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Dislessia e mondo DSA: imparare sì ma con regole un po' diverse

Dislessia, disortografia, discalculia, disgrafia non sono “deficit” ma particolarità. Il Presidente dell’Associazione Italiana Dislessia ci spiega come guardare alla questione con il giusto occhio

Aura Tiralongo

Li si chiama “disturbi specifici dell’apprendimento” (DSA), ma parlarne significa chiarire subito un dato di fatto: non si tratta di malattie. Dislessia, disortografia e discalculia dipendono infatti da una specifica modalità di funzionamento delle reti neuronali coinvolte nei processi di lettura, scrittura e calcolo. Una specificità che riguarda quasi due milioni di persone solo in Italia, e che non è causata specificatamente né da un deficit di intelligenza né da problemi ambientali o psicologici, né da deficit sensoriali. Anzi: spesso le persone con DSA sviluppano abilità compensative oltre la media. Ne abbiamo parlato col Dr. Sergio Messina, neuropsichiatra infantile e Presidente dell’AID (Associazione Italiana Dislessia).

Che cos’è la dislessia?
La dislessia, insieme alla disortografia e alla discalculia, è catalogata come “disturbo specifico dell’apprendimento”, o DSA. A dispetto di quanto si dice di solito, però, la dislessia non impedisce di leggere o di scrivere: piuttosto non si riesce a farlo in modo automatizzato, quindi ci si sforza il doppio degli altri. Si tratta di una caratteristica dei meccanismi di decodifica che non ha una base organica, ma è una modalità diversa attraverso cui uno stimolo passa dal canale visivo al canale verbale. 

Quali sono le cause?
La dislessia ha senz’altro una componente ereditaria. La possibilità che un ragazzino con un genitore dislessico abbia un disturbo specifico dell’apprendimento è molto più elevata.

Quando si riconosce?
La diagnosi viene posta non prima della fine della seconda o della terza elementare, cioè nell’età in cui la maggior parte dei ragazzi tende ad automatizzare i processi di lettura e di scrittura. È molto importante intervenire il prima possibile con attività didattiche mirate e ben codificate.

Lo sforzo dipende dal fatto che i dislessici scannerizzano una parola più volte: l’immagine appare distorta e si procede per tentativi

Come si distingue un disturbo dell’apprendimento da altri tipi di cause?
Il Ministero dell’Istruzione calcola che il 20% della popolazione scolastica ha difficoltà di apprendimento, ma di questi solo il 3 o 4% ha un “disturbo dell’apprendimento”. La differenza è data dal tipo di comportamento che il ragazzo mette in atto, e il modo di scoprirlo è sempre un iter diagnostico e scientifico. Esiste un grande spartiacque dalla difficoltà generica alla dislessia, ed è l’efficacia dell’allenamento. Il bimbo pigro, ad esempio, è più lento dei coetanei, ma con l’allenamento migliora: più legge e più acquisisce un automatismo. Questo nel dislessico non può avvenire. Il ragazzo magari inizia a leggere abbastanza bene, ma poi si blocca: si impone dei “ricominciamenti” di lettura e fa una fatica enorme. In questo processo così arduo, gli errori aumentano esponenzialmente. La scuola deve quindi cambiare approccio a seconda dei casi: il ragazzo con DSA più legge e più tende a cadere: quindi stressarlo non serve. Questa caratteristica fa la differenza sia dal punto di vista clinico che didattico.

Esistono degli errori da evitare?
Spesso sono errori fatti in perfetta buona fede, che eppure andrebbero evitati. Ad esempio costringere i ragazzi a fare i compiti fino a tardi. Addirittura a volte sento di genitori che fanno mangiare i bambini con i libri aperti. Questa modalità non è efficace e ha come unico risultato quello di affaticare enormemente il ragazzo. È preferibile che il genitore legga a voce alta i contenuti del libro per “introdurre” il momento della lettura al ragazzo: come quando si insegna una strada nuova, il messaggio è “prima facciamola insieme”, diamo degli indizi. Ascoltare ciò che si legge per i ragazzi con DSA è fondamentale, perché l’ascolto è una delle abilità compensative che il dislessico sviluppa per supplire al mancato automatismo di lettura. Via libera, quindi, all’uso degli audiolibri.

E quali sono i percorsi consigliati?
Innanzi tutto è necessario che a scuola ci siano protocolli chiari, e su questo punto si sta molto migliorando; nella mia esperienza da parte degli insegnanti c’è grande impegno nella gestione del problema. I referenti per la diagnosi sono i reparti di neuropsichiatria infantile, ma la scuola fa da filtro, avendo quindi un ruolo fondamentale. Le linee guida più aggiornate suggeriscono l’importanza di individuare precocemente i soggetti a rischio per stabilire la natura del problema e intervenire con percorsi e strumenti mirati.

Ascoltare ciò che si legge per i ragazzi con DSA è fondamentale, perché l’ascolto è una delle abilità compensative

Esistono delle abilità particolarmente sviluppate nella media delle persone dislessiche?
Non si tratta di “abilità geniali” di per sé, ma del più naturale fatto che dover trovare soluzioni alternative per portare a termine il processo di lettura abitua il cervello del bambino con DSA a potenziare l’intuito e la creatività. Spesso questi ragazzi allenano nel tempo aspetti molto positivi, che se vengono ben canalizzati possono essere incredibilmente “produttivi”; penso ad abilità di problem solving, o a collegamenti intuitivi per arrivare a una soluzione efficace. Che non si faccia quindi l’errore di orientare questi ragazzi a percorsi scolastici “più semplici”. Moltissimi ragazzi dislessici arrivano alla laurea in maniera brillante, sviluppando potenzialità eccellenti.

Aura Tiralongo

Si occupa di giornalismo scientifico, insegna Semiotica presso la Iulm di Milano.