Moda

Tutto in famiglia: il problema del nepotismo dilagante nella moda

Baldwin, Depp, Richie, Beckham: i figli delle star hanno invaso il mondo della moda, a scapito della creatività

Claudia Ricifari

È ufficiale: il nepotismo ha definitivamente conquistato la moda. Il proliferare di “figli di” sta invadendo sempre di più il settore e nessuno pare esserne sorpreso, specie in Italia.
Il fenomeno, neanche a dirlo, è tutto italiano fin dalle origini, e deriva dalla pratica di Pontefici di favorire i proprî familiari (specialmente i nipoti, non potendo avere figli) con il conferimento di cariche e lucrosi uffici, dando vita a intere dinastie e perpetuando una classe di eletti. Una pratica d’esportazione, che non è mai sparita del tutto, ma mentre nella politica e nell’economia desta sdegno e sgomento, nel fashion system viene, al contrario, elogiata e pubblicizzata.

Sarà che ce l’abbiamo nel sangue o forse perché troppo avvezzi e rassegnati alla pratica della raccomandazione, sta di fatto che mentre nel nostro Paese nessuno ha sollevato la questione, in Regno Unito e Stati Uniti non c’è giornale o magazine online che non abbia affrontato il problema.
Basta dare un’occhiata ai nomi delle modelle che hanno calcato le passerelle negli ultimi due anni di sfilate per vedere come i cognomi celebri si siano moltiplicati: da Kaia Gerber, figlia di Cindy Crawford, a Lily-Rose Depp, erede di Johnny e Vanessa Paradis. E poi le sorelle Hadid, Lennon e Anais Gallagher, Sofia Richie, Iris Law, le sorelle Baldwin, le sorelle Jagger… e la lista potrebbe andare ancora avanti.

Lily Rose-Depp e Karl Lagerfeld/Getty Images

Non si tratta solo di ragazze e ragazzi che hanno prestato occasionalmente il volto per una collezione, ma di nuovi professionisti del sistema. Stando a quanto si legge sul New York Times, solo la IMG, una delle più grandi agenzie di moda, avrebbe sotto contratto circa 25 “figli di”, inclusi Dylan Brosnan, Ethan Peck e Alessandra Garcia, rispettivamente figlio, nipote e figliastra di Pierce Brosnan, Gregory Peck e Andy Garcia.

Gap ha addirittura dato vita a un’intera campagna pubblicitaria ad hoc, inititolata «Generation Gap», proprio per enfatizzare il nuovo corso, in un continuum generazionale che coinvolge, tra gli altri, Rumer Willis (figlia di Bruce Willis e Demi Moore), Lizzy Jagger (figlia di Mick), Chelsea Tyler (figlia di Steven) e Evan Ross (figlio di Diana), intenti a indossare le versioni aggiornate dei capi iconici del marchio che negli anni ’90 i genitori avevano portato a loro volta.

Avere un cognome blasonato spalanca diverse porte, ma questa non è una colpa di per sé: quando nel 1995 Stella McCartney ha portato in passerella la sua collezione per l'esame di laurea al Central Saint Martins College of Art and Design, nessuno ha gridato allo scandalo, specie perché la figlia di Paul ha fin da subito mostrato il suo talento come designer. Ma una cosa è certa: nessun emergente si sarebbe potuto permettere a quei tempi di avere tra le proprie modelle Kate Moss. Stella invece sì.
Sono in molti a fare un confronto tra il suo percorso e quello di Alexander McQueen, che si è fatto da solo, sgomitando e sudando per ottenere quel posto che gli spettava tra i grandi del fashion system, senza scorciatoie né trattamenti di favore. Un’ascesa meritocratica, di quelle che oggi si vedono poco, considerata la fatica che bisogna fare per ritagliarsi un piccolo spazio. I fondi destinati agli incubatori di talenti sono sempre meno, e le occasioni di visibilità diminuiscono di conseguenza. Sì, è vero, a leggere i calendari delle fashion week i nomi nuovi sono tanti, ma le giornate e gli orari a loro riservati sono quelli meno appetibili, quando giornalisti, buyer e blogger sono già volati altrove.

