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Oltre il babà c’è molto di più: i dolci napoletani più deliziosi, da non lasciarsi scappare

Come sua ultima tappa, Cake Star non poteva scegliere che Napoli, patria indiscussa di una tradizione pasticcera da leccarsi i baffi: ecco un piccolo vademecum dei dolci napoletani più buoni di sempre!

Marianna Tognini

È una frase fatta, ma tutte le cose belle prima o poi devono finire, e Cake Star: pasticcere in sfida purtroppo non fa eccezione: per la sua tappa finale, il dolcissimo viaggio di Katia Follesa e Damiano Carrara approda a Napoli, e promette di regalare un vero e proprio finale col botto ai tanti affezionati fan.

La sfida che animerà il capoluogo campano sarà all’ultimo cucchiaio, e ai nostri giudici spetterà il non facile compito di scegliere la pasticceria che si aggiudicherà lo scettro. In un regno dominato da babà, sfogliatelle, pastiere e delle zeppole: un’attesa del genere non può che venire ingannata andando alla scoperta dei dolci tipici napoletani, che non deluderanno nemmeno i palati più esigenti!

Sua Maestà, il Babà
Dici Napoli, e non puoi non pensare al babà, uno dei dolci più tipici della pasticceria partenopea, amatissimo per il suo profumo di rum e per la tenerezza dell’impasto.
Pochi però sanno che le sue origini sono tutt’altro che napoletane, e provengono da un dolce a lievitazione naturale originario della Polonia (babka ponczowa), arrivato a Napoli passando per la Francia. La leggenda narra che il dessert sia stato inventato per caso dal sovrano polacco Stanislao I Leszczyński agli inizi del XVIII secolo: si racconta che il re – che era privo di denti – non gradisse particolarmente il gugelhupf, un dolce tipico assai morbido, che però egli trovava troppo asciutto. Stanco che gli venisse propinato ogni volta, un giorno lo prese e lo scagliò contro una credenza, fracassando una bottiglia di rhum: così facendo, il liquore finì per inzuppare il dolce, inebriando la stanza con un profumo talmente intenso da invogliare Stanislao ad assaggiarlo, finendo per innamorarsene. L’invenzione venne chiamata “Alì Babà”, in onore di uno dei personaggi de Le mille e una notte, che il sovrano adorava leggere. Quando fu detronizzato, il nobile scappò in esilio in Francia grazie alla sua parentela con Luigi XV, e la ricetta da lui tanto amata lo seguì; qui, grazie alla maestria dei pasticceri parigini, la preparazione fu perfezionata e il nome abbreviato in baba. Il baba arrivò a Napoli per merito dei monsù, i cuochi francesi al servizio delle nobili famiglie partenopee: i pasticceri napoletani trasformarono poi il nome in babbà, e diedero vita a un “culto” che continua ancora oggi.

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La Sfogliatella, una perfetta delizia da passeggio
Un involucro di pasta sfoglia croccante ripiena di ricotta, semolino, canditi e aromi: le sfogliatelle sono una delle punte di diamante della pasticceria napoletana, e – come ormai abbiamo imparato – anche la loro invenzione è dovuta al caso. Il luogo d'origine è il monastero di Santa Rosa, sulla costiera amalfitana: qui, nel '600, una suora decise di creare una crema con della semola cotta nel latte che era avanzata, unendo frutta secca, zucchero e liquore al limone. Il ripieno venne poi ricoperto con un involucro di pasta sfoglia, e così nacque la Santarosa, che riscosse parecchio successo tra gli abitanti delle zone vicine al convento. Il dolce fu modificato nel 1818 da Pasquale Pintauro, pasticciere napoletano che, non si sa come, era entrato in possesso della ricetta originale: tolse la crema pasticciera, tolse l'amarena e modificò la forma… et voilà, ecco la sfogliatella!

Le Zeppole di San Giuseppe, il dolce preferito dai papà (e non solo!) 
Diffuse in tutto il meridione, nella loro versione partenopea sono molto popolari, soprattutto nei comuni vesuviani dove in passato venivano fritte direttamente in strada. Le zeppole di San Giuseppe si preparano tradizionalmente il 19 marzo, in occasione della festa del papà, ma ormai sono diventante talmente popolari e amate, che si trovano nelle pasticcerie napoletane durante tutto l’anno. La ricetta originale risalirebbe, secondo il trattato di cucina napoletana di Ippolito Cavalcanti, al 1837: una preparazione a base di zucchero, uova, farina e burro fritta e decorata con crema pasticcera, zucchero a velo e impreziosita da una ciliegina o un'amarena sciroppata. Ne esiste anche la versione al forno, più leggera e simile a un bignè ripieno di crema.

La Torta Caprese: quando da un errore nasce una delizia
Gli anni '20 sono stati gli anni d'oro della pasticceria napoletana: è di questa decade infatti la Torta Caprese, nata appunto sull’isola di Capri per mano di un famoso cuoco dell'epoca, Carmine Fiore. Lo chef, intento a preparare una classica torta alle mandorle, dimenticò di aggiungere la restante dose di farina necessaria per completare l'impasto, e il risultato fu la delizia che ancora oggi tutti amiamo. Il cuore morbido con sapore unico della Torta Caprese si realizza con un impasto a base di mandorle e cioccolato fondente spolverato con zucchero a velo: una ricetta semplice, per una prelibatezza difficile da dimenticare.

La Pastiera Napoletana, un grande classico intramontabile
Dolce pasquale napoletano per eccellenza, preparato solitamente il giovedì Santo, costituito da una torta di pasta frolla ripiena di crema di grano e ricotta, aromatizzata con spezie come cannella e vanillina, acqua millefiori e canditi. Le sue origini affondano nel mito, in particolare in una leggenda di epoca greca secondo cui la sirena Partenope aveva scelto come dimora il Golfo di Napoli, da dove si spandeva la sua voce melodiosa. Per ringraziarla veniva celebrato un misterioso culto, durante il quale la popolazione portava alla sirena sette doni: la farina, simbolo di ricchezza; la ricotta, simbolo di abbondanza; le uova, che richiamano la fertilità; il grano cotto nel latte, a simboleggiare la fusione di regno animale e vegetale; i fiori d’arancio, profumo della terra campana; le spezie, omaggio di tutti i popoli; e lo zucchero, per celebrare la dolcezza del canto della sirena. Partenope, a dimostrazione del suo gradimento per i doni, li mescolò creando questo dolce unico: e se la reale fondatezza storica genera non pochi dubbi, ci si consola al pensiero della bontà della pastiera, da sempre una certezza! 

Non state più nella pelle? Come darvi torto: fari puntati sulla sfida di stasera, che vede protagonisti la tradizionale Pasticceria Carbone di Salvatore, nel pieno centro di Napoli; la Pasticceria Poppella di Ciro, il regno del “fiocco di neve”, dolce inventato dal titolare famoso in tutta la città; la Pasticceria Napolitano del giovane e determinato Marco, che gestisce assieme al fratello. Solo due di loro accederanno alla sfida finale in un posto magico, il museo ferroviario di Pietrarsa: aspettando il verdetto da parte dei nostri severissimi giudici, voi amici napoletani per chi tifate?

Credit immagine di copertina: 150UP

Marianna Tognini

Segni particolari: bionda dentro. Ma anche fuori non scherza.