SQUARE ENIX

L'evoluzione di un'icona: Lara Croft

Cosa ha spinto Lara Croft a diventare Tomb Raider? Che poi parafrasato diventa: cosa spinge una persona a diventare la migliore versione possibile di se stessa?

Giada Biaggi

In collaborazione con Square Enix

Come spesso accade, il motore di un’evoluzione è l’incontro (a volte lo scontro) con i nostri limiti, il momento in cui le contingenze della vita si manifestano e ci spingono a diventare quello che siamo realmente. 
È quello che avverrà alla giovane e (sempre meno) inesperta Lara Croft in The Shadow of the Tomb Raider, il capitolo finale della trilogia della terza serie del videogioco sviluppato da Eidos-Montréal, in collaborazione con Crystal Dynamics, in uscita il 14 settembre. Si tratterà dell'ultimo episodio di quello che potremmo definire un "behind the scenes emotivo" di ciò che è accaduto nell’anima di una delle eroine più iconiche dei nostri tempi. Nel primo capitolo del reboot, uscito nel 2013, Lara era una ventunenne fresca di laurea, che come tante decide di fare un'esperienza all’estero. Nel suo caso un tantino più estrema, ecco.

Destinazione? L'Asia, alla ricerca del regno perduto nell'isola remota di Yamatai nel Triangolo del Drago. All'inizio della prima spedizione la nave Endurance viene distrutta da una tempesta violentissima. Nave che, quando Lara era ancora adolescente, era capitanata niente meno che dal padre defunto. Il suo naufragio è il punto di rottura che serve alla protagonista per innescare il cambiamento nella sua vita e diventare la donna forte e coraggiosa che tanto abbiamo amato. 

La ritroviamo così cinque anni dopo nell’ultimo capitolo del suo romanzo di formazione, un po’ travagliato e sempre in bilico tra il puzzle-game e l’azione più spettacolare. Questa volta Lara avrà a che fare con l’Apocalisse, ma quella vera e targata Maya. Da quel 21 dicembre 2012, partirà un viaggio che la porterà a scoprire che nella storia e nella vita (ma anche nel videogioco stesso) la fine assoluta non esiste mai e che invece si succedono cicli di sviluppo. Il tutto, ovviamente, non senza averci fatto passare di livello.

È una Lara più femminile quella che troviamo in Shadow of the Tomb Raider; e dobbiamo certamente ringraziare la sceneggiatrice Rhianna Pratchett per aver reso la sua interiorità più caleidoscopica e sfaccettata—una Lara più “persona” e meno “personaggio”: un’eroina oltre i cliché e gli stereotipi e per questo di una contemporaneità strabordante.

La stessa evoluzione che poi ha attraversato Lara Croft negli adattamenti sul grande schermo. Dalla prima trasposizione cinematografica con protagonista una giovanissima Jolie, dove (ammettiamolo) Lara incarnava un certo tipo di ideale erotico maschile, passiamo alla versione 2.0 ben più emancipata dove Lara è interpretata da Alicia Vikander. E sia ben chiaro, “emancipata” non vuol dire più algida a livello emotivo. Tutt’altro. Nel film, uscito quest’anno, Lara è una giovanissima donna consapevole del proprio passato; una consapevolezza che la porta a mettersi in discussione continuamente, e che inserisce le sue avventure nella prospettiva di un accrescimento personale, di ricongiungimento con la sua storia, il tutto dominato sempre dal fortissimo ricordo del padre. Non a caso gli sceneggiatori del film si sono proprio ispirati alla terza serie del videogioco. 

La storia di Lara Croft, così come quella di tanti personaggi femminili, oggi può essere riletta quindi alla luce della nuova ondata femminista. Va ricordato che Lara Croft ha sempre accompagnato le sue (iniziali) forme generose a una grande passione per la cultura e alla curiosità più estrema: Lara è mossa dal desiderio di scoperta tanto del mondo quanto dal desiderio di scoprire  se stessa. In questo senso, è una versione femminile di Indiana Jones: attivissima e iper-positiva, Lara è un’archeologa battagliera e avventurosa—tipologia di personaggio che fino a Tomb Raider era stato ad appannaggio quasi esclusivamente maschile. A pensarci bene, Lara è sempre stata così avanti da aver incluso sin dall’inizio caratteristiche e aspirazioni tanto maschili quanto femminili, e non a caso, il pubblico di Lara è spartito equamente tra giocatori e giocatrici.

L’evoluzione di Lara rispecchia l’evoluzione non tanto della donna, ma di come questa sia stata percepita dalla società nel corso degli ultimi vent’anni. Sentimento che si riversa anche nella trasformazione del look e della sua estetica: da icona-sexy mega prorompente, le forme di Lara si sono fatte sempre più androgine, proprio a simboleggiare la contemporanea sensibilità #genderless e porre l’accento sulla persona che siamo nel profondo più che sulle apparenze. Lara è stata un’icona spintasi sempre oltre il suo essere icona, che ha saputo raccontare in una maniera ludica (ma non per questo meno importante, anzi) l’evoluzione dell’universo femminile e di come viene visto dalla società.
E quindi: We should all be…Lara Croft  forse? Sì, nella misura in cui dovremmo imparare, andando avanti con gli anni, che la vera avventura da affrontare, quella più difficile e faticosa di tutte, è guardarci dentro e scoprire cosa c’è

 

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