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Il decalogo del freelance: guida zen per sopravvivere alla libera professione

Studiare, respirare, decidere: 10 consigli utili a chi ha fatto della libertà una parte essenziale del proprio lavoro

Marina Pierri

Non esiste una sola struttura di personalità adatta a fare il freelance, ossia a non avere un unico impiego fisso, ma più impieghi svolti in ambienti quali una casa, un coworking o in maniera più nomadica. Esistono, però, atteggiamenti indispensabili per lavorare in proprio e comportamenti molto utili se non necessari. Passiamone in rassegna dieci evitando la retorica di luoghi comuni sulla professione “libera” o “indipendente”: chi fa da sé spesso non si limita a sedere alla scrivania per poche ore al giorno, ma è sempre tenuto – da una mole di impegni variabile – ad amministrare saggiamente il tempo rispettando correttamente le scadenze e costruendo, di fatto, un’immagine professionale in maniera autonoma.

1. Leggete

«The most valuable commodity I know of is information», diceva Gordon Gekko in Wall Street di Oliver Stone. Essere informati non è soltanto la chiave del successo, è necessario. Specializzarsi in maniera verticale implica andare a fondo nella propria materia e nel proprio campo, arrivando possibilmente dove altri non hanno tempo o mezzi per arrivare. Buona parte del freelancing è fatta di proposte a terzi: per costruirne di efficaci, è dunque imperativo essere aggiornati, formati, capaci e competenti. Bisogna leggere. Anche perché senza lettura non si può scrivere decentemente, e una buona scrittura non serve soltanto a redarre articoli o post su Facebook, ma anche a mandare una mail dignitosa.

2. Contate sull’intuizione

Studiare (perché di quello si tratta, infine) serve non solo a conoscere quel che esiste dentro e fuori dalla nostra cosiddetta bolla, ma anche a rintracciare le caratteristiche comuni a più fenomeni. Alla base di una buona proposta c’è, o ci dovrebbe essere, un pensiero originale, un’intuizione più o meno inedita, un’interpretazione assennata. Identificare un movimento piccolo o grande, una corrente di pensiero, una nicchia di contenuto o un particolare approccio, equivale a offrire al nostro interlocutore (che sia un lettore o un cliente) un nuovo punto di vista. L’importante è che sia informato, che nasca da un esame attento della realtà e non da un’opinione pressappochista. Avete dei dati a disposizione? Partite da quelli. È buona norma, nell’epoca della speculazione selvaggia.

3. Respirate

Non avere nessuno che detti i propri orari può condurre a un equivoco: che la giornata sia infinita. Non lo è. Nei limiti del possibile, è vitale evitare l’overbooking. Saremo tentati di dire: «Oggi non ho tempo, lo farò domani». Domani arriverà e avremo non solo gli impegni quotidiani, ma pure quelli che non abbiamo portato a termine il giorno prima. Dunque, finiremo a lavorare fino alle 10 o alle 11 di sera. Disdiremo appuntamenti, ci giocheremo anteprime, non vedremo la luce della luna per un bel po’, manco per concederci una cena o un incontro con gli amici. Meglio un flusso di lavoro più regolare, nel quale diviene possibile fare ogni giorno il giusto, e continuare a sentirsi esseri umani con una vita.

4. Annullate il rumore di fondo

A un freelance, come si diceva, tocca darsi da fare in luoghi ben diversi da un ufficio dove – si spera – regna un’atmosfera neutrale e impegnata. Il tempo è quel che è, come dicevamo: poco. Specie se si vuole anche vivere oltre che lavorare. Occorre dunque massimizzare e ottimizzare. Per buoni risultati in termini di produttività è essenziale, quindi, ridurre le distrazioni: se dovete scrivere, chiudete la tab di Facebook sul vostro browser. Mettete il telefono in modalità aereo. Ignorate messaggi e notifiche. Chiedete a chi vi sta vicino, nei limiti del possibile, di rispettare i vostri spazi professionali, fisici e mentali. Se vostra madre vi sta tempestando di messaggi, sorridete e ditele: «Dopo».

5. Aprite l’agenda

Se si è bravi professionisti autonomi gli impegni crescono, è praticamente garantito. La qualità e lo studio pagano, le buone proposte e la concentrazione pagano. Se i primi quattro punti vengono rispettati, solitamente (salvo sfighe) il lavoro arriva. È troppo poco finché, di colpo, è troppo. E non si sa come fare. Si annaspa per cercare un minuto per mangiare in santa pace, andare a pagare una bolletta, fare una telefonata. Senza agenda è finita, insomma, e il calendario digitale offerto in dotazione alla maggior parte degli smartphone è più che sufficiente a organizzarsi. Gli impegni vanno distribuiti in maniera pensata e furba, basandosi sulle priorità.

