dragonfruit

Frutta pazzesca e dove trovarla

Stanchi di mangiare la solita frutta? Ecco una carrellata dei frutti esotici più strani che possiate non solo trovare, ma anche immaginare!

Marianna Tognini

Se quando sentite parlare di “frutta esotica” le prime cose che vi vengono in mente sono mango, papaya, kiwi o avocado, siete decisamente fuori strada. Arrivano dall’Asia, dall’America Latina e dall’Africa, in un caleidoscopio di colori e con forme che assomigliano più a installazioni di design che a opere della natura. I frutti che state per scoprire sono delle vere e proprie Instagram opportunities, in grado di stupirvi sia con il loro aspetto, che con sapori (e a volte odori!) del tutto inaspettati.
Prima di correre al supermercato e fare incetta di ciò che vedrete, però, fate un bel respiro: si tratta infatti di prodotti spesso difficilmente reperibili in Italia, che – tuttavia – potrebbero valere un bel viaggetto in Paesi lontani.
Atlante alla mano, che il tour abbia inizio!

Guava
Arriva dal Sudamerica, ma oggi – grazie soprattutto a un fattore climatico – è reperibile anche in Sicilia. Si tratta di un frutto di colore giallo o verde-giallo, dalla polpa bianca, rosa o gialla con numerosi semi, piccoli e bianchi; al gusto, risulta generalmente dolce, con punte acidule. La guava era già nota agli Aztechi, che la chiamavano Xalxocotl («prugna di sabbia»), in tempi successivi le prime notizie storiche risalgono agli inizi del Cinquecento, a opera di Gonzalo Fernández de Oviedo, storico e naturalista spagnolo. La straordinaria freschezza aromatica di questo frutto lo rende ideale per succhi, nettari e per la pasticceria, dove è usato come confettura.

Durian
Italianizzato in “durione” è il frutto degli alberi del genere Durio, appartenente alla famiglia delle Malvaceae: il suo nome deriva dal malese, precisamente dal termine duri (spina) + il suffisso nominale an, letteralmente «frutto spinoso». La sua zona d’origine è il Sudest Asiatico, dove è così apprezzato da essersi guadagnato l’appellativo di «re dei frutti» per il delizioso sapore della polpa, che viene consumata al naturale, o aggiunta al gelato o allo yogurt. L’unico “ma” è costituito dall’odore, talmente pungente, invadente e nauseabondo (anche quando il frutto è chiuso) che a Singapore, in Malesia e in Thailandia le autorità hanno vietato ai cittadini di portarlo sui mezzi di trasporto pubblici.

Mangostano
Originario dell'Arcipelago indonesiano delle Molucche, il Mangostano si presenta con una polpa ad arillo (ovvero staccata dalla buccia), suddivisa a spicchi molto cremosi e dal colore bianco. Il suo sapore è a metà strada tra quello del litchi e delle pesche; per gustarlo si incide con un coltello tutta la circonferenza e si divide il frutto a metà, estraendone poi gli spicchi contenuti. Il frutto e varie parti della pianta sono usate nella medicina tradizionale del Sudest Asiatico, in virtù delle note proprietà antinfiammatorie, specie per le infezioni della pelle, ferite, dissenteria e infezioni del tratto urinario (cistiti e gonorrea).

Averrhoa Carambola
L'albero della Carambola è originario dello Sri Lanka e dell'India, ma viene coltivato anche in Brasile, Ghana e Colombia: la sua particolare forma fa sì che, una volta tagliato a spicchi, questo frutto assuma le connotazioni di una stella a cinque punte, e per tale motivo è spesso utilizzato come guarnizione per i dolci. Quando è maturo, assume un colore intenso e giallo; consumato più acerbo, ancora verde, è perfetto per essere spremuto sui piatti come un limone.

Jabuticaba
Questo particolarissimo frutto che nasce direttamente sul tronco della pianta è originario del sud del Brasile, ha un sapore simile a quello dell’uva e viene consumato sia crudo, che cotto o spremuto per marmellate e succhi. Dalla jabuticaba sono state isolate varie sostanze, potenti antiossidanti e antinfiammatori: la sua buccia essiccata è risultata assai efficace nella cura di tonsilliti, asma e diarrea, mentre è stato confermato che la Jaboticabin è uno dei composti dalle più alte proprietà antiossidanti presenti in natura.

Monster Fruit
La Monstera deliciosa è una pianta della famiglia delle Araceae, proveniente dalle foreste tropicali del Guatemala e molto diffusa nella zona compresa tra il Messico e il Canale di Panama: il suo utilizzo più comune è ornamentale, soprattutto in hotel, ristoranti, uffici e appartamenti. I frutti sono lunghi e stretti (quasi come delle pannocchie) dal tipico odore pungente e ricoperti di squame esagonali: per assaporarli occorre privarli di tutte le scaglie, dopodiché è possibile mangiarne la polpa, dal sapore molto simile a quello dell'ananas.

Kiwano
Il Kiwano, è una pianta della famiglia delle Cucurbitaceae originaria dell'Africa Orientale: i suoi frutti, quando maturi, sono di colore giallo-arancione, ricoperti da una buccia con spine dure, che li rende perfetti elementi decorativi. La polpa è fatta di semini ricoperti da uno strato gelatinoso di colore verde, e il suo sapore molto dolce fa sì che venga ampiamente utilizzata nella preparazione di squisiti dolcetti.

Quandong
Il quandong è un frutto antichissimo, che per migliaia di anni è stato una delle principali risorse alimentari delle popolazioni aborigene australiane. Viene anche chiamato «pesca del deserto», perché cresce esclusivamente nelle zone aride e semi-aride dell’Outback, ma con la pesca condivide solo il nome e la forma, dato che il sapore assomiglia a quello del rabarbaro. Gli aborigeni lo utilizzavano sia per scopi medicinali, essendo assai ricco di vitamina C (il doppio rispetto a un’arancia), che pratici, dato che i suoi semi sono altamente infiammabili grazie agli oli contenuti, e venivano addirittura usati come carburante dagli artigiani locali.

Noi-na
Originario della Thailandia, questo frutto è conosciuto in Inghilterra con il nome sugar apple, letteralmente, mela zuccherina: di colore verde-giallastro, la forma somiglia a quella di un lampone e – quando è maturo – può essere facilmente spaccato a metà senza coltello, per rivelare la sua dolcissima e cremosa polpa bianca. Di solito viene utilizzato per accompagnare deliziosi cocktail, e, a differenza dei precedenti, si può trovare anche in Italia: la sua coltivazione è comune in Calabria. dove il frutto è conosciuto come Annona o Graviola.

Dragon Fruit
Il frutto dell’Hylocereus undatus – una sorta di cactus con “rami” lunghi anche 6-12 metri originario delle zone aride dell'America centrale e ora molto comune nel Sudest asiatico – è noto come Pitaya o Dragon Fruit, per via del suo aspetto spettacolare. Il rivestimento è costituito da ondulate foglie rossastre con terminazioni verdi, mentre la polpa appare bianca, spumosa, tramata di fittissimi semini neri (a loro volta commestibili) dal sapore dolce e delicato. Il frutto del dragone può essere consumato fresco, al cucchiaio, o cotto al vapore e in padella; nonostante sia ricchissimo di sali minerali, il suo contenuto calorico molto basso: 100 g corrispondono solo a 36 calorie.

Credit immagine di copertina: Getty Images

Marianna Tognini

Segni particolari: bionda dentro. Ma anche fuori non scherza.