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Newsroom: i migliori film con cui il cinema ha celebrato il giornalismo

Le più belle pellicole con cui il cinema ha raccontato l’immaginario avventuroso e quasi mitologico attorno alle redazioni giornalistiche

Valentina Barzaghi

Sigarette, litri di caffè e tanta carta. Non mi ricordo che sia stato un film in particolare a influenzare la mia decisione di scrivere, ma il fascino polveroso delle redazioni, quello frenetico di una squadra impegnata notte e giorno verso un giusto fine comune, la volontà di fare emergere una scomoda verità nobilitando l’idea di giustizia e di libertà di stampa, mi hanno sempre affascinata come poco altro. E il cinema, soprattutto made in USA, ha indubbiamente contribuito a creare un immaginario avventuroso e quasi mitologico attorno alle redazioni dei propri media e al valore di fare notizia.  

Oggi esce The Post, il nuovo film di Steven Spielberg con protagonisti Tom Hanks e Meryl Streep. Per questa occasione, abbiamo voluto ripercorrere per voi i film più emozionanti di sempre ambientati nelle redazioni. 

The Post di Steven Spielberg (2017)
1971: Katharine Graham (una stupenda Meryl Streep) è alla guida del Washington Post, testata che ha ereditato dal defunto marito. Sono gli anni in cui il giornale è ancora un prodotto “di provincia” rispetto a testate come il New York Times e una donna, perlopiù in una posizione dirigenziale come la sua, deve farsi largo tra schiere di uomini al potere. Quando il testardo direttore Ben Breedle (Tom Hanks) decide d’intraprendere una coraggiosa pubblicazione di documenti top secret riguardanti la Guerra in Vietnam, Katherine deve prendere una posizione che potrebbe compromettere tutto il suo mondo.

The Post è un film che racconta la trasformazione di un bellissimo e importante personaggio femminile, oltre che un inno alla libertà di stampa. La sua stesura – ha raccontato il regista Steven Spielberg – è stata conclusa appena sei giorni prima delle presidenziali americane, a dimostrazione di come la speranza di guardare al passato solo attraverso gli occhi della nostalgia sia stata un’altra volta disillusa e di quanta strada, in merito a queste tematiche, ci rimane ancora da fare in futuro. 

Il caso Spotlight di Tom McCarthy (2015)
Mark Ruffalo, Michael Keaton e Rachel McAdams sono protagonisti del film Premio Oscar 2016. Redazione del Boston Globe, 2001: quando Marty Baron (Liev Schreiber) viene eletto direttore della testata, vuole che le cose al giornale cambino, con l’intento di trasformarlo in una fonte di notizie autorevole per l’intero paese. Lascia dunque a briglia sciolta il reparto investigativo Spotlight, che inizia a occuparsi del caso di un sacerdote accusato di molestie su minori a Boston, per poi scoprire uno scandalo di portata ben maggiore su cui viene aperta un’inchiesta.
Il caso Spotlight innesca una riflessione sul dovere di stampa: partendo da un caso di cronaca che ha scosso la città di Boston a inizio Duemila, il film racconta la paura politica ed etica di pubblicare notizie su argomenti destabilizzanti.

State Of Play di Kevin McDonald (2009)
Rachel McAdams si è calata nei panni della giornalista diverse volte: Il caso Spotlight (sopra), Il buongiorno del mattino (commedia di Roger Michell, 2011) e State Of Play, al fianco di Russell Crowe, Helen Mirren e Ben Affleck. Short version dell’omonima serie tv, State Of Play sbarca a Washington e catapulta lo spettatore nella frenetica vita di una redazione, in cui le strategie quasi poliziesche per accaparrarsi una notizia sono all’ordine del giorno. Cal (Crowe) è un cronista investigativo d’annata. Stephen (Affleck) è un suo ex compagno del college divenuto deputato a capo del dipartimento che controlla le spese per la sicurezza nazionale. Della (McAdams) è una giovane ambiziosa giornalista web. Quando l’assistente di Stephen muore in condizioni misteriose, le strade dei tre s’incrociano in un’intricata indagine.

Zodiac di David Fincher (2007)
David Fincher è un maestro dell’intreccio investigativo e Zodiac uno dei suoi film più celebri. È l’Estate del 1968 quando, nell’area di San Francisco, un misterioso serial killer inizia a mietere vittime: sono tutte giovani donne. La Polizia guidata dall’ispettore Toschi (Mark Ruffalo) non può perdere tempo: il criminale, che assume il nome di Zodiac, inizia a sfidare le forze dell’ordine con una serie di messaggi all’apparenza non codificabili in cui anticipa le sue prossime mosse. Anche i giornali si attivano nell’indagine: il vignettista Robert Graysmith (Jake Gyllenhaal) aiutato dallo strampalato giornalista Paul Avery (Robert Downey Jr) darà una svolta alle ricerche.  Zodiac è un classico dell’intrattenimento thriller e racconta una pagina realmente accaduta della storia dei serial killer: un film imperdibile per chi è a caccia di suspense, accompagnata da un po’ di morbosa curiosità.

