urania

5 visionarie scrittrici di fantascienza

Alcune delle scrittrici di fantascienza che più hanno lasciato un segno nel loro genere e nella società

Paolo Armelli

Leggere una raccolta antologica come Le visionarie (Nero edizioni) ha un che di politico. Perché, come dicono i curatori Ann e Jeff VanderMeer (lui è l’autore di Annientamento e del recente Borne; lei, sua moglie, è apprezzatissima editor), questo libro è «il contributo a una conversazione in costante divenire», quella cioè sul ruolo della donna nella società e nella letteratura. Qui sono infatti raccolti i racconti più rappresentativi delle scrittrici di fantascienza che, in un genere solitamente dominato dai maschi, si impongono per quantità ma anche per qualità inventiva, utopica e sovversiva.

"Le visionarie", a cura di Ann e Jeff Vandermeer, Nero edizioni

A rimarcare il valore di quest’antologia è il fatto che la casa editrice che l’ha pubblicata, realtà che sperimenta in vari campi della comunicazione, ha deciso di affidare le traduzioni esclusivamente a scrittrici e traduttrici (da Emmanuela Carbé a Claudia Durastanti, da Chiara Reali a Lorenza Pieri), a rimarcare un coerente orizzonte espressivo. Ecco allora alcune delle scrittrici di fantascienza che più hanno lasciato un segno nel loro genere e nella società in generale.

Ursula K. Le Guin
Scomparsa lo scorso gennaio, Le Guin è fra i nomi più noti della fantascienza e del fantasy al femminile. Con una sterminata produzione di racconti e romanzi, riuscì a rielaborare i canoni più classici di questi generi (come il conflitto fra galassie, la colonizzazione di nuovi mondi, gli universi paralleli, la magia) in chiave quasi antropologica. Il suo approccio introspettivo infuse i suoi lavori di un umanesimo universale (e in questo le fu d’aiuto la formazione classica che coltivò anche in Europa), che abbracciava qualsiasi tipo di creatura, anche le più bizzarre. I suoi libri, in particolare il ciclo di Earthsea (Nord), hanno venduto milioni di copie e le sono valsi premi prestigiosi come l’Hugo e il Nebula.

Ursula K. Le Guin / Getty Images

Tanith Lee
Con oltre 90 romanzi, Tanith Lee è il prototipo di un’inesauribile creatività. Prima donna a vincere il British Fantasy Award nel 1980 per Il signore della morte, era solita intrecciare il femminismo e la sessualità ai motivi più tipici del genere. Quindi ecco che parlare di vampiri diventa occasione di trattare il tema dell’abuso oppure la repulsione descritta nei confronti di alcuni personaggi si fa metafora di omofobia o razzismo. Lee fu molto apprezzata anche per lo stile poetico e denso d’immagini della sua narrativa, soprattutto quando andava esplorare i territori più oscuri e orrifici, ma anche languidi, della propria immaginazione.

James Tiptree Jr.
Nonostante avesse iniziato a pubblicare agli inizi degli anni Settanta, fu solo nel 1977 che si scoprì che dietro questo autore maschile si nascondeva in realtà Alice Bradley Sheldon. Pur di sfondare in un mondo diffidente verso le donne (pensiamo anche di recente a JK Rowling), Sheldon mantenne lo pseudonimo per scrivere i suoi romanzi in cui bilanciava sapientemente storie di tecnologia avanzata con una più sottile indagine sentimentale e psicologica. Sfidando ulteriori pregiudizi, molte delle sue narrazioni parlano di donne emarginate o sminuite dalla società, che non rinunciano però alle sfaccettature più ampie della propria personalità. Prova della sua maestria è il romanzo E sarà la luce (Mondadori), in cui uno spettacolare viaggio stellare diventa un giallo raffinatissimo.

Octavia E. Butler / Getty Images

Octavia E. Butler
Scrittrice afroamericana, Butler sovvertì parecchi luoghi comuni, soprattutto grazie alle storie fantascientifiche in cui metteva donne di colore in ruoli tipicamente occupati da maschi bianchi. L’impatto sociale dei suoi scritti fu fenomenale, mai tradendo però gli stilemi del genere: in Legami di sangue (ed. Le lettere), ad esempio, manda indietro nel tempo una scrittrice di pelle scura negli Stati Uniti schiavisti del XIX secolo. E il tema della razza in lei è perfettamente fuso a temi come la sperimentazione genetica, la selezione biologica e le proiezioni post-apocalittiche. Il carattere utopico di certi suoi scritti, come La parabola del seminatore, su una comunità nata per sfuggire a un oscuro dittatore, ha oggi più che mai valenze profetiche. 

"Laguna" di Nnedi Okorafor

Nnedi Okorafor
Nnedi Okorafor è una delle più apprezzate scrittrici di fantascienza e fantasy contemporanee. Di origini nigeriane (del gruppo etnico degli Igbo), nelle sue opere fonde spunti occidentali e influenze culturali della sua Africa. Spinta a scrivere a causa di gravi problemi motorii in gioventù, l’autrice traduce nella narrativa speculativa temi come la discriminazione, la disparità fra i generi, la violenza politica e la distruzione dell’ambiente, sfruttando la propria peculiarità culturale per forgiare nuovi linguaggi universali (da leggere ad esempio il suo recente Laguna, Zona 42 edizioni). Nel 2011 si fece notare per la sua petizione che chiedeva di sostituire la statuetta del prestigioso World Fantasy Award, che rappresenta il busto di H.P. Lovercraft, con quello di Octavia Butler.

Credit immagine di copertina: 150UP

Paolo Armelli

Freelance contributor, scrive di libri e cultura pop.