Madri Snaturate

Madri snaturate - Il pranzo di Natale

«Devi superare le aspettative di madre, padre, suocera, suocero, cognata, cognato e nipoti in sequenza Fibonacci»

Daniela Zuccotti

Se sei una madre snaturata al pranzo di Natale non ci pensi. Almeno fino alla Vigilia. Giorno in cui, prima ti fai cogliere da plurimo attacco di panico, poi monti sul monopattino di tua figlia e con ansia da prestazione arranchi fino al supermercato.


Lì, dopo il primo giro di approvvigionamento, ti fai sopraffare dalle tipiche paranoie matriarcali: avrò preso abbastanza cibo per tutti? E se poi non basta? Ché tua madre, del Sud, ti ha insegnato che a tavola bisogna essere di manica larga. Tutta la vita una porzione che avanza (o l’intera teglia che finisce nella spazzatura), piuttosto che un ospite deluso.

Così, spinta dal No bis No party e dalle lancette dell’orologio, arraffi impazzita altri cappelletti, svuoti le cassette delle verdure cercando di indovinare come caspita si farà il brodo, infili nel cestino nuovi pezzi di carne a caso.

Nel cestino, sì, perché una Madre Snaturata del carrello non sa che farsene.
Non per i due euro in ostaggio, intendiamoci.
È una questione di attitudine (forever young) oltre che di malamatematica: entri per un litro di latte e senza accorgertene giungi alla cassa con le scorte per sfamare una nazione. E, nonostante tutto, la volta dopo ti ostini a usare il cestino. Più easy.

Ma torniamo alla Vigilia.

Con diciotto sacchetti stracolmi di beni alimentari superflui galoppi fino alla pasticceria più lontana. Perché è la più buona. Nel tragitto un sacchetto di plastica si sfonda. Imprechi contro la legge che ha sancito l’obbligo delle shopping bag compostabili mentre raccogli il salvabile dal marciapiede e stipi quel che puoi nella borsa a tracolla. Il resto lo infili nelle tasche e opti per una pasticceria più vicina.
Ci arrivi davanti sudata. In vetrina sono rimaste le briciole.
Quando chiedi se c’è ancora un panettone la commessa si mette a ridere.

Te ne torni a casa sconfitta.
Hai pure dimenticato il monopattino di tua figlia al supermercato.

Apri la porta di casa e avvisti un panettone artigianale farcito di marron glacé sulla credenza.
E dalla cucina arriva profumo di brodo, quello buono che faceva tua nonna.
Hai sposato un eroe.

Il giorno dopo è già Natale.

Devi superare le aspettative di madre, padre, suocera, suocero, cognata, cognato e nipoti in sequenza Fibonacci. Più ovviamente quelle della più importante: la carne della tua carne.

Escogiti un piano. Tipo lasciare il Paese.

Accantoni l’ipotesi e porti in tavola l’aperitivo.


Il segreto, quando non è pronto da mangiare (e chissà quando lo sarà), è far trovare la tavola apparecchiata. Tovaglia ricamata, posate d’argento e un buon litro di vino confondono l’ospite, semmai gli venga in mente di criticarti il cappelletto scotto, più scotto di quello dell’anno scorso.

Far sedere madre e suocera una accanto all’altra e padre e suocero vicini è uno schema vincente. Ti compiaci. Si annientano a vicenda a colpi di monologhi domestici le prime e comizi politici i secondi.
Nessuno bada al sapore del tuo bollito.
I ragazzi si sono già persi su YouTube.
Servi mostarda per stordire la lingua dei superstiti.
Tua figlia ha organizzato un concerto polifonico con Cicciobello Olaf Frozen solista, coro delle Wings a palla, cane che ulula, lei alla console.

Sorridi a tuo marito mentre sbucci qualche mandarino per la comunità. Il profumo d’agrumi pervade la sala da pranzo. Tuo padre sonnecchia sulla sedia. Pensi che siete una bella famiglia.

Credit immagine di copertina: 150UP

Daniela Zuccotti

Content creator, stylist, mamma.