Wonderland

I significati nascosti di Alice nel Paese delle Meraviglie

Una storia di crescita, giochi matematici, enigmi e animali parlanti, capace di affascinarci anche da adulti

Paolo Armelli

Chissà cos’avrebbe pensato, a posteriori, Charles Lutwidge Dodgson, amante com’era delle buffe coincidenze e delle stranezze del destino, del fatto di essere morto nel 1898 a soli tredici giorni dal suo sessantaseiesimo compleanno. Nato infatti il 27 gennaio 1832, Dodgson fu un illustre matematico, un fotografo avanguardistico, un rugbista amatoriale e anche un prete anglicano; ma forse lo si riconosce meglio nelle vesti di scrittore con il nome di Lewis Carroll. Il celeberrimo autore di Alice nel Paese delle Meraviglie, infatti, fu un talento multiforme e spesso sfuggente a qualsiasi definizione perentoria.

E così fu anche la sua opera principale: uscito del 1865, Alice nel Paese delle Meraviglie, divenne subito uno dei libri per l’infanzia più letti e venduti nell’Inghilterra del tempo (fra i lettori illustri c’erano anche la regina Vittoria e Oscar Wilde) e da allora non c’è stato anno in cui non sia stato ristampato. Pensare che l’opera, considerata un capolavoro del genere fantastico e del nonsense, nacque come un’invenzione giocosa: per allietare le figlie di Henry Liddell, decano del Christ Church College dove Carroll insegnava.

Durante una piccola gita in barca, Carroll si inventò la storia di una ragazzina, Alice (il nome, non a caso, della primogenita Liddell), che si perde in un mondo fantastico inseguendo un Bianconiglio giù per la sua tana.
Fra pozioni che ingrandiscono e rimpiccioliscono, strani animali parlanti, cappellai matti, carte da gioco animate, regine inviperite e processi sommari, Alice vive una dimensione onirica, costruita su giochi di parole, indovinelli, filastrocche senza senso e altre soluzioni linguistiche bizzarre. Affascinante constatare che, fra un’immaginazione e un’altra, l’autore abbia nascosto svariati livelli di significato e alcuni passaggi della storia sono ancora oggi oggetto di parecchie speculazioni.
C’è chi ha visto, nel romanzo in generale, una critica al sistema vittoriano, chi un’esaltazione delle droghe, chi uno specchio del declino dell’Impero britannico. Astrusità per astrusità, ecco alcuni dei temi che si può dire con maggior sicurezza traspaiano dalle pagine del meraviglioso mondo di Alice.

La matematica
Dodgson, ovvero Lewis Carroll, era principalmente un matematico e un logico, Docente al Christ Church College di Oxford, dedicò parecchi studi alle sue discipline. Sono molti gli studiosi che sostengono che la geografia, pur trasfigurata, del mondo di Alice abbia parecchi richiami proprio negli edifici dell’università. Ma non solo, l’andamento stesso del romanzo nasconderebbe alcuni riferimenti matematici: le elucubrazioni quasi filosofiche di Alice sulle proprie dimensioni («Mi consumerò tutta come una candela») si rispecchiano nelle teorie dei limiti, mentre i nonsense alla tavola del Cappellaio Matto e della Lepre Marzolina («Potrei lo stesso dire che “Vedo ciò che mangio” è lo stesso che “Mangio ciò che vedo”») riprende il paradigma secondo cui il valore di A non coincide con l’inverso di A. Per fare un ulteriore esempio, quando Alice si interroga sul fatto che, cambiando posto in un tavolo circolare, si ritorna al punto di partenza, si entra nel campo dei problemi combinatori.

Gli animali
Alice nel Paese delle Meraviglie è popolato di animali, soprattutto antropomorfi, che agiscono, pensano e fanno assurdità esattamente come gli esseri umani. È naturale, dunque, che uno dei primi pensieri dei critici che hanno interpretato l’opera sia stato quello di trovare, in questo variegato zoo letterario, dei riferimenti a persone realmente esistite: Alice, come detto, era la figlia del decano; Carroll, invece, potrebbe aver nascosto se stesso nel personaggio del Dodo, in quanto era solito balbettare e spesso pronunciava il suo vero cognome come Do-do-Dodgson. Bill la Lucertola (in inglese Bill the Lizard) sarebbe una storpiatura invece dell’allora premier britannico Benjamin Disraeli, che venne poi caricaturato anche nelle illustrazioni di Attraverso lo specchio, il seguito di Alice. L’abbigliamento e gli accessori del Cappellaio, invece, si riferirebbero a Theophilus Carter, un mobiliere che riforniva l’università di Oxford, noto per il suo aspetto eccentrico.

Il cibo
All’inizio del libro vediamo Alice bere da una bottiglia e poi mangiare un pezzo di torta. Poi dovrà mangiare il fungo del Brucaliffo. E ancora partecipare all’estenuante tea party del Cappellaio e della Lepre. Il cibo è un elemento ricorrente e quasi ossessivo nelle pagine di Carroll e sull’interpretazione di questo tema gli studiosi si sono divisi. C’è chi ha visto un tentativo dell’autore di sublimare i suoi disordini alimentari, mai diagnosticati, anche se era risaputo che l’uomo fosse magrissimo e completamente disinteressato al cibo. Altri invece hanno visto nella scelta pantagruelica una velata critica alle occasioni mondane delle classi agiate dell’epoca, intente a sperperare in ingenti banchetti; per altri, al contrario, si trattava di una celebrazione parodica dei picnic della famiglia Liddell, in cui le figliolette si divertivano fra una pietanza e l’altra. 

La sensualità
Soprattutto dopo l’avvento della critica psicanalitica, non mancarono le interpretazioni che vedevano in Alice nel Paese delle Meraviglie la trasposizione dei desideri più vari. Alcune immagini cruciali del romanzo, come la tana del coniglio o il Brucaliffo, sono viste come metafore degli organi sessuali, così come il continuo riferimento a chiavi e serrature. In realtà queste letture sono state proposte più che altro dai detrattori dello scrittore. Altri sostengono, invece, che la grandezza di un’opera fantasmagorica come Alice risieda nella capacità di abbracciare non solo i nostri sogni più colorati, ma anche le nostre paure più ataviche.

La crescita
Il tema però che forse è più convincentemente trasfigurato nelle pagine di Alice nel Paese delle Meraviglie è di sicuro quello della crescita. Nelle letture critiche più positive, infatti, Carroll avrebbe voluto trasmettere alle figlie Liddell, e in particolare alla più grandicella Alice, un modo fantasioso di affrontare i cambiamenti legati al passaggio alla vita adulta. Per questo tutti i cambi di dimensione, le trasfigurazioni e le trasformazioni. Non solo, Alice si mostra all’inizio come una ragazzina cocciuta e disobbediente, mostrando tutti i segni tipici della ribellione durante la pubertà, ma pian piano torna sui suoi passi riscoprendo il valore del dubbio e della tranquillità familiare.

Credit immagine di copertina: Getty Images

Paolo Armelli

Freelance contributor, scrive di libri e cultura pop.