SELF CONFIDENCE

Come affrontare un nuovo impiego o una nuova collaborazione col piede giusto

Cinque consigli per presentarsi al meglio quando ci si vuole proporre per un nuovo lavoro

Marina Pierri

Tra le virtù di un buon professionista si annovera l’intraprendenza. Si può giocare la propria vita lavorativa in difesa, aspettando di essere scoperti o chiamati, pescati nel mucchio tra tanti altri, oppure in attacco, assumendosi una dose variabile di rischio e responsabilità. Non esiste un unico approccio corretto quando si parla di crescita, perché ognuno ha il proprio, ma è difficile negare che chi non teme la sconfitta ha più possibilità di vincere. Ecco, dunque, cinque consigli per presentarsi al meglio quando ci si vuole proporre; quando si vuole alzare la mano e dire: «Posso farlo, sono pronta/o». 

1. Ascoltatevi
Quanto tenete a lavorare per un certo cliente, a presentarvi, a mostrare chi siete a costo di lavorare sodo? Se la risposta è «tantissimo», allora potete procedere al punto 2. Se invece – annullando le troppe voci dentro e fuori di voi – alla fine la risposta emersa è stata «non molto», allora lasciate stare e rimanete dove siete. Si vede che non è il momento, che avete altre priorità. E va benissimo così. Un datore di lavoro percepisce, 99 volte su 100, la volitività e l’entusiasmo di chi si tuffa; se ciò manca, chiunque sarà molto meno incline a darvi retta. 

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2. Non provate tanto per provare
È vero che la pianificazione, quando si parla di carriera, può essere sopravvalutata e che darsi da fare di giorno in giorno, nel presente, è più fruttuoso che vivere in un futuro sfocato. Altrettanto vero è che una nuova sfida richiede preparazione psicologica e immensa volontà. Il cambiamento è faticoso per chiunque, siamo creature abitudinarie. Se il vostro atteggiamento è fare spallucce e vedere come va, finirete per pagare il pressappochismo e magari sarete costretti a gestire problemi per i quali semplicemente non siete pronti in un secondo momento, ammesso che vada tutto bene. Siete pronti eccome, invece? Via verso il punto 3. 

Ogni partita ha le sue regole: non abbiate paura, abbiate coraggio. Non siate però temerari

3.  Abbracciate il fallimento
Forse ce la farete, forse no. Se, fatto un veloce calcolo delle possibilità, avete deciso di buttarvi in una richiesta di collaborazione, in un impiego, o in un progetto, allora dovete sapere in ogni momento, e con lucidità cristallina, che potrà andare male. Che potrete restare molto delusi. Avete deciso di giocare in attacco e allora attaccate, ma siate consapevoli che potreste essere bloccati molto prima anche solo di vedere la porta all’orizzonte. Ogni partita ha le sue regole. Questa, però, è forse la più importante. Non abbiate paura, abbiate coraggio. Non siate però temerari.  

4. Non lasciate niente al caso
Non mettereste in forno una torta se vi accorgeste di aver dimenticato la farina dell’impasto; ugualmente, non dovreste farvi sotto se non siete ragionevolmente certi avere le carte in regola per fare una buona impressione di fronte al vostro interlocutore. Avete lavorato al progetto, alla presentazione, all’idea, al pitch, al sommario, al curriculum e via dicendo, ma dovete essere sicuri – è imperativo – di essere arrivati alla forma completa, gradevole, persino impressionante di quanto state inviando. Non sempre ci vengono offerte chance multiple di fare bene: tanto vale, allora, giocarsi al meglio l’unica che si ha. Anche se serve il tempo, anche se bisogna domare i propri cavalli imbizzarriti interiori. 

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5. Siate sicuri di voi stessi
Né arroganti, né umili: consapevoli del vostro valore. E dei vostri limiti. La sicurezza in se stessi fallisce di rado quando si tratta di convincere qualcuno ad accettare la vostra candidatura o la vostra idea, è per questo che il punto 4 è essenziale. Quella certezza nelle vostre capacità, quella sensazione di essere invincibili non nascerà mai dai complimenti che vi hanno fatto, dai like su Facebook ai vostri post o dalla convinzione intima, da sola, di valere qualcosa più degli altri. Le vostre probabilità di successo poggeranno inevitabilmente sulla qualità e quantità di lavoro svolto. Su quanto vi siete impegnati. Non ci sono scorciatoie. Se si semina bene, si raccoglie bene. Magari non subito, non immediatamente, ma essere tanto determinati quanto precisi (pignoli, a volte) paga. 

Credit immagine di copertina: Getty Images

Marina Pierri

Giornalista e docente.