FREGOLE

La fregola del velluto a coste

In inglese si chiama "corduroy", come una canzone dei Pearl Jam, e in fregolese "Si salvi chi può"

Daniela Zuccotti

La fregola, come la chiamava mia nonna, nasce per caso: chiacchierando con un’amica, sbirciando una vetrina, passeggiando su Instagram. Pensi di poterla tenere a bada, ma la fregola intanto scava, giù in fondo, fino allo strato deficiente del cervello. In pochi minuti si è conficcata nei neuroni come una spina e a quel punto sei spacciata: che sia la fregola di un vestito, un paio di scarpe, un hamburger o una crema anticellulite, la sola via d’uscita è soddisfarla oggi. In fondo, domani è un altro giorno.

Se ci chiedessero di aprire un libro, anzi, un tomo gigantesco di Storia della Moda, oggi ci fionderemmo a pagina V: la V di velluto a coste, che in inglese si chiama corduroy, come una canzone dei Perl Jam, e in fregolese Si salvi chi può.
Il velluto a coste di storia e di storie ne ha davvero tante raccontare, perché tra una Via della Seta e qualche capatina nelle corti del Diciottesimo secolo è diventato, a fine Ottocento, il tessuto casual per le battute di caccia e le passeggiate nelle campagne inglesi, teino delle cinque compreso.

Negli anni ’70 se la intendeva con i jeans a zampa, le giacche monopetto, i concertoni e le rivoluzioni in piazza, mentre negli anni ’90 era il cavallo di battaglia delle nostre mamme, che ci riempivano gli armadi con la fregola (la loro) dei completini tono su tono: verde bottiglia per il pranzo dai nonni, blu notte per la cena con gli zii, rosa confetto per il compleanno dell’amichetta. 

In realtà, nessuna di noi è realmente riuscita a disfarsi delle coste, anche quando sembrava che ne avessimo abbastanza. Chi ha urlato «Basta» per prima, durante l’adolescenza, è stata l’ultima a riporre quel pantalone di velluto in soffitta. Lontano dai banchi, ma onnipresente nel posto dei ricordi.

Poi è arrivato il 2017 e toh, il corduroy, all’improvviso, è balzato in cima alle fregole.

Ad alcune è bastato scavare sotto anni di cambio stagioni e riportare alla luce qualche pezzetto di buon vintage. Altre si sono affacciate in passerella alla ricerca di qualcosa di nuovo: Prada, che inserisce dettagli di pelle su giacche in velluto dai toni è-autunno-fatevene-una-ragione; Scervino, che lo immagina bianco candido con pellicciotto, della serie total white is the new total black; Trussardi, che ricama su completi maschili degli stemmi da primi della classe, anzi da college; Nina Ricci, che lo fa indossare sì col freddo, ma tingendolo di un azzurro che ricorda il cielo di marzo.

Ricapitolando, su quel tomo gigantesco appunteremo che quest’anno il velluto a coste è tornato in tutti i colori e per tutti i capi, con la prepotenza di un tailleur pantalone rosso ciliegia, il minimalismo di una mini skirt di Vicolo o la complicità di uno stivaletto color senape by Zara. Basta che spicchi.

Il giaccone da nerd di Acne Studio

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Lo stivaletto complice di Zara

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La gonna proibita di Prada

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Le coste romantiche di Vicolo

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Credit immagine di copertina: 150UP

Daniela Zuccotti

Content creator, stylist, mamma.