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Friendship never ends: l’attesissima reunion delle Spice Girls

Perché la loro reunion ha fatto esplodere il web: 5 motivi per cui le Spice Girls hanno fatto la storia

Stefano Consiglio

Se ne parlava da anni, ma nulla si era concretizzato. Poi il 2 febbraio scorso qualcosa si è mosso: una dopo l’altra, foto delle Spice Girls che si dirigevano verso la residenza dell’Hertfordshire di Geri Horner (quella che prima di sposare il team manager della Red Bull Racing si chiamava Geri Halliwell) hanno cominciato a rimbalzare da un sito di gossip all’altro e, per l’ora di sera, la reunion che una generazione intera aspettava da tempo si è materializzata. Le Spice Girls sono tornate insieme, tutte e 5; e la prova fotografica dell’evento è arrivata proprio da quella che fino a oggi sembrava la più restia ad aderire al progetto, Victoria Beckham.

E poco importa se, quasi certamente, questa rimpatriata tanto attesa non si tradurrà né in nuovo album né in un (tanto atteso) tour mondiale. Qualsiasi cosa abbiano in mente – anche semplicemente una canasta in diretta su Facebook – quando queste 5 ragazze si riuniscono il pubblico va in fibrillazione. Sono passati 20 anni dal loro ultimo album insieme ma come le Spice Girls, per usare un’espressione anch’essa figlia degli anni ’90, “nessuno mai”. Ecco perché: 

1. Fab 5 della nostra epoca
Quando si parla di Spice Girls, le cifre parlano chiaro
. Wannabe, il loro debutto, è il singolo di maggior successo mai realizzato da una band di sole donne. Spice, il primo album, è rimasto in vetta alle classifiche inglesi per 15 settimane e, soprattutto, è l’album più venduto nella storia delle girlband mondiali: con 28 milioni di copie. Spiceworld, il secondo, ha venduto 13 milioni di copie. In totale le ragazze hanno raggiunto il ragguardevole traguardo di 85 milioni di dischi venduti in tutto il mondo. La loro gloria è durata appena un paio di anni ma è stata uno dei fenomeni di costume più intensi di tutti i tempi: il mondo era letteralmente impazzito per le Spice e non esisteva magazine o programma televisivo che non ne parlasse anche solo di sfuggita.

A livello di successo, esposizione mediatica, guadagni, merchandising e permanenza nell’immaginario collettivo e nella cultura popolare, le Spice Girls sono seconde solo a un’altra band, sempre inglese: i Beatles. 

2. In Pop stat veritas
Se parliamo di musica “di gruppo” al femminile, l’inizio degli anni Novanta era dominato dagli estremi: da un lato, band di ragazze “sporche e cattive” affiliate al movimento underground punk delle Riot Grrl. Dall’altro, l’universo R’n’B con gruppi come le TLC (per citarne solo uno).
Le Spice Girls si sono piazzate in quello spazio lasciato vuoto dalle girlband degli anni ’80, riempiendolo con le melodie orecchiabili e incalzanti che hanno dato vita al cosiddetto Bubblegum Pop. Lo stesso genere che, di lì a poco, avrebbe aperto la strada ad altri grandi nomi femminili del pop mondiale come Britney Spears, Christina Aguilera e via dicendo. Praticamente tutte le girl band nate tra la fine degli anni ’90 e negli anni 2000 (Sugababes, Atomic Kitten, Girls Aloud, fino ad arrivare alle Pussycat Dolls e alle Little Mix) si sono ispirate a loro o hanno subito la loro influenza. Collocandosi esattamente al centro di quell’immensa area, tra le schitarrate spurie alla Courtney Love e il rap al femminile dei ghetti statunitensi, le Spice Girls hanno rinvigorito il pop infondendogli una nuova energia.

3. Cinque anime, cinque identità
Anche se frutto di una delle operazioni di marketing musicale meglio riuscita della storia (e del perfido genio del manager Simon Fuller, presente nell’ombra anche venerdì scorso a casa di Geri), il Fenomeno Spice ha puntato tutto su un fattore decisivo: l’identità di ciascuna componente. Quando parliamo di “Ginger”, “Baby”, “Scary”, “Sporty” e “Posh” non parliamo solo di soprannomi calzanti affibbiati alle ragazze durante le loro prime conferenze stampa, ma dei veri e propri marchi che ancora oggi si portano dietro. In questi 5 soprannomi c’è uno dei più grandi segreti del loro successo: caratteri e look differenti che, però, si muovono e agiscono in gruppo con uno scopo comune. Le cinque ragazze avranno anche “ricevuto” dei caratteri decisi a tavolino, ma oltre ad avere abbastanza personalità per reggere il gioco – e a permettere al pubblico femminile di identificarsi nel look di ciascuna – all’epoca hanno trasmesso anche un messaggio positivo: l’importanza di essere sempre se stessi e seguire i propri gusti e inclinazioni.

4. Un marchio di successo
Se oggi non esiste celebrity che non presti il proprio volto a un prodotto o a un marchio, anche solo con una foto su Instagram, negli anni Novanta era tutta un’altra storia. La pubblicità che non rientrava nel classico format da spot televisivo era definita “occulta”. Questa storia è cambiata anche grazie alle Spice Girls: le ragazze non hanno solo prestato il proprio nome a innumerevoli brand, come Pepsi, Impulse, Polaroid e Walker’s (solo per citarne alcuni); non hanno solo siglato accordi con supermercati o presenziato al lancio di canali televisivi o “firmato” collezioni di abiti o calzature. Si sono addirittura trasformate a loro volta in un brand: dalle bambole in stile Barbie, passando per gli articoli di cancelleria, fino all’editoria di consumo, nessuno ha mai eguagliato le Spice Girls in termini di merchandising. Sono proprio loro a rappresentare il primo esempio contemporaneo di collaborazione “totale” tra artisti e brand. Pensiamoci, la prossima volta che la star di turno che seguiamo su Instagram ringrazierà il produttore di creme per i talloni secchi agli estratti di avocado della costa del Perù con l’emoticon delle mani giunte.

5. Girl Power!
Se 20 anni fa sembrava esagerato definire come “femminista” il Girl Power di cui si facevano portavoce, oggi non si può evitare di riconoscere a Emma, Geri, Victoria e alle due Melanie il merito di avere diversificato il messaggio legato alle tematiche femminili e di averlo reso pop. Le Spice Girls non saranno state artiste fenomenali, non saranno cantanti portentose, ma hanno celebrato le infinite sfumature della femminilità in modo talmente universale, positivo e irresistibile. È anche grazie a loro che oggi tante musiciste di grande successo (e potere) possono esprimersi come artiste donne. In altre parole, il “potere alle ragazze” degli anni Novanta ha contribuito al grande potere di alcune delle artiste donne più seguite e apprezzate di oggi.

E per un gruppo che ai suoi tempi era stato bollato come una mera operazione di marketing, tutto sommato si tratta di un grande risultato. E allora, qualsiasi cosa abbiano in mente per questa loro ultima reunion, che Girl Power sia, sempre!

Credit immagine di copertina: Getty Images

Stefano Consiglio

Vietargli la lettura di Eva3000 gli segnò l’infanzia.