6. Dite di no

Il freelance è anche definito dalla sua ansia nei confronti dell’avvenire. Non ha contratto, non ha sicurezza e il proprio guadagno/visibilità/notorietà si gioca ogni singolo giorno sulla capacità di tagliare piccoli o grandi traguardi. Se si lavora bene, si avrà presto una scelta: ci saranno incarichi ben retribuiti, altri prestigiosi, e quelli passibili di aprire la porta a nuove opportunità. Difficile esista una quarta categoria. Se una richiesta non rientra nelle prime tre, allora è il caso di risparmiare tempo e fatica. E piuttosto utilizzare quell’attimo di libertà per leggere, come da punto 1.

7. Se potete, non fate polemica

Non è possibile attraversare un ponte bruciato, e i propri ponti – quando si è freelance – contano. Tutti. Non si sa mai dove si sarà portati ad andare, e quali mezzi saranno messi a disposizione per andarci. Mettiamola così: la polemica ha la peculiarità di svuotare il fegato, ma avvelenare i rapporti. E non volete arrivare all’apice della vostra sudata carriera guardandovi dai “nemici”, dalla gente con cui avete scambiato brutte parole, da quella con cui parole non ce ne sono più, da quella che non ha capito che siete ciò che siete, da quella che poteva darvi una mano, ma ha privilegiato i suoi amici e non voi. Preferite il silenzio, invece, e iniziate le vostre manovre per fare di più, di meglio, altro. Poi, certo, a certa gente vorreste dirne quattro perché se lo merita: a voi la decisione se litigare, purché sia una decisione (molto) consapevole.

8. Evitate i paragoni

Triste ma vero, per il freelance è sempre un’ottima idea trovare – lavorando su se stesso – una via di mezzo tra l’onnipotenza e la nullità. Quando si raggiunge un obiettivo, piccolo o grande che sia, si tende a vivere una sorta di esaltazione; quando il raggiungimento di quell’obiettivo viene precluso – perché così accade, e accade a tutti – ci si sente invece le ultime ruote di un grande carro che ci ha lasciato a terra. Si pensa di contare come il due di picche. Si guarda l’estratto conto piangere. Ci si paragona ai colleghi che sono stati chiamati al posto proprio che pure, dai, lavorano molto peggio. Ci si chiede come sarebbe andata se. È un errore. E arriviamo al punto 9.

9. Abbracciate la vostra scelta

È probabile che abbiate scelto di lavorare in maniera autonoma. Se così non è, se il caso vi ha portato a farlo – o le circostanze, o la sfortuna – sappiate che cominciare a cambiare è possibile, sebbene richieda tempo. Se invece essere freelance è quello che avete voluto per una varietà di ragioni tra cui l’indipendenza, allora è inutile passare le proprie giornate contemplando il disagio delle fatture a novanta giorni (estremamente frequenti). Ripetiamolo: è molto più produttivo focalizzarsi sulla propria evoluzione che piangere aspettando un treno su cui, dopotutto, si è deciso di non salire.

10. Lasciate perdere

Sì: lasciate perdere. Questo è il punto più importante, per quanto possa apparire paradossale. Se non vi sentite trattati come vorreste; se non vi sentite stimati; se vi sembra di non essere retribuiti equamente; se non venite retribuiti affatto; se non vi sentite ascoltati; se avete smarrito ogni possibile motivazione… Lasciate perdere. Nessuno dice che sia facile. È difficilissimo. Perderete delle certezze, e forse pure del denaro. Perderete punti di riferimento, ma guadagnerete autostima. E l’autostima ai freelance serve come il pane. La lezione importante, qui, è che nessuno vi darà una mano a crescere se non vi date voi una mano. Se sentite di sprofondare nelle sabbie mobili, se con una qualsiasi collaborazione non vedete futuro, allora mollatela. Siete liberi, no? È questo il senso di tutto. Spostatevi (anche lentamente, con le dovute precauzioni) verso altro quando siete a disagio per qualsiasi ragione, anche se costa una fatica immensa. Altro arriva. Può volerci del tempo, ma arriva. L’importante è non restare con le mani in mano.

Marina Pierri

Giornalista e docente.