Binge Watching

Le eroine “incomplete” più potenti delle nuove serie tv nel 2017

Perdita, mancanza e ricerca sono spesso parte della psicologia o del corpo di questi grandi personaggi in viaggio verso una nuova dimensione del sé

Marina Pierri

Nel tradizionale viaggio dell’eroina o eroe (una struttura che continuiamo a vedere ripetersi su piccolo e grande schermo, anche quando non ce ne accorgiamo) la protagonista o il protagonista della storia intraprende un percorso di crescita solitamente personale, almeno in qualche misura. Parti fisiche o morali possono mancare già in partenza al personaggio per cui finiamo per parteggiare o in cui ci immedesimiamo; altrettanto di frequente qualcosa viene perduto lungo il cammino. Così si parte alla riconquista di se stessi. 

Non è raro rilevare questo tipo di schema, e non è stato per nulla raro in un 2017 dominato da figure femminili pazzesche, spesso impegnate in un percorso di evoluzione che non sacrifichi nulla della loro complessità. Passiamo in rassegna, dunque, le potenti “eroine incomplete” della televisione di quest’anno. 

Ofglen – The Handmaid’s Tale
Il personaggio interpretato da Alexis Bledel – la Rory di Una mamma per amica – in The Handmaid’s Tale viene letteralmente mutilato a pochi episodi dall’inizio dello show. Lesbica, fiera e disposta a rischiare il tutto per tutto per la sua libertà, la sanzione cui Ofglen va incontro è l’amputazione del clitoride. La scena che la vede protagonista al risveglio dell’operazione in un ospedale, con la colonna sonora di Jay Reatard, è una delle più forti della serie. Vendetta per Ofglen: speriamo nella seconda stagione. 

Nola Darling – She’s Gotta Have It
Conosciamo lo straordinario personaggio del film del 1986 Spike Lee, ora riadattato in una serie tv da guardare assolutamente su Netflix, come una donna fiera impegnata a trovare una definizione di sé che esuli da etichette e categorie. Questa fierezza viene sottratta di forza nel primo episodio dello show, quando dopo un assalto da parte di uno sconosciuto nel cuore della notte, Nola si sente chiamare “lurida puttana negra”. Il resto delle puntate saranno dedicate al percorso intrapreso per sbarazzarsi per sempre di quelle parole.

Joan Crawford – Feud: Bette and Joan
Doloroso, e molto, il ritratto a opera di Ryan Murphy, Jaffe Cohen e Michael Zam di una straordinaria Joan Crawford (interpretata da Jessica Lange), masticata e sputata da un sistema che non soltanto non la vuole più in seguito alla perdita della giovinezza, ma la mette contro una pari per soddisfare la sua sete di pettegolezzi. Ecco l’affresco di una Hollywood misogina e crudele dove, con determinazione, la protagonista farà di tutto per brillare ancora a dispetto dei riflettori che non la corteggiano più.

Michael Burnham – Star Trek: Discovery
È eccellente la performance di Sonequa Martin-Green come prima donna afroamericana a interpretare il ruolo di primo ufficiale nella saga ideata da Gene Roddenberry nel 1966. Apprendiamo presto che Burnham è la sorella adottiva del celeberrimo Spock, addestrata a ragionare da vulcaniana pur essendo appartenente alla razza umana: una mancanza biologica che pesa sulla psicologia del personaggio sin dal primo episodio e che l’eroina imparerà a trasformare in opportunità.

Grace Marks – Alias Grace
Vera assassina dell’Ottocento romanzata dalla prolifica Margaret Atwood – già autrice della versione letteraria originale di The Handmaid’s Tale – Grace Marks (il volto è quello della bravissima Sarah Gadon) di mancanze ne ha molte. Eppure la vicenda sembra suggerire che l’inizio del suo viaggio all’inferno cominci con la scomparsa della madre; venuto a mancare questo affetto femminile fondamentale, la protagonista cercherà di colmarne la mancanza due volte. La prima con la compianta Mary Whitney, la seconda con la donna per cui finirà in carcere alla ricerca della sua identità spezzata

Mary Agnes – Godless
Uno dei ruoli più memorabili dell’anno quello di Merritt Wever in Godless, il post-Western di Steven Soderbergh e Scott Frank che mette in scena la vicenda di LaBelle, una cittadina popolata quasi interamente da donne in seguito a un incidente in miniera dove la maggior parte dei maschi ha perso la vita. In questo scenario splende la Mary Agnes di Wever, omosessuale e sorella di uno sceriffo cieco. Ufficioso braccio della legge e alfiere di valori progressisti, la mancanza percepita è il rispetto che il contesto non vuole concedere a chi non è portatrice di pene. 

Debbie Eagan – Glow
Nel delizioso show di Carly Mensch e Liz Flahive prodotto da Jenji Kohan (già creatrice di Orange Is the New Black), Alison Brie/Ruth Wilder potrebbe sembrare l’eroina più mancante. Altrettanto interessante però è la scrittura del personaggio di Betty Gilpin, una donna che in seguito alla maternità ha rinunciato alla carriera d’attrice e al sesso essendosi dedicata a un marito che non apprezza la sua creatività ed espressività. Il viaggio di Debbie sarà dunque sopperire all’assenza di validazione maschile esibendo nei suoi termini corpo e la forza.

Chris Kraus – I Love Dick
Impossibile prescindere dalla Chris Kraus di I Love Dick, romanzo di rottura prima e geniale show di Jill Soloway e Sarah Gubbins oggi. Coltissima, sposata con un uomo che la comprende e l’asseconda, ma non sembra in grado di nutrire ogni aspetto della sua personalità, la protagonista di libro e serie sembra perseguitata da un’incompletezza inqualificabile che la muove verso la ricerca di una dimensione sessuale e creativa più profonda. Un personaggio sfaccettato, complesso e autentico, che sfida ogni definizione.

Laura Moon – American Gods
La regina delle eroine incomplete del 2017 è Laura Moon, nata dalla penna di Neil Gaiman ed esplosa nella serie di Bryan Fuller fino a divenirne l’autentico baricentro. Emily Browning è alquanto indimenticabile nella parte di una donna cui manca la vita (intensa come calore, sentimento, passione) quand’è viva e la morte (la cessazione delle attività vitali) quando è morta. Radicale, poco empatica, narcisista e feroce, Moon è un’antieroina incompleta quasi per antonomasia in una vicenda che la spinge a mettersi e rimettersi in gioco.

Renata Klein – Big Little Lies
In una delle serie tv più acclamate dell’anno emerge il personaggio interpretato da Laura Dern: outsider tra le donne di Monterey, è la sola a lavorare a tempo pieno (e anche qualcosa di più), ma pur essendo la più ricca, indipendente e determinata tra pari – fino al fastidio e al più gretto materialismo – quel che manca sembra essere la solidarietà femminile, la sorellanza con un gruppo di persone alle quali non solo non è mai stata molto vicina ma con cui finisce per competere. Prima del grande finale. 

Marina Pierri

Giornalista e docente.