YES YOU CAN

Mollo tutto e mi metto in proprio: affrontare la scommessa

Volete una carriera su misura, ma non siete proprio sicure della scelta? Abbiamo chiesto a uno psicologo come preparsi al meglio.

Chiara Monateri

L’ufficio: per alcuni un luogo piacevole e tappa della routine di ogni giorno, per altri una specie di “cella” dove è difficile esprimersi davvero. Alcuni di voi forse stanno pensando già da tempo, che non riescono a stare fermi dove si trovano. Magari avete anche moltissime competenze, idee creative e ottime capacità d’organizzazione: con i diversi lavori che avete fatto, avete imparato davvero di tutto, sviluppando una versatilità a 360 gradi al cubo. Se cominciano ad arrivare piccoli lavoretti da parte di committenti esterni che vi stimano e vi richiamano, che vi retribuiscono e vorrebbero collaborare di più con voi, l’idea di mettervi in proprio, con una base da cui partire, diventa sempre più concreta. Così passo dopo passo, consegna dopo consegna, la domanda fatidica arriva: e se provaste finalmente a compiere il grande passo diventando freelance?

Abbandonare il vostro attuale impiego, se già avete all’orizzonte dei nuovi clienti e non vi spaventa l’idea di essere indipendenti, può essere la svolta verso una vita piena di soddisfazioni e di scelte fatte a modo vostro e non imposte dall’alto.

Tecnicamente ormai anche i lavoratori indipendenti sono tutelati in caso di malattia e gravidanza, quindi il regime si rivela davvero più agile del passato. E per evitare il mostro casalingo di pigiama+binge watching, basta scegliere uno dei tanti coworking disponibili, facendo rientrare il costo nel vostro budget, oppure optare per le biblioteche o ancora approfittare degli uffici dei vostri datori di lavoro temporanei.

Al di là di tutti gli aspetti pragmatici, però, c’è un cambiamento radicale di disposizione mentale ed emotiva che andreste ad attraversare. Abbandonare l’ufficio può essere la soluzione adatta per voi, ma al tempo stesso dovete essere psicologicamente pronti ad affrontare questa novità.

Abbiamo indagato con lo psicoterapeuta Dott. Mattia Cis quali sono i passi falsi più comuni che si commettono quando si decide di fare il grande salto e le best practices per prepararvi ad affrontarlo al meglio.

I passi falsi
Non fatevi influenzare dalle delusioni extra lavoro
«È pericoloso cambiare per reazione e non per scelta. Quando si è tristi perché ad esempio si è avuto un fallimento relazionale, tutto può sembrare negativo, anche il lavoro svolto, per effetto di un “contagio” emotivo. In tal senso, occorre prima uscire da questa crisi e poi decidere con calma e lucidità cosa fare».

Non cambiate per qualcun altro
«A volte i cambiamenti si fanno per ottenere qualcos’altro rispetto a ciò che si vuole veramente. Lo sto facendo per vendicarmi di qualcosa? Lo sto facendo perché così il mio ragazzo o la mia ragazza mi ameranno di più? Fare le cose per qualcun altro non solo non è mai saggio, ma è il primo passo verso la delusione».

Non fatelo per ideali passeggeri
«Non cambiate per cercare di realizzare un ideale illusorio, perché col tempo svanirebbe e non vi porterebbe le soddisfazioni che state cercando. Chiedetevi piuttosto se volete cambiare perché effettivamente i vostri bisogni sono mutati e desiderate un lavoro che vi corrisponda di più; oppure se in realtà intendete farlo, ad esempio, per realizzare un’immagine di voi che ritenete socialmente più apprezzabile e che attiene a un modello ideale di come bisognerebbe essere».

Le best practices
Fate una lista dei pro e contro
«L’ideale è darsi il tempo per pensare e ascoltare i propri bisogni. Il lavoro dovrebbe essere una parte importante della loro realizzazione, e in tal senso fare un elenco dei pro e dei contro aiuta sempre a capire in maniera più razionale se il nuovo lavoro, realisticamente, può aiutarvi nella strada verso il benessere».

Parlatene con qualcuno
«È importante non essere soli nelle scelte difficili: chi vi vuole bene e vi conosce a fondo potrebbe sapere meglio di voi se un nuovo lavoro può fare al caso nostro. Cercate anche di parlare con chi già lo svolge: ascoltare le esperienze reali e concrete può davvero fare la differenza».

Immaginate il futuro
«Chiudete gli occhi e fate un viaggio nel tempo. Immaginate di trovarvi già nel nuovo lavoro, guardatevi intorno e ascoltate la pancia: che sensazioni positive e che sensazioni negative sentite? Non sottovalutatele, ma usatele per orientarvi nella scelta».

Chiara Monateri

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