SETTIMA ARTE

Sorrentino, Garrone, Guadagnino e Virzì: il nuovo cinema italiano che fa impazzire Hollywood

Fino a poco tempo fa i nomi erano sempre quelli dei grandi del passato, ma il cinema italiano non è fermo e con i suoi nuovi protagonisti sta conquistando gli USA

Mattia Carzaniga

«Crazy country but beautiful». Così parlò Paolo Sorrentino quando, il 2 marzo del 2014, salì sul palco del Dolby Theatre a ritirare l’Oscar per La grande bellezza. Quel momento e quelle parole cambiarono, forse, il ruolo di questo nostro pazzo ma bellissimo paese sullo scacchiere cinematografico internazionale. Fino all’altro ieri, quando chiacchieravi con un qualsiasi attore o regista straniero, la risposta alla domanda «Cosa conosci del cinema italiano?» era piuttosto ovvia: Fellini, De Sica, Visconti, Pasolini, i soliti noti. «E del cinema italiano di oggi?»: scena muta.

Ma negli ultimi anni qualcosa è cambiato. Adesso non è raro sentire pronunciare le parole «Paolo Sorrentino». E, nella stagione 2017-2018, le cose potrebbero cambiare ulteriormente.

Sorrentino non è fermo ai box, anzi. Prima c’è stata la serie The Young Pope, co-produzione di Sky italiana e Hbo americana, per la quale il protagonista Jude Law ha ricevuto una candidatura ai Golden Globe del 7 gennaio. Poi verrà Loro, biopic non autorizzato di Silvio Berlusconi, probabilmente a Cannes 2018.  Il tutto prima di tornare in Tv con The New Pope, sequel ideale delle puntate precedenti.

Sorrentino non è fermo e non è solo. Il cavallo su cui puntare agli Oscar 2018 sembra essere Luca Guadagnino, ultimo esempio del “nessuno è profeta in patria”. Da noi i film precedenti sono stati fischiati ai festival (Io sono l’amore, 2009) e disertati dal pubblico (A Bigger Splash, 2015), ma nel frattempo lui veniva apprezzato all’estero,  il primo dei due ottenne pure una nomination agli Oscar per i costumi. 

Fino a mettere a segno il grande colpo proprio quest’anno: Chiamami col tuo nome, in originale Call Me by Your Name (sarà nelle sale italiane il 25 gennaio) è uno dei titoli in pole position per la statuetta più pesante dell’anno. Il film, protagonisti i bravissimi Timothée Chalamet e Armie Hammer, è una storia di coming out e coming of age tratta dal romanzo omonimo di André Aciman e adattata per lo schermo da James Ivory. Una narrazione, insomma, di serie A e un film assolutamente allo stesso livello con cui Guadagnino è entrato nei sogni di produttori e attori hollywoodiani. Il regista ha già girato il remake di Suspiria di Dario Argento, starring Tilda Swinton e Dakota Johnson, poi sarà la volta di un thriller (ancora senza titolo) con Jake Gyllenhaal, Benedict Cumberbatch e Michelle Williams. Dopo ancora Burial Rites, storia dell’ultima donna giustiziata in Islanda con la diva più richiesta del mondo: Jennifer Lawrence.

Ai Golden Globe per un film di firma nostrana c’è finita pure Helen Mirren per Ella & John - The Leisure Seeker, esordio per così dire americano di Paolo Virzì (al cinema dal 18 gennaio). Anche lui è stato corteggiato a lungo dagli Studios statunitensi, dopo il successo internazionale del Capitale umano e La pazza gioia. Virzì ha alle spalle anche una candidatura (purtroppo solo sfiorata) agli Academy Award per La prima cosa bella, peraltro nello stesso anno di Io sono l’amore di Guadagnino, e adesso con questa tenera storia di terza età con due star âgé (insieme a Mirren c’è il grande Donald Sutherland) si piazza seriamente sul mercato Usa.

Non solo dramma o commedia. I registi italiani, come da tradizione anni ’60-’70, sanno fare tutto: pure l’action. La scommessa dei mesi a venire è Soldado, sequel del tostissimo Sicario di Denis Villeneuve affidato a un nome di casa nostra: Stefano Sollima, l’uomo dietro al successo televisivo di Gomorra e al “format” Suburra. In questo capitolo sono riconfermati i protagonisti (Josh Brolin e Benicio del Toro) e, almeno a guardare il trailer, la dose di azione e violenza  che caratterizza il racconto senza sconti della lotta tra polizia e narcotrafficanti al confine tra Stati Uniti e Messico.

Infine, tra i nostri autori già noti e apprezzati a livello globale non possiamo non citare Matteo Garrone, che dopo l’internazionale Il racconto dei racconti torna al “camorra movie” con Dogman, probabilmente a Cannes. E non mancano nemmeno “nomi nuovi” e registi di belle speranze: come Gabriele Mainetti, che col suo Lo chiamavano Jeeg Robot ha inaugurato la nuova rinascita del cinema di genere all’italiana.

È il caso di dirlo: forse l’onda lunga dell’Italia a Hollywood durerà più di una stagione.

Mattia Carzaniga

Scribacchino, cinefilo, casalinga non disperata