti e dai demoni della depressione e dell’alcool. Morì ad appena quarant’anni il 7 ottobre 1849 a Baltimora.

La sua stessa morte è avvolta dall’incertezza: pochi giorni prima, infatti, era stato notato aggirarsi in stato confusionale e con un pessimo aspetto fra i pub della città. Delirante, con abiti logori e chiaramente non suoi (Poe per tutta la vita si era sempre impegnato ad apparire impeccabile nonostante le ristrettezze), lo scrittore fu condotto in un ospedale caritatevole dove morì di lì a poco. La causa della morte non fu mai chiarita e tutti i documenti ospedalieri andarono persi: c’è di parla di colera, di rabbia, di suicidio (solo l’anno prima era stato salvato da un’overdose di laudano, un oppiaceo comune all’epoca per curare la depressione) ma la causa più probabile è l’abuso d’alcool. 

Wikimedia Commons / Illustrazione di Harry Clarke per il racconto "Il barile di Amontillado", 1919

I necrologi dell’epoca parlarono infatti di «congestione o infiammazione cerebrale», eufemismi per riferirsi alla morte per eccessivo consumo alcolico. E proprio uno dei necrologi apparsi all’indomani della scomparsa contribuì a immortalare l’autore come un personaggio dannato, depravato, incline all’alcol, alle droghe e al vizio: «Edgar Alla Poe è morto l’altro ieri a Baltimora. Questo annuncio stupirà ma pochi ne saranno rattristati», scrisse un certo “Ludwig” sul New York Tribune. Si trattava in realtà di Rufus Wilmot Griswold, scrittore anch’egli e agente letterario, che già mentre Poe era in vita aveva cercato di screditarlo; non pago, si fece esecutore del suo patrimonio letterario, pubblicando poi un’antologia di racconti con un’introduzione che gettava ulteriori ombre sul re del brivido, smentite solo parecchi anni dopo.

Ma il vero mistero legato alla morte di Edgar Allan Poe è un altro e riguarda proprio la sua tomba. Dopo una poverissima cerimonia a cui parteciparono pochi lontani parenti (e in cui il prete neanche si sprecò a pronunciare l’eulogia), Poe fu sepolto non senza ulteriori vicissitudini nel cimitero Westminster di Baltimora. La lapide originale, che andò distrutta in un incidente che coinvolse il deragliamento di un treno, fu sostituita da un’umile insegna in arenaria con la sola scritta “No. 80” e solo nel 1875 il corpo fu traslato sotto a un monumento, costruito grazie a donazioni pervenute da ogni parte degli Stati Uniti. Nel 1913 una lapide fu aggiunta a segnalare il luogo originario di sepoltura, anche se fu messa nel punto sbagliato.

E fu proprio qui che, a partire dagli anni Trenta del ‘900, iniziò la leggenda del cosiddetto Poe Toaster. A partire da quel periodo, infatti, alcuni testimoni iniziarono a notare una misteriosa figura di uomo, vestito di nero con un cappello a tesa larga e con una sciarpa bianca, che ogni 19 gennaio (data di nascita dello scrittore) si presentava di fronte alla sua tomba, dedicandogli un brindisi con un bicchiere di cognac. Dopodiché depositava la bottiglia col cognac rimasto, insieme a tre rose, e spariva nel nulla da cui era venuto, fino a esattamente un anno dopo. 

Wikimedia Commons / Copertina della raccolta di poesie "Il corvo" illustrata da Gustav Dorè, 1884

Nessuno seppe mai di chi si trattasse, nonostante ogni tanto l’individuo avesse lasciato anche dei criptici bigliettini. Secondo Wikipedia, alcuni messaggi erano semplici segnali d’affetto come «Edgar, non ti ho dimenticato». Nel 1993, invece, si sarebbe letto «La torcia è passata di mano», alludendo al fatto che la figura misteriosa avrebbe trasmesso l’incarico a un’altra persona più giovane, cosa che sarebbe stata convalidata da un successivo biglietto nel 1999: in cui si confermava la morte dell’originale “brindatore”, che avrebbe lasciato il compito a «un figlio».

I messaggi successivi al 1998 si mostrarono più caustici e con riferimenti all’attualità (come a partite di football in cui erano coinvolti i Baltimora Raven, che proprio da Poe prendono il nome, oppure alla guerra in Iraq).

Alcuni storici considerano il secondo “Toaster” come una persona meno fedele alla composta tradizione della prima figura, tanto che nel 2010 – a un anno esatto dal bicentenario della nascita di Edgar Alla Poe – la tradizione stessa cessò e nessuno si presentò più a rendere omaggio sulla tomba dello scrittore. In seguito ci furono degli impostori che provarono a emulare il rito (addirittura 4 persone contemporaneamente nel 2011) ma solo nel 2015 la Maryland Historical Society selezionò un nuovo anonimo a cui affidare il compito, in maniera però un po’ più spettacolarizzata.

Wikimedia Commons / Il sito orirginale della tomba di Poe a Baltimora, Maryland

Nonostante nel 2016 alcuni testimoni avessero tentato di fermare il secondo “Toaster” all’uscita del cimitero, nessuno riuscì mai a rivelare l’identità degli individui che si sono nascosti dietro a questo rituale. Nessuno capì mai da dove venne quel gesto, né perché si fosse scelto il cognac o le tre rose rosse. Un lontano parente? Un figlio segreto? Un appassionato ammiratore? Il mistero sul brindisi e sulle rose di Edgar Allan Poe non sarà probabilmente mai svelato. E forse questo è proprio il minimo che si può fare per onorare degnamente uno degli scrittori più misteriosi che ci siano mai stati.

Credit immagine di copertina:  Wikimedia Commons / Edwin H. Manchester

Paolo Armelli

Freelance contributor, scrive di libri e cultura pop.