HORROR

Basta spaventarci a morte!

I personaggi cinematografici più spaventosi di sempre

Valentina Barzaghi

I genitori sono la saggezza. Eppure qualcosa ci spinge a fare sempre l’esatto opposto di ciò che ci suggeriscono. Chi di voi non ha mai visto un film di nascosto proprio perché gli era stato proibito? A me è capitato due volte: la prima quando avevo 8 anni con la mini-serie tv IT (1990), la seconda qualche anno dopo con Il silenzio degli innocenti. Come se non bastasse, a vedere IT avevo costretto anche la mia sorellina di cinque anni che, ancora oggi che di anni ne ha 30, quando vede un tombino o Ronald McDonald sente delle vertigini da terrore. 

Una cantina, un luogo abbandonato, una luce che flicchera, un oggetto che cade o si sposta, un’ombra, una porta che cigola. L’ignoto, il buio, la solitudine, la morte. Sono solo alcune delle più grandi paure umane con cui i film thriller-horror giocano per provocare angoscia nello spettatore. I personaggi creati dal genere, veri e propri transfer del terrore, sono tra i più spaventosi a cui la mente umana sia stata in grado di dare forma. Ci sono quelli totalmente di fantasia, che fanno paura sia per la loro mostruosità sia per la loro violenza fisica. E ci sono quelli che partono da questioni reali, come la pazzia, il maltrattamento, le guerre, le fobie, per costruire incubi da cui è difficile fuggire.  

Soprattutto quando si è molto giovani i film “di paura” rappresentano il banco di prova su cui testare e dimostrare il proprio indomito valore ai coetanei, in una sfida all’ultimo grido. Ma quante volte, quelle ostentazioni di spavalderia, ci si sono ritorte contro in ossessioni da cui è difficile prendere le distanze anche da adulti? Ecco una lista dei personaggi “da film” che più ci hanno terrorizzato (e traumatizzato).

IT
Film: miniserie tv di Tommy Lee Wallace (1990); lo spaventoso film di Andrés Muschietti (2017). 

Frase celebre: «Lo vuoi un palloncino?». 
Perché ci fa paura:
Nato dalla penna di Stephen King nel 1986, IT è l’impersonificazione della paura. Che si tratti di un oggetto, di un sentimento da cui non riusciamo a liberarci o di una persona che spaventa la nostra esistenza, IT è sempre pronto a trasformare le sue sembianze nelle angosce più remote delle sue vittime e di nutrirsi della loro vulnerabilità. I protagonisti del romanzo, così come quelli delle sue trasposizioni, riescono ad affrontarlo solo grazie alla loro amicizia e appoggiandosi l’uno all’altro: metafora che è anche un grande insegnamento umano.  

Freddy Krueger
Film:
 la saga di Nightmare di Wes Craven.

Frase celebre: «Uno, due, tre Freddy viene per te, quattro, cinque, sei al sicuro non sei, sette, otto il crocifisso tieni stretto, otto, nove se t’addormenti vai non sai dove, nove, dieci, apri gli occhi e accendi le luci».
Perché ci fa paura: Qualcuno si starà domandando perché in questa lista compare Freddy, ma non c’è nemmeno l’ombra di Michael Myers (Halloween) o di Jason (Venerdì 13). Perché nonostante tutti e tre siano feroci serial killer, Michael e Jason agiscono nella vita reale, mentre Freddy attacca in un momento di assoluta vulnerabilità per l’essere umano come il sonno. Freddy Krueger uccide le sue vittime all’interno dei loro sogni, luogo da cui è impossibile fuggire, se non riuscendo a svegliarsi prima di essere catturati. Il regista Wes Craven ha costruito per il suo pubblico un mostro attingendo dai suoi incubi peggiori. Freddy Krueger era il bullo che lo tormentava a scuola, mentre le sue sembianze sono riprese da quelle di un barbone che gli dava noia da piccolo. La storia, invece, è ispirata a fatti realmente accaduti a Los Angeles negli anni ’80, dove un gruppo di ragazzi, dopo aver fatto sogni spaventosi, iniziò a rifiutarsi di dormire. L’impossibilità di reggere a lungo svegli, portò i giovani a cadere in sonni improvvisi, profondi e tormentati, da cui la maggior parte non si svegliò mai più.

Chucky
Film:
 La bambola assassina di Tom Holland (1988).

Frase celebre: «Ciao, sono Chucky, e fino alla fine tuo amico sarò».
Perché ci fa paura: Avete presente quella sensazione terrificante per cui sapete di essere soli, ma siete comunque convinti che qualcuno vi stia guardando? Se avete visto La bambola assassina in tenera età, è possibile che sia quello il motivo per cui siete così suggestionabili. Il film racconta la storia di un serial killer che, in punto di morte, riesce a riversare la sua anima all’interno di una bambolotto. Acquistato da una donna per suo figlio, il giocattolo prende vita e diviene fonte di non pochi guai per il ragazzo, che viene accusato degli omicidi commessi dal delinquente sotto le sue nuove e ‘insospettabili’ spoglie.  

Hannibal Lecter
Film: Il silenzio degli innocenti di Jonathan Demme (1991).

