SE FOSSE UN LIBRO

Naomi Alderman, "Ragazze elettriche"

Immaginate un futuro in cui le donne hanno assoggettato gli uomini nel più infimo schiavismo: ecco la realtà dipinta da Naomi Alderman

Paolo Armelli

Se Ragazze elettriche fosse una serie tv, sarebbe la compagnia distopica e distorta dell’acclamata The Handmaid’s Tale, a sua volta tratta da Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood. È indubbio che Atwood ha avuto un’influenza molto forte sull’autrice, tanto da farle da mentore nella Rolex Arts Initiative del 2013. Giunta al suo quarto romanzo, Alderman dimostra una creatività magmatica e per molti versi inquietante, immaginando qui un futuro in cui, da migliaia di anni, le donne hanno il potere assoluto sul mondo e hanno assoggettato gli uomini nel più infimo schiavismo.

Al contrario di Atwood – che dipinge una realtà in cui le donne perdono ogni diritto civile –  Alderman narra di come tutto iniziò, all’incirca ai giorni nostri: un gruppo sempre più numeroso di ragazze sviluppa una specie di ghiandola sul collo (la «matassa»), che permette loro di produrre scariche elettriche dalle mani. È un potere spontaneo, all’inizio irrefrenabile ma che man mano viene controllato fino a divenire un’arma potentissima. Ovviamente le prime giovani che manifestano quest’abilità vengono cacciate di casa, internate, trattate come streghe. Ma è appunto la qualità eversiva di questo potere elettrico a segnare il destino dell’umanità.

Una di loro, infatti, Allie, giovane orfana abusata nella casa in cui era stata messa in affido, inizia la scalata che la porterà a diventare Madre Eve, la profetessa di una nuova religione femminile e di un nuovo ordine mondiale. Ispirate dal suo culto e da altri esempi plateali (diffusi dal fiume in piena dei social), ribellioni nascono nei Paesi più maschilisti del mondo, dall’Arabia Saudita all’India, fino alla Moldavia che, da nazione connivente con il traffico di esseri umani, si trasforma nella prima vera Repubblica delle Donne.

Come una serie tv che si rispetti (o, meglio, come le serie tv che si modulano come romanzi), Ragazze elettriche è un’opera corale, che intreccia i destini di diversi personaggi, tutti descritti con tratti fulminei – dal coraggioso giornalista nigeriano Tule alla determinata politica Margot, dalla potentissima Roxy con il suo dna criminale alla giovane Jocelyn, vittima di una lotta di potere troppo più grande di lei. Perché quando si parla di identità di genere e di ruoli destinati a quello o a quell’altro sesso, si finisce inevitabilmente per parlare di potere. Religioni vacillano, governi cadono, rivoluzioni s’infiammano: solo perché le donne scoprono la forza necessaria, quasi soprannaturale, capace di liberarle definitivamente.

La guerra che queste Ragazze elettriche innescano raggiunge picchi di violenza e nonsenso inauditi, in cui Alderman ci getta con calcolo spietato e raffinato. Ma tutto questo sangue e questo dolore sono, messianicamente, la trasfigurazione di un messaggio più alto. L’intero romanzo è la metafora fantascientifica di un problema invece attualissimo. Nella costruzione metaletteraria che la scrittrice mette in piedi, il testo è trattato, infatti, come un manoscritto inviato da un autore alla sua editor; i due ricostruiscono quello che per loro è un lontano passato, su cui s’interrogano: «non avrebbe alcun senso, dal punto di vista dell’evoluzione, che le civiltà abortissero i feti femmina su larga scala, o che si mettessero a incasinare i loro organi produttivi!».

Proprio qui sta il cuore pulsante e sanguinante del libro di Alderman: immaginando un futuro assurdo in cui non è nemmeno concepibile l’esistenza di un soldato uomo tanto «gli uomini sono naturalmente più pacifici e più portati all’accudimento rispetto alle donne», si squarcia un velo sui pregiudizi atavici che ancora incatenano la società di oggi. E quando queste ragazze sviluppano più facilmente la loro elettricità? Quando sono vittime di violenze, abusi, soprusi (casi purtroppo di stringente attualità). Come a dire che là fuori c’è un esercito di donne, già oggi, che prima o poi finirà di subire e passerà all’azione in modo devastante. Affinché il finale di stagione non sia così apocalittico come l’epilogo di questo romanzo, faremmo bene tutti a rivalutare i nostri schemi mentali, i nostri giochi di potere. La nostra sensibilità nel rispettare l’altro sesso, qualsiasi esso sia.

Credit immagine di copertina: 150UP

Paolo Armelli

Freelance contributor, scrive di libri e cultura pop.