tristezza

La storia del Blue Monday, che non esiste (spoiler!)

Il Blue Monday è la versione contemporanea dei coccodrilli nelle fogne di New York: non esiste, ma tutti ci credono

Daniele Biaggi

(Non) cade il terzo lunedì di gennaio e si tratterebbe del frutto di una campagna pubblicitaria lanciata nel 2005 dalla compagnia di viaggi Sky Travel: in base a calcoli scientifici affidati a pseudo analisti su dati metereologici, debiti accumulati, giorni che separavano dal Natale, salario mensile, consapevolezza che tutti i nostri propositi di fine anno fossero già miseramente falliti, scarsa motivazione e necessità di agire (una tragedia, insomma), emerse che il 18 gennaio 2005 (che in quell’anno era precisamente il terzo lunedì del mese) doveva proprio essere il giorno più triste dell’anno. Soluzione? Prenotare un viaggio per risolvere i propri problemi, ovviamente. 

Potremmo stare qui a smontare ogni considerazione punto per punto: il meteo di quale zona andrebbe considerato? Certo, a Londra le precipitazioni medie del terzo lunedì di gennaio sono abbondanti, ma in Brasile è piena estate. I giorni che separano dal Natale non interessano poi la religione induista o musulmana. Insomma, è facile capire come si tratti di una vera e propria presa in giro, cucinata ad hoc. Sta di fatto che, da allora, il terzo lunedì dell’anno è diventato il giorno più triste.

Si trattava,  in sostanza, di una trovata di marketing con pochissime velleità scientifiche, e risulta ancora più curioso constatare come a distanza di 13 anni la bufala sia pienamente entrata nell’immaginario collettivo grazie anche a organi d’informazione che ripropongono ogni anno la stessa storia.

Alla base di tutto ci sarebbe un’equazione, più volte smentita da giornalisti anglosassoni che si sono occupati del tema, equazione che avrebbe addirittura due versioni: la prima, presentata in un comunicato del 2005, la seconda nel 2009. 

Chi è la mente “diabolica” dietro tutto questo? Tale Cliff Arnall, presentato come esperto del Centre For Lifelong Learning, affiliato all’Università di Cardiff. Ovviamente, l’università ha preso subito le distanze da questa trovata e negli anni si è appurato come tutto il discorso fosse stato prodotto da una nota agenzia pubblicitaria di Londra, che era riuscita a ottenere la sottoscrizione di alcune persone in cambio di un compenso.

Insomma, Arnall venne letteralmente comprato per firmare un documento privo di fondamento e probabilmente scritto da altri.

Cavalcando l’onda, sono molte le aziende che nel corso degli anni hanno prodotto campagne di comunicazione ad hoc utilizzando l’espediente del Blue Monday, che dal canto suo – bisogna riconoscerlo – ha un grande appeal dal punto di vista comunicativo e commerciale.  Un' occasione attraverso cui le aziende cercano di vendere prodotti in un periodo, quello successivo al Natale, in cui le spese vivono un calo fisiologico.

A giustificare l’esistenza di questa giornata della tristezza, una volta smontate le false ricerche scientifiche, sono intervenuti studi a posteriori delle parole utilizzare su Twitter dagli utenti, che attesterebbero un’impennata di termini negativi e cupi, guarda un po’, proprio nel terzo lunedì dell’anno. La vita a volte…

Poteva finire tutto così? Certo che no, perché se c’è un giorno più triste, logica vuole ci sia anche quello più allegro. Cadrebbe nel mese di giugno, ma la leggenda, prodotta dallo stesso Cliff Arnall, non ha mai attecchito. Peccato. 

Credit immagine di copertina: 150 UP

Daniele Biaggi

Giornalista freelance e media content creator