cambio pelle ma non te

Da dove vengono i tarocchi?

La misteriosa storia delle 78 carte, uno degli strumenti usati nel nuovo programma "Cambio pelle ma non te"

Martina Scalini

Cambio pelle ma non te, il nuovo programma targato Real Time e realizzato in collaborazione con la Scuola Holden, racconterà il complesso mondo delle relazioni e le storie di coppie alla ricerca di un modo per dare nuova linfa al proprio rapporto e risolvere i problemi. A guidarli in questo percorso troviamo la tarologa di fama internazionale Marianne Costa. 

Inoltrarsi nella storia dei tarocchi è come perdersi: la loro origine attraversa il tempo e a volte si confonde con il mito. Ognuno ha la sua teoria riguardo le 78 carte che compongono i tarocchi (56 arcani minori e 22 arcani maggiori), più o meno fondata su basi storiche o leggendarie. C'è chi dice che siano stati creati dagli egizi, chi dai caldei, dagli arabi, dagli induisti, dai cinesi, dai greci, dai maya. Addirittura alcuni ritengono siano stati portati dagli extraterrestri, mentre per altri sarebbe stato nientemeno che Adamo a disegnarli sotto dettatura di un angelo. Le loro origini però rimangono un mistero. Non sappiamo in definitiva chi abbia inventato i tarocchi, né dove né quando lo abbia fatto

Quello che però è sicuro è che intorno al 1400 gli "antenati" dei tarocchi venivano utilizzati in Europa come carte da gioco. Si trattava soprattutto dei 56 semi degli arcani minori: spade, bastoni, coppe e denari, gli stessi che usiamo per giocare anche oggi.
A metà dello stesso secolo gli artisti italiani cominciarono a dipingere i 22 arcani maggiori (chiamati anche Trionfi) per le famiglie benestanti. La nobiltà del tempo iniziò quindi a commissionare la creazione del proprio mazzo di carte, ottenendo carte personalizzate e uniche: con i volti di familiari e amici.
Per un certo periodo le carte, così dipinte e realizzate a mano, rimasero un lusso
ed è solo con la rivoluzione della stampa che la loro riproduzione diventa economica e in serie. Così che il gioco delle carte inizia a essere un'attività non più per pochi, ma un passatempo per molti.

"Chiari e profondi insieme, lineari e pluridimensionali, lucidi e complessi, non si lasciano ridurre a nessuno degli infiniti possibili di cui ci aprono le porte" Marianne Costa

 Nel corso dei secoli sono state create molteplici versioni del mazzo, arricchite di simboli di diverse tradizioni culturali, tra cui è possibile ritrovare tutte e tre le religioni monoteiste
L'influenza cristiana è evidente in alcuni arcani maggiori come La Papessa, Il Papa, Il Diavolo e Il Giudizio. In altri sono invece presenti tracce della religione ebraica, come nel nome divino nascosto nel cranio della figura dell'Arcano senza nome o l'Albero della vita cabalistico nei bottoni della veste dell'Appeso. Simboli musulmani sono invece disseminati negli Arcani minori, come il cerchio a nove punti nell'Asso di coppe. Alejandro Jodorowsky nel volume La via dei tarocchi sostiene che se si cercasse di immaginare la loro origine si dovrebbe tornare indietro all’anno 1000 a un'immagine dove nel sud della Francia e in Spagna si potevano vedere, una accanto all'altra, una chiesa, una sinagoga e una moschea, simboli di una convivenza multiculturale.

Gli arcani maggiori dal mazzo Tarot de Marseille, Nicolas Conver, 1760 / Wikimedia Commons

Sempre secondo Jodorowsky, è possibile che un gruppo di saggi di tutte e tre le religioni abbia deciso di trasferire tutta la loro conoscenza in un solo mazzo di carte, dopo aver intuito l’incipiente decadenza causata dalla sete di potere fine a se stessa, all’interno di molte congreghe religiose.
Questa teoria è di certo una bella suggestione, ma è chiaro che la verità, come spesso accade, si perde nei labirinti della storia; non a caso la parola "arcano" deriva dal latino arcanum che significa segreto. Quello che rimane, come deposito culturale, è sicuramente una stratificazione di saperi popolari e spirituali che passando di mano in mano, di epoca in epoca, si è arricchita a ogni passaggio. Lo dice meglio Jodorowsky:  "I Tarocchi sono una cattedrale tascabile per nomadi".

Gli arcani minori i dal mazzo Tarot de Marseille, Nicolas Conver, 1760 / Wikimedia Commons

Oggi i tarocchi sono noti a tutti, soprattutto per via della divinazione, ma questo non è certamente l’unico modo di usare queste carte, ce n'è uno che al futuro preferisce il presente: la tarologia. Approccio portato avanti da Alejandro Jodorowsky e Marianne Costa, che vede nelle carte una rappresentazione del mondo per allegorie. In questa interpretazione gli arcani sono archetipi, modelli e schemi che l'umanità ha già dentro di sé, semplicemente raccontati in simboli, gesti, colori e linee differenti. Per leggere le carte ci vuole un approfondito studio dei loro significati, perché ogni carta ha un senso da sola, ma ha anche un legame con tutte le altre. È come in un'orchestra, il suono di uno strumento risuona con quello di tutti gli altri strumenti.

Anche secondo Carl Gustav Jung, padre insieme a Freud della psicologia moderna, i tarocchi ci forniscono la possibilità di comprendere il significato di una condizione presente: "Le carte dei tarocchi sono immagini psicologiche, simboli con cui si gioca, come il subconscio sembra giocare con i propri contenuti. Si combinano in certi modi, e le diverse combinazioni corrispondono allo sviluppo giocoso degli eventi nella storia dell'umanità".

Non perdetevi le  puntate di "Cambio pelle ma non te,  sabato alle 13:20 su Real Time canale 31

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