Frase celebre: «Vorrei che potessimo parlare più a lungo, ma sto per avere un vecchio amico per cena stasera».
Perché ci fa paura: Il protagonista del cult firmato Jonathan Demme ci fa paura perché è un mostro dalle sembianze umane. Si confonde tra la gente e, indistinguibile alla vista, attacca quando meno ce lo si aspetta. Hannibal (un immenso Anthony Hopkins) si trova in prigione quando lo conosciamo attraverso l’esperienza della giovane investigatrice Clarice (Jodie Foster): ha ucciso diverse donne, di cui poi si è nutrito. Hannibal è un predatore dall’alto profilo intellettuale: nonostante Clarice e lui siano separati da un’inscalfibile gabbia di sicurezza, la ragazza si sente continuamente braccata dal suo sguardo e dalle sue battute sottili. Come lei, anche il pubblico prova uno stato di sottomissione alla potenza di Hannibal. Spaventoso sottotesto sessuale incluso. 

Bruce
Film: Lo squalo di Steven Spielberg (1975). 

Frase celebre: non pervenuta. 
Perché ci fa paura: Bruce è il nome con cui generalmente la produzione chiamava i tre squali meccanici realizzati per il film. Bruce ha segnato l’incapacità di molti di fare il bagno al mare senza gli occhialini e senza la possibilità costante di vedere cosa ci sia sul fondo. Oltre che di evitare, ovviamente, il mare aperto. Grazie a Bruce, venire con noi traumatizzati in vacanza al mare, è un vero pacco. 

Malefica
Film: La bella addormentata nel bosco di  Clyde Geronimi, Eric Larson, Wolfgang Reitherman e Les Clark.(1959) 

Frase celebre: «Adesso Principe, avrai a che fare con me. E con tutte le forze del male».
Perché ci fa paura: Nonostante sia la più affascinante di tutte le streghe mai portate sul grande schermo, Malefica è anche la più malvagia (non a caso, il nome deriva dal latino maleficium). Se nel live-action Disney con Angelina Jolie, scopriamo la sua storia e le doniamo una sorta di redenzione, il film d’animazione del 1959 ha scene, come quella della maledizione col fuso, che ci hanno fatto tremare sotto le coperte per sere e sere.  

Samara Morgan
Film: The Ring di Gore Verbinski (2002). 

Frase celebre: «Fra sette giorni morirai».
Perché ci fa paura: Antagonista della saga horror The Ring - remake dell’omonima giapponese - Samara Morgan è il fantasma di una ragazzina con poteri soprannaturali morta in circostanze violente. Samara è l’inaspettato, un demone (dell’acqua) che prende vita all’improvviso grazie a un VHS, una creatura vendicativa che non lascia scampo: «morirai tra sette giorni», dice proprio lei. Se quando abbiamo guardato il film con i nostri amici ci è capitato di ostentare spavalderia ridendo e toccandoci per scaramanzia peggio che al cospetto della Signora Fletcher, la verità è che da anni, a causa di Samara, al primo sfarfallio o problema tecnico della tv, stacchiamo la spina e andiamo a nasconderci il più lontano possibile dal salotto.  

Le gemelle Grady
Film: Shining di Stanley Kubrick (1980) 

Frase celebre: «Vieni a giocare con noi? Vieni a giocare con noi, Danny? Per sempre... per sempre... per sempre».
Perché ci fanno paura: Le due gemelle di Shining sono tra i personaggi più iconici del cinema. Se all’Overlook Hotel è la pazzia di Jack (Jack Nicholson) a regnare sovrana, in quanto a terrore le due gemelle create dalla mente di Stephen King sono i fantasmi che non riusciamo a toglierci dalla testa una volta visto il film. Storia vuole che la rappresentazione cinematografica della coppia sia un omaggio di Kubrick alla fotografa Diane Arbus (morta nel 1971) e alla sua foto Identical Twins

Dracula
Film: il nostro preferito è quello «di Bram Stoker» con la regia di Francis Ford Coppola (1992, da cui sotto la citazione), ma ne esistono tantissime versioni interessanti, da quella muta di Murnau (1922) a quella celebre di Tod Browning con Bela Lugosi (1931). Dracula è stato uno dei personaggi letterari maggiormente e meglio rappresentati al cinema. Se non avete mai visto i b-movies firmati Hammer Film Productions dovete assolutamente recuperare, così come la parodia di Mel Brooks, Dracula morto e contento.  

Frase celebre: «Io non bevo mai… vino».
Perché ci fa paura: Il tema del doppio, del dualismo bene-male che affligge l’esistenza di ogni essere umano, trova spazio in diverse figure della letteratura di fine Ottocento che muovono le fila dai fasti di Frankenstein (Shelley, 1818). 
Lo strano caso del Dr Jekyll e Mr Hyde (Stevenson), Il ritratto di Dorian Gray (Wilde) e, infine, Dracula (Stoker) sono alcune di queste. In un mix mitologico di eros e tanatos, Dracula è un affascinante nobiluomo che attrae a sé vittime ignare - prevalentemente donne - e le uccide prosciugandole del sangue di cui si nutre. Coppola con il suo film ne delinea i tratti letterari salienti, ci aggiunge immaginari spaventosi ripresi dal alcuni lavori dei suoi predecessori illustri (uno su tutti l’ombra riflessa del vampiro che vive di vita autonoma come nel film di Murnau) e li amplifica in chiave mainstream-spettacolare contemporanea.    

Valentina Barzaghi

Giornalista di cultura, più o meno pop.