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Madri Snaturate: in fuga dai gruppi di WhatsApp e dintorni

Il vostro numero di telefono nelle mani della mamma sbagliata potrebbe esservi fatale fino alla quinta elementare

Daniela Zuccotti

Di vagamente paragonabile alle dieci piaghe d’Egitto oggi ci sono solo tre cose: i gruppi di mamme su WhatsApp, i gruppi di mamme su Facebook e i gruppi di mamme via mail.
Decine di genitrici che decidono di tenersi in contatto su una chat o sui social network nel nome dell’amore per i figli, e poi finiscono con lo scannarsi a vicenda.
Quando meno ve l’aspettate, uno di questi gruppi può abbattersi come una punizione divina su di voi, Snaturate alle prime armi che vi apprestate a frequentare un corso preparato, oppure su voi altre, Snaturate che credete di essere fuori dal tunnel e invece siete appena entrate nel circolo vizioso delle comunicazioni di classe.

 

La vostra email, o – peggio – il vostro numero di telefono nelle mani della mamma sbagliata tanto quanto quel “parteciperò” cliccato sovrappensiero mentre ripassate la lista della spesa davanti alla cassa del supermercato possono esservi fatali almeno fino alla quinta elementare della prole.

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Il gruppo su WhatsApp è un codice rosso. Notifiche nel cuore della notte, Buongiornissimo e caffè con la K a tutte le ore, messaggi in rapida successione di Fibonacci per definire chi alla recita porterà i bicchieri di carta e chi invece le biopatatine.
Questo se vi va bene.
Quando vi va male, le informazioni di crociera sui compiti a casa esplodono in litigi apocalittici sulla gita scolastica, drammi familiari si consumano per la quota del regalo alla maestra, un treno d’insulti al sistema parte per due rotoli di carta igienica e quattro evidenziatori da portare a inizio anno.

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Il gruppo su Facebook è un codice giallo, ma non per questo va preso sottogamba. La sua prerogativa è la vastità degli argomenti proposti e la sicumera con la quale vengono buttate là le risposte.
Qui si spazia da trattati filosofici su forma, dimensione e colore della cacca del neonato al dumping sul prezzo dei pannolini, e un raffreddore di quartiere può prendere le proporzioni di petizione nazionale contro i vaccini nel giro di un colpo di tosse.
Su questi gruppi si parla schizofrenicamente di diete, sciroppi, abiti da sposa, pappe vegan, culle acquatiche, gatti, etichette termoadesive, nomi, tate, microeconomia del pelo, chirurgia estetica, passeggini, feste di compleanno, baby shower, acidità di stomaco, corsi di karate, corsi di autostima e naturalmente allattamento, tanto tanto allattamento. Qui le madri sono tutte esperte: dottori, farmacisti, nutrizionisti, scienziati, vigili urbani, idraulici, elettricisti, psicologi, avvocati del diavolo, cinture nere e ognuna, eccetto voi, sa sempre cosa è buono e giusto.

 

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Il gruppo via mail è un codice verde. Potete uscirne quando volete, ammesso che non vi faccia uscire di testa prima lui.
Nostalgicamente aggrappato a un pezzo digital del passato, si pone come obiettivo lo scambio discreto d’informazioni di servizio tra genitori che preferiscono mantenere una certa distanza: riunioni scolastiche, allarme pidocchi d’ordinanza, corso facoltativo di musica, elezione del nuovo rappresentante di classe. Ciclicamente, tuttavia, qualche Mamma Kill Bill non resiste alla tentazione di un Buongiornissimo e scatena uno tsunami a risposta multipla che infiamma a turno gli animi e vi intasa l’indirizzo di posta elettronica aziendale.

I gruppi di mamme che temo di più, comunque, continuano a essere quelli in carne e ossa.
Le Mamme Cappuccino, per esempio, che dopo aver lasciato i pargoli a scuola marciano a testuggine compatta fino al bar dietro l’angolo schiumando pettegolezzi sulle madri assenti.
E le Mamme Tetta, che alla pizzata con le colleghe del corso preparto la tirano fuori in sync davanti a mezzo ristorante, fiere di praticare l’allattamento collettivo.

Che alternative ha, dunque, una povera madre che desidera restare informata, ma non vuole essere risucchiata nel buco nero dei gruppi? Beh, lasciare alla scuola il numero di telefono e l’indirizzo email del proprio marito... e far sì che sia proprio lui a portare la bambina a scuola.
Io, per lo meno, me la sono cavata così!

Credit immagine di copertina: 150

Daniela Zuccotti

Content creator, stylist, mamma.