Madri Snaturate

Benvenute nel club meno esclusivo del mondo

«Rinunciare alla svendita del secolo per portare tua figlia a pranzo con le amichette: oggi ho capito il senso della Genesi, Partorirai con dolore»

Daniela Zuccotti

Ho pensato molto all'incipit di questa rubrica e, improvvisamente, mi è tornato in mente questo mio vecchio status di Facebook.
Credo colga l'essenza e la forma di una Madre Snaturata, un moderno Minotauro con metà corpo imprigionato nel dodicesimo scaffale del supermercato - reparto pannolini - e l’altra metà che vaga da Asos a un'estetista nei paraggi.

Un animale in bilico tra il suo essere svisceratamente figlia e timidamente madre, che ogni mattina si sveglia, esce di casa con il suo bambino al collo o nel passeggino e lotta per arrivare in tempo, e possibilmente depilata, per preparare la cena.

Che poi, la speranza che la cena la prepari qualcun altro è sempre l’ultima a morire.

Non che alle altre mamme fili tutto liscio, ma spesso, per molte, è più facile vestire i panni di Madri Mulino Bianco, distribuire sorrisi Durbans-guardate-come-mi-diverto, piuttosto che ammettere, come Puffo Brontolone, «Io odio fare la madre», ed esporsi al giudizio morale e sociale del mondo.

«Perché le altre sono così brave e io sto cercando il numero di un bravo psicologo?»
Alt: da donna e da mamma, vi assicuro che non siete da sole a porvi questa domanda.

La maternità, soprattutto nei primi mesi e anni di vita dei bambini, è un disastro. (Poi, mi dicono sia anche peggio.)

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Non dormi, non mangi, mangi troppo, allattamento sì, allattamento no, pappe, montagne di cacca, ciucci, biberon, ruttini, rigurgiti (sul vestito nuovo – che, alla fine, alla svendita del secolo hai comunque trovato il modo di andarci), pianti (i suoi e i tuoi), depressione, euforia, isterie collettive, sesso (quale sesso?), tate iperstipendiate, babysitter irreperibili, bambole-zombie senza testa o monogamba, papere di gomma smangiucchiate, giocattoli dodecafonici abbandonati in ogni angolo di quel che fu un salotto di design.

Ma, come per tutti i disastri, bisogna provare a riderci sopra. Altrimenti si diventa pazze, che già un po' tutte, in quanto donne, lo siamo.

Frequentando assiduamente il parco giochi, mi sono accorta di quanto sia eclettica la (s)natura di una madre, capace di trasformarsi fino a 6 personaggi in cerca d'autore nell’arco di un pomeriggio.

Ho visto una Madre Igers riemergere dagli abissi di Instagram per incarnarsi in una Madre Qualcosa È Cambiato: «Fermo, non toccare, è cacca!». Ma suo figlio stava semplicemente raccogliendo da terra un pezzettino di plastica. E lei lo sapeva.

Una Madre Cassandra (Non correre che poi cadi, Non mangiare la caramella che poi ti strozzi, Non sudare che poi ti gratti, Non giocare che poi ti sporchi), quando il figlio è caduto davvero (gliel'aveva tirata, diciamocelo!) si è convertita a Lillipuziana: «Amore, ti sei fatto male al braccino? Ti compro un gelatino? Vieni dalla tua mammina che ti soffio il nasino.»

Ho visto Madri National Geographic, coadiuvate da Padri Attivisti (Dai, vai, su che ce la fai!) documentare i primi passi del proprio figliolo e contemporaneamente rispondere a una mail.

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Magicabula bibbidi bobbidi boo e allo scoccare delle 19, una Attack, quel tipo di madre che mentre spingi l'altalena ti si appiccica addosso insieme ai suoi discorsi pipì e pupù, è diventata per magia una Madre Usain Bolt: «Scusa, ti devo lasciare, mi chiude il macellaiooooooo!».
L'hanno seguita in automatico due o tre Madri Esselunga, ossessionate a qualsiasi ora del giorno e della notte che il frigo sia vuoto, una Bio Madre e una Madre Cenerentola, che per l'occasione si è tolta i tacchi e ha indossato un paio di sneakers postate il giorno prima su Facebook.

Dopo le 19.30, al parco, restiamo io e qualche Madre Coraggio. Sì, perché ci vuole coraggio a strappare tua figlia dallo scivolo al quale si è incatenata con mani, braccia e piedi mentre urla «Dai, mamma, ti prego, l'ultimissimissimissimo!!!!» ed evitare una crisi di governo.
Di solito aspetto l'arrivo di qualche Nonna Madre Teresa, che di uomini e di donne ne hanno cresciuti a tonnellate, che di nipoti e nipotine ne hanno viziati altrettanti, che sono sopravvissute alla guerra (quella vera) e che una mano, a te, Snaturata, che ogni giorno ti rechi al fronte, la danno sempre volentieri.

Credit immagine di copertina: 150UP

Daniela Zuccotti

Content creator, stylist, mamma.