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Cos’è la psicopoesia: l’arte come guarigione

Uno strumento di arte, versi e azioni metaforiche che vedremo nel nuovo programma di Real Time "Cambio pelle ma non te"

Martina Scalini

Cambio pelle ma non te, il nuovo programma targato Real Time e realizzato in collaborazione con la Scuola Holden, racconterà il complesso mondo delle relazioni e le storie di coppie alla ricerca di un modo per dare nuova linfa al proprio rapporto e risolvere i problemi. A guidarli in questo percorso troveremo la tarologa di fama internazionale Marianne Costa e l'esperienza della psicopoesia. Scopriamo di che tipo di disciplina si tratta.

Il punto di partenza è la psicomagia, una forma d’arte terapeutica, nata dalla poesia e sviluppata dal regista e scrittore Alejandro Jodorowsky. L’artista cileno, unendo la sua esperienza teatrale con la tradizione sciamanica mesoamericana e gli studi sugli archetipi di Karl Gustav Jung, ha capito che esiste un modo semplice per provare ad affrontare le nostre paure e sciogliere i nodi del nostro malessere: agire. 

Là dove le parole non riescono, mettersi in azione può essere un’utile soluzione.
La psicomagia nell’interpretazione della tarologa francese Marianne Costa, è diventata psicopoesia, definizione che mette ancor più l’accento sull’ingrediente segreto di questa arte: la poésie.

"Per risolvere un problema non basta identificarlo. Non serve a niente essere consapevoli se non si passa all’azione". A. Jodorowsky

La psicopoesia è come uno shock per il nostro io interiore. E gli atti psicopoetici sono proprio azioni fuori dal comune che si esprimono attraverso la metafora: come bagnarsi le labbra di miele per esprimersi con dolcezza o andare in giro per la propria città con 500 euro attaccati sulla fronte, per ritrovare la propria ambizione. Alcuni atti possono avere una portata emotiva scioccante, altri invece sono semplicemente la realizzazione di un sogno.
Per compiere gli atti bisogna spalancare le porte alla creatività, che è presente in ognuno di noi, e mettere al suo servizio la razionalità. Con questo atteggiamento di apertura ci diamo la possibilità di entrare in contatto profondo con i nostri mali, capirli e affrontarli.

Wikimedia commons / A. Jodorowsky

Gli atti psicopoetici non sono solo un'opportunità di cambiamento, ma anche un invito a riappropriarsi del linguaggio creativo e dargli un posto di rilievo nella nostra quotidianità.
Nel suo libro "Psicomagia", Jodorowsky mostra come spesso la creazione degli atti sia spontanea, nata quasi da un’improvvisazione di gusto teatrale. Per esempio racconta la storia di una persona che si è rivolta a lui perché non riusciva a risolvere i propri problemi economici:
"Un ragazzo si lamenta di vivere tra le nuvole di non riuscire a tenere i piedi per terra, né ad avanzare verso un'indipendenza economica. Prendo le sue parole alla lettera e gli propongo di trovare due monete d'oro e di incollarle alle suole delle scarpe, perché calpesti oro tutto il giorno. A partire da quel momento, scende dalle nuvole, mette i piedi per terra e comincia a camminare". 

In una coppia sposata, in cui la moglie lamenta la mancanza di vitalità del rapporto e noia quotidiana, l’artista terapeuta può consigliare a lui di contattare la moglie di nascosto e, fingendosi uno sconosciuto corteggiatore, darle appuntamento per incontrarsi. La moglie, consapevole che "l’amante" con cui si incontrerà è suo marito, si presenterà all’appuntamento. Lui sarà vestito in maniera diversa e lei farà lo stesso. Insieme, da amanti, la coppia passerà un appuntamento fingendo di non conoscersi, fino a concludere la serata in un albergo. In questo atto è chiara la matrice teatrale che permette alla coppia di mettere in scena un desiderio in maniera costruttiva: senza danneggiare l’altro ma ritrovandolo in altre vesti.
Questi sono solo alcuni esempi di atti psicopoetici, che hanno la forza di vere e proprie performance artistiche. Di un’arte intesa come guarigione e possibilità di cambiamento.

Prima di diventare azione però, la psicopoesia ha bisogno di alcuni strumenti preliminari: i tarocchi e l’albero genealogico. Jung sosteneva che nelle immagini dei tarocchi risiedono i simboli universali che rappresentano ogni aspetto della psiche umana. Jodorowsky, a sua volta, ha verificato la loro efficacia come specchi in cui le persone che chiedono di migliorarsi si possono riflettere. Infatti, secondo la tarologa Marianne Costa, attraverso le carte, le persone riescono ad aprirsi, sentendosi a loro agio nell’ammettere certe difficoltà, vedendole rappresentate in immagini sotto i loro occhi. Oltre alle carte anche la metagenealogia ha un posto d’onore nel percorso di autoconsapevolezza. L’albero genealogico è come un individuo a sé che influenza inconsapevolmente (ma anche consapevolmente) le nostre credenze e comportamenti. A volte le radici dell’albero vanno spezzate, altre volte invece va coltivato per irrobustirlo. 

"Un albero sano è quello che produce frutti eccellenti, anche se i suoi rami sono intrecciati e il loro aspetto è brutto. Per guarire dobbiamo lasciare alle spalle la vecchia pelle, lasciando la nostra vecchia identità, che ci ha dato il nostro albero, assegnandoci missioni malsane."
(A. Jodorowsky)

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