Good Night, and Good Luck di George Clooney (2005)
Come sua seconda prova alla regia – dopo Confessioni di una mente pericolosa (2003) – George Clooney decide di raccontare una storia d’informazione e patriottismo corredata da un’elegante fotografia in bianco e nero.
1953: Ed Murrow (David Strathairn) è un giornalista radiofonico della CBS che, dal suo studio, ha condotto una lunga battaglia politica contro il cosiddetto maccartismo, ovvero quel periodo storico in cui, a causa del senatore McCarthy, furono create delle “liste di prescrizione contro i comunisti” a seguito delle quali molti sospettati vennero estromessi dagli ambienti di lavoro, ma anche messi in cattiva luce nella vita pubblica, accendendo una vera e propria caccia alle streghe.
Non immaginatevi un “film-mattonata”: Clooney dosa sapientemente la storia importante con una narrazione leggera, riuscendo così ad avvicinare i fatti accaduti a un vasto pubblico. 

Cronisti d’assalto di Ron Howard (1994)
Molti film sul giornalismo americano raccontano la volontà di un quotidiano e di una redazione di diventare tra i più letti, spesso facendo le scarpe a qualche competitor. Nel film di Ron Howard (Il codice Da Vinci, Rush, A Beautiful Mind), il New York Sun è un quotidiano sull’orlo della disfatta. Il rivale The Sentinel ne vuole approfittare per scalzarlo definitivamente e portare avanti la sua ascesa, ma in una sola giornata i redattori del Sun riusciranno a imporsi, stravolgendo quella che sembrava essere una fine ineluttabile.
Ron Howard mette in scena un film corale volutamente logorroico che guarda al fastoso passato della commedia americana, per raccontare la vita lavorativa e privata dei membri di una redazione “da salvare”. Robert Duvall, Glenn Close, Michael Keaton e Marisa Tomei sono solo alcuni dei protagonisti.

Diritto di cronaca di Sydney Pollack (1981)
Megan Carter (Sally Field) è una reporter che sta conducendo un’inchiesta su Michael Gallagher (Paul Newman), figlio di un malavitoso, finendo per metterlo nei guai. In lingua originale il film s’intitola Absence Of Malice, termine legale usato per parlare di diffamazione. Nel giornalismo “l’assenza di malizia”, invece, simboleggia il labile confine tra il diritto di cronaca e le rivelazioni dannose alla vita privata di un cittadino.
Il film di Sydney Pollack porta avanti due livelli narrativi: quello dell’inchiesta e quello del rapporto sempre più intimo tra Megan e Michael, che va a mettere in discussione tutte le sicurezze professionali della donna. Pollack, d’altronde, è un abile narratore di conflitti – il suo film successivo sarà il cult Tootsie (1982) – che qui vengono messi al servizio di un grosso ammonimento: ogni azione ha una conseguenza

Tutti gli uomini del Presidente di Alan J. Pakula (1976)
Tutti gli uomini del Presidente con Robert Redford e Dustin Hoffman è in assoluto il film più famoso su un’inchiesta giornalistica realizzato a oggi. Divertente è l’omaggio che Spielberg gli fa alla fine del suo recente The Post: d’altronde sempre del Washington Post si sta parlando.
È il 17 giugno 1972 quando alcuni uomini vengono fermati mentre tentano un furto con scasso nel palazzo del Watergate. Il giornalista Bob Woodward (Redford) intuisce che sotto c’è qualcosa di grosso e insieme al collega Ben Bradlee (Hoffman) decide di approfondire. 
C.I.A., F.B.I. e perfino Casa Bianca: sono tante le istituzioni che lentamente si scoprono coinvolte nello scandalo che porterà alle dimissioni di Nixon.
Tratto dal libro “scandalo” scritto a quattro mani dai due giornalisti, il film fu girato a soli due anni di distanza dalla pubblicazione, al fine di raccontare al cinema un episodio di cronaca condiviso dal pubblico e importante dal punto di vista storico. Alcune sue espressioni come «Follow the money» sono rimaste incise tra i grandi insegnamenti del cinema.

Quinto Potere di Sidney Lumet (1976)
Nonostante siano già trascorsi 42 anni dalla sua uscita in sala, Quinto Potere è un film invecchiato benissimo nella sua rappresentazione del media televisivo e delle ripercussioni che ha sulla società. La tv per Sidney Lumet è un rifugio dalle ansie del quotidiano, il mezzo tramite cui ambire a un’illusione di felicità, e dunque un abile manipolatore di masse. 
La storia di Quinto Potere inizia con un evento spettacolare: il celebre presentatore televisivo Howard Beale (un incredibile Peter Finch), dopo aver appreso il suo licenziamento per calo di ascolti, annuncia in diretta che si ucciderà davanti alle telecamere. La popolarità di Howard a questo punto impenna, ma mentre lui ormai è costretto a mantenere la promessa, iniziamo a vedere tutta una serie di personaggi che ruotano attorno al suo ambiente lavorativo, spesso senza scrupoli e spaventosi come la direttrice del dipartimento programmazione, Diana Christensen (Faye Dunaway).

Quarto potere di Orson Welles (1941)
Qualsiasi corso di critica cinematografica vi troverete a seguire nella vostra vita, state pur certi che non potrete scappare da Quarto Potere. D’altronde la storia di Charles Foster Kane, magnate dell’editoria, è un caposaldo imprescindibile della storia del cinema, oltre che un film ricco di simbologie. Orson Welles, che lo ha realizzato e interpretato a soli 25 anni, si è ispirato alla vera storia dell’editore William Hearst e ha deciso di portarla sul grande schermo andando controcorrente rispetto allo spirito dell’epoca: Quarto Potere, infatti, non racconta la realizzazione, ma la disillusione del sogno americano: se non vi siete imbattuti in questo cult almeno una volta nella vita, è arrivato il momento di rimediare.

Valentina Barzaghi

Giornalista di cultura, più o meno pop.