MESS IS GOOD

Ordine VS Disordine: il caos quotidiano è un caso editoriale

Buone notizie: pare che ora la felicità passi (anche) dal disordine

Paolo Armelli

Fino a qualche anno fa, il disordine che regnava nelle nostre camere, nei nostri armadi e sulle nostre scrivanie era una questione più o meno privata che angosciava principalmente madri ansiose o partner suscettibili. A un certo punto, però, l’ordine è diventato un tema culturale e perfino sociale. Tutto merito (o colpa, secondo i punti di vista) di Marie Kondo: questa donna giapponese, di professione organizing consultant, è diventata una delle autrici più influenti del mondo (almeno secondo Time) con il suo bestseller del 2011 Il magico potere del riordino, edito in Italia da Vallardi.

Grazie al suo precisissimo metodo, il decluttering – cioè l’abitudine a sbarazzarsi di tutto ciò che non ci è veramente essenziale, dai libri alle suppellettili fino agli abiti in eccesso – è diventato un trend pervasivo e duraturo. In qualche modo il nostro stile di vita, caotico per tantissime ragioni diverse, ha trovato uno stimolo per ritornare all’essenzialità e alla pacificazione. Perché mettere in ordine non significa solo dominare un caos fisico esteriore, ma anche interiore: «riordinare è una forma di dialogo con se stessi», scrive infatti Kondo.

Il magico potere del riordino, di Marie Kondo (Vallardi)

Less is more?
Più di sei milioni di copie vendute e centinaia di conferenze dopo, Marie Kondo ha influenzato in modo fondamentale una certa parte della nostra cultura estetica e materiale: già condizionati com’eravamo dallo stile minimalista “à l’Ikea”, lei è riuscita a instillare con i suoi consigli un’ulteriore patina zen all’abitare quotidiano, diffondendo un certo rigore nipponico nel nostro modo di mettere mano agli oggetti. Ma soprattutto di disfarcene. Instagram e Pinterest sono ormai popolati di case sacrali quasi vuote, i negozi di arredamento pullulano di scatole, scatoline e contenitori vari, i mercatini si affollano di abiti vintage e libri usati.

Da una parte, dunque, il metodo KonMari – così è stato brandizzato – ha risposto a un’esigenza tutta contemporanea sul porre criterio a una realtà che sempre più facilmente fatichiamo a dominare: tutti questi oggetti ci servono? Ci fanno sentire meglio? «Sprizzano gioia», come chiede l’esperta? Dall’altra, però, c’è anche chi ha storto il naso di fronte a questa tendenza: si è iniziato infatti a mettere in dubbio che la filosofia del less is more favorisca la riconquista effettiva di un equilibrio interiore.

Hygge. Il metodo danese dei piaceri quotidiani, di Louisa Thomsen Brits (Sperling&Kupfer)

Mess is good!
Già da qualche anno alcuni ambienti femministi hanno intravisto nei dettami di Kondo un’esasperazione di un modello femminile che ribadisce nei luoghi comuni della pulizia estrema e nell’ordine impeccabile un ruolo eccessivamente domestico della donna (e questo sarebbe confermato dalla notizia che il prossimo progetto della scrittrice riguarderebbe il “riordinare” la vita dei figli piccoli). Altri hanno osservato come dietro alla ricerca esasperata dell’ordine ci siano propensioni alla maniacalità da non sottovalutare. Nello stesso mercato editoriale, di fronte allo strapotere del manuale di decluttering e dei suoi numerosissimi emuli, si intravedono nuovi fenomeni che rispondono a tale tendenza contrapponendo il fascino del disordine.

Il 2017, ad esempio, è stato sicuramente l’anno dell’hygge, quel fenomeno di importazione danese che, ricercando la «felicità delle piccole cose», propone un’intimità domestica ricca e calda, consumata davanti a un camino, avvolti da coperte, sorseggiando un tè, conversando con gli amici. Un modello tipico delle lunghe giornate nordiche ma che, attraverso vari manuali si è imposto un po’ in tutto il mondo: solo in Italia sono usciti a riguardo decine di volumi, fra cui Hygge. Il metodo danese dei piaceri quotidiani di Louisa Thomsen Brits (Sperling&Kupfer), Il metodo danese per vivere felici di Marie Tourell Søderberg (Netwon Compton) o Hygge. La via danese alla felicità di Meik Wiking (Mondadori). Basta scenari casalinghi minimali e asettici, dunque: viva i salotti affollati di mobili, oggetti, cuscini, tazze e tavolini, viva le cucine strabordanti di cibo, di convivialità e soprattutto di persone.

The Life-changing Magic of Not Giving a F*ck, di Sara Knight

E poi c’è lei. La nuova guru del self help editoriale americano sembra essere in questi mesi Sarah Knight. In tutto e per tutto diversa da Kondo, anche fisicamente, Knight ha scritto un libro ironicamente intitolato The Life-changing Magic of Not Giving a F*ck (che in italiano suonerebbe come Il magico potere del fregarsene). Le convenzioni sociali, la gentilezza a tutti i costi, i sorrisi forzati in pubblico, le apparenze carine e delicate non devono più essere fonte di preoccupazione o stress: Knight ha messo a punto il metodo Not Sorry, che si basa sul non sentirsi in colpa se si deludono le aspettative (quelle eccessive, perlomeno) degli altri.

Il suo, in fondo, è una specie di decluttering mentale e dagli obblighi esterni, eppure è facile pensare che l’autrice se ne fregherebbe di riordinare compulsivamente la sua camera quando potrebbe benissimo godersi, nel frattempo, la vita. D’altronde, come diceva Walter Benjamin, «ogni passione confina sempre con il caos».

Credit immagine di copertina: Getty Images

Paolo Armelli

Freelance contributor, scrive di libri e cultura pop.