consapevolezza

Endometriosi: non parlate mai più di “problemi femminili”

Tabù e stereotipi sul ciclo mestruale hanno contribuito a sottovalutare questa patologia, di cui si parla ancora troppo poco e che colpisce (almeno) una donna su dieci

Aura Tiralongo

«Quelle foto dimostrano che le donne hanno una tempra d’acciaio. Perché lavoriamo anche quando stiamo lottando, e sentiamo che restarcene a letto sarebbe più appropriato». Sono parole di quasi un anno fa, quando l’attrice Lena Dunham commentò le immagini che la ritraevano al Met Gala del Metropolitan Museum di New York, piegata dai dolori causati dall’endometriosi. Un tema di cui il mondo intero discuterà per tutto marzo, mese dedicato alla diffusione di conoscenza e informazione su questa - diffusissima - patologia. L’endometriosi colpisce una donna su dieci in età fertile, anche se i dati al riguardo potrebbero essere ottimistici. Si tratta infatti una “patologia iceberg”: vale a dire che l’entità del problema è più grande di quanto sappiamo. Molte delle donne colpite non hanno ancora identificato il nemico. E di questa malattia si parla ancora troppo poco, per pregiudizio o per sottovalutazione.

Conoscere l’endometriosi: che cos’è
L’endometriosi colpisce le donne in età riproduttiva e interessa la mucosa che riveste l’utero (endometrio). In condizioni normali l’endometrio si ispessisce, si sfalda e viene espulso con il ciclo mestruale. Può però accadere che questo tessuto “migri” in altre parti dell’addome (come ovaie, tube, peritoneo, vescica, intestino), o anche – raramente – in organi più distanti, senza che il corpo riesca a liberarsene. Possono così crearsi noduli, lesioni, anomalie, cisti: tutti tessuti irregolari, sensibili agli ormoni femminili, che subiscono lo stesso ciclo di sviluppo e sanguinamento dell’endometrio uterino. Essendo “nel posto sbagliato”, queste formazioni scatenano un’infiammazione cronica. La risposta infiammatoria del corpo si chiama appunto endometriosi ed è la causa dei suoi sintomi.

I sintomi: stop al mito dei “normali dolori mestruali”
Chi soffre di endometriosi ha un appuntamento mensile con il compagno peggiore possibile: il dolore cronico. Si parla di dismenorrea, ovvero di dolori e di crampi fortissimi, che si acuiscono durante il ciclo mestruale. Sintomi invalidanti, che ostacolano la donna nelle sue regolari attività e abbassano la qualità della sua vita. A questo talvolta si aggiungono sbalzi di umore e stanchezza cronica, che non possono e non devono essere considerati “normali sintomi delle mestruazioni”. Questo il primo pregiudizio da sfatare: la sofferenza non è normale. E - urliamolo a gran voce - le femmine non sono condannate a sacrificio e sopportazione. Se il ciclo mestruale diventa un calvario, la donna deve essere ascoltata e presa sul serio, perché la causa è sempre medica. E l’endometriosi è una delle prime patologie da escludere.

Nel 30-35% dei casi l’endometriosi è causa di infertilità, specie se diagnosticata in ritardo. Anche per questo il tempismo nella diagnosi è fondamentale

Altri tipici sintomi sono: dolori durante e dopo i rapporti sessuali (dispareunia), cicli irregolari o emorragici, perdite di sangue fra un ciclo e l’altro, problemi alle vie urinarie, mal di stomaco, problemi intestinali cronici. La difficoltà di diagnosi dipende dal fatto che ognuno di questi sintomi è “aspecifico”: può cioè avere diverse cause. Proprio a questo serve la cultura dell’informazione: saper “unire i puntini” permette di riconoscere la patologia anche quando fa di tutto per confondere le carte in tavola. Quindi stop alla diagnosi della nonna (o del nonno): “Saranno semplici problemi femminili”. I tabù e gli stereotipi legati al ciclo mestruale hanno contributo alla sottovalutazione della patologia.
Nel 30-35% dei casi l’endometriosi è causa di infertilità, specie se diagnosticata in ritardo. Anche per questo il tempismo nella diagnosi è fondamentale.

Esami: una semplice analisi del sangue come primo step
Oltre agli esami strumentali di rito, come l’ecografia, è importante inserire nelle analisi del sangue la ricerca della proteina CA-125, risultata presente in grandi quantità nelle donne ammalate di endometriosi. Questa proteina può essere coinvolta anche in altre patologie, tuttavia può dare un campanello d’allarme, e stimolare ulteriori accertamenti da parte del ginecologo.

Endometriosi e agevolazioni: un piccolo promemoria
Con i nuovi Livelli essenziali di assistenza (LEA) entrati in vigore nel 2017, il Sistema sanitario nazionale ha riconosciuto l’endometriosi come malattia cronica. Le donne che soffrono della patologia nei suoi stadi più gravi hanno quindi diritto ad usufruire gratuitamente di alcune prestazioni specialistiche di controllo. È necessario chiedere al ginecologo un foglio che attesti il livello della malattia e poi richiedere il codice di esenzione nella ASL del comune di residenza.

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Credit immagini di copertian e illustrazioni: 150UP

Aura Tiralongo

Si occupa di giornalismo scientifico, insegna Semiotica presso la Iulm di Milano.