Stella McCartney alla fine della sua sfilata/Getty Images

Un discorso più specifico, anche se superficiale, va fatto per le modelle, i cui cachet ormai vanno di pari passo con il numero di follower su Instagram.
In una sorta di cerchio senza fine, le più richieste sono pure le più seguite, che per forza di cose diventano ancora più idolatrate e famose. Alle griffe, viceversa, conviene portare in passerella chi può garantire loro maggiore visibilità: la figlia di Cindy Crawford che debutta alla New York Fashion Week fa notizia già di per sé, così come quella di Johnny Depp che chiude la sfilata di Chanel e diventa testimonial del suo profumo.
Per il solo fatto di avere dei genitori famosi, queste ragazze si ritrovano a occupare posizioni per cui chiunque altro sulla faccia della terra avrebbe dovuto aspettare anni e macinare chilometri sulle passerelle minori.

Lungi da noi sostenere che tale nuova schiera di star sia priva di talento e immeritatamente sotto i riflettori: la maggior parte di loro ha infatti mostrato carattere e idee, oltre che DNA.
Il punto su cui si discute però sono le opportunità, che vengono tolte ad altri, altrettanto meritevoli, e che noi, in quanto pubblico, ci perdiamo in termini di diversità e originalità.
È sempre più difficile sentire di una modella che viene scoperta mentre si annoiava insieme al padre nell’attesa di un volo in aeroporto, o mentre lavorava al supermercato, come successo rispettivamente alla già citata Kate Moss e a Bianca Balti.

Kaia Gerber sfila per Valentino/Getty Images

Come sostiene Vanessa Friedman sul New York Times, l’X factor della nuova generazione di eletti è il loro legame parentale, ma c’è anche un fattore Y, e cioè che sono perfettamente a loro agio in questa situazione e non solo ne approfittano, ma la accentuano e spiattellano con orgoglio a ogni occasione.
Quello che il nepotismo sta creando, però, è una moda sempre meno incentrata sulla creatività e sempre più sull’apparenza: non conta più ciò che viene indossato, ma chi lo indossa. Perché è in base a questo che milioni di ragazzini decideranno se comprare o meno.

È anche questa una conseguenza dei social e della rivoluzione di internet. Se, da una parte, hanno dato la possibilità potenzialmente a chiunque di diventare famoso e mettersi in mostra, dall’altro hanno fatto sì che fossero solo i numeri di follower a contare. E se dalla tua hai già un cognome famoso, il gioco è fatto. Un esempio? Il figlio di Cindy Crawford, Presley, sconosciuto ai più, ma che conta già più di un milione e mezzo di seguaci su Instagram, e che quindi si è guadagnato una passerella alla sfilata di Burberry.

A fronte di una Angelina Jolie che rinuncia al cognome del padre per crearsi una propria carriera nel cinema, ci sono frotte di "figli di" che puntano proprio sul loro sangue per farsi strada

Attenzione, a stupire non è il fenomeno in sé, che è sempre esistito, nella moda come nello spettacolo, ma la sfrontatezza con cui viene esaltato. A fronte di una Angelina Jolie che rinuncia al cognome del padre – John Voight – per crearsi una propria carriera nel cinema, ci sono frotte di Beckham, Depp, Jagger, Baldwin, Richie e Gallagher che puntano proprio sul loro sangue per farsi strada, pur avendo tutte le carte in regola per crearsene una loro.
È vero anche che la moda nasce per essere elitaria e aspirazionale, specie quando si parla di grandi griffe, ma sarebbe bello leggere che la prossima campagna pubblicitaria di Marc Jacobs, Chanel o Burberry vede protagonista una ragazza che fino al giorno prima faceva la barista, invece di una nata e cresciuta sotto i riflettori e formata per essere semplicemente ciò che è: un’eletta.

Credit di copertina: Getty Images

Claudia Ricifari

Giornalista, media content creator e divano addicted.