DILEMMA

Nuova avventura lavorativa: da soli o con un socio?

Come scegliere il partner giusto per il proprio progetto

Marina Pierri

Avete avuto una grande idea ma non siete abbastanza forti, o capaci, o liberi per portarla avanti da soli. Avete avuto un’idea, ma sapete che per concretizzarla potreste avere bisogno di aiuto. Avete avuto un’idea e – lo sentite – è una buona idea, ma per smuovere le montagne avete bisogno di un altro paio di braccia. Va benissimo così. La sensazione di poter condividere la creatività, la speranza di riuscire e la novità con qualcun altro è tra le più belle che è dato provare in ogni campo. Il problema è che per quanto possiamo aver scelto una persona che appare perfetta per camminarci di fianco nel nostro tragitto verso l’agognato successo, la delusione potrebbe essere dietro l’angolo. Alcuni suggerimenti possono essere d’aiuto nell’orientarsi e nel decidere, buoni compagni d’avventura.

Non basatevi soltanto sull’istinto
Ci sono individui, o amici, con cui vogliamo intraprendere così tanto un viaggio per le più svariate ragioni (affinità, affetto e simpatia sono emozioni normali in questi frangenti), che finiamo per essere obnubilati. Capita di scambiare l’ottone per oro: si tratta di un’illusione, di un abbaglio. E può accadere anche ai più accorti e ai migliori. Nella partnership – chiamiamola così – professionale si viene facilmente tentati di contare sulla sola stima. Che è necessaria ma non sufficiente.

Evitate gli alter ego
È possibile che si sia portati a selezionare, per la propria impresa, una persona con un profilo molto simile al nostro. Qualcuno che abbia le nostre stesse amicizie, ami le stesse cose, ci assomigli quanto ad approccio alla vita e al lavoro. È ok, ma esiste il pericolo della completa sovrapponibilità: se decidete di lavorare alla vostra idea con un alter ego, non potrete contare su di lei o lui quando siete scarichi; non potrete fare affidamento sul suo morale alto quando vi sarà scesa (accadrà), perché sarà scesa anche a lei, o a lui. Siete similissimi, dopotutto. Se non saprete districarvi da un grosso groviglio, l’altro non avrà gli strumenti per farlo, perché non li avete nemmeno voi. Se vi mancherà una competenza, dovrete tirare in causa un terzo giocatore. È questo che volete? Probabilmente no. 

Getty Images

Ragionate sulla base della complementarità
Voi e il vostro partner non dovete appartenere a Marte e a Venere. Non c’è bisogno che vi piacciano, per esempio, serie tv differenti o non condividiate niente di niente. Si può e si devono avere dei punti di incontro, altrimenti marcisce tutto, ma come in una buona relazione sentimentale (la faccenda è la stessa, in fondo, tranne che qui si parla di lavoro) occorre complementarità. Avete la testa per aria? Selezionate una persona con i piedi ben saldi per terra. Siete umorali? Cercate qualcuno che sia poco soggetto a sbalzi d’umore. Corteggiate i riflettori? Pensate a qualcuno che sia a suo agio nell’ombra. E viceversa. Ogni qualità serve per portare avanti un progetto, perché farlo è molto complesso. L’importante è che ci sia equilibrio e bilanciamento.

Diffidate di chi dimostra minor coinvolgimento
Una delle chiavi per realizzare una buona intuizione, il cui regno di appartenenza è l’iperuranio delle buone idee, è avere un partner che ci tenga esattamente quanto voi. Avete capito bene: non un grammo di più, non un grammo di meno. Tutti abbiamo impegni, ma alla terza volta che il vostro compagno d’avventura manca un appuntamento importante, o alla quarta volta che fa troppe storie mostrando soltanto una tendenza a procrastinare, fate marcia indietro. È lecito, eh. È molto meglio lasciar perdere una collaborazione poco fruttuosa subito che abbandonarla quando le carte sono già a faccia insù sul tavolo. È anche tanto più semplice e salutare. Se percepite poco impegno – specie dove voi ne state mettendo moltissimo – l’amarezza prenderà il sopravvento sull’amicizia e lo scambio di punti di vista così vitale si tramuterà in silenzio. Il vostro progetto sarà morto nella culla, e sarà troppo tardi per resuscitarlo. 

Getty Images

Fate attenzione ai segnali
Chiedetevi com’è andata quella volta che c’è stato un problema (di ogni tipo). Fate mente locale: se siete arrivati velocemente a una pacificazione di sorta, se avete chiarito con serenità, se vi siete levati d’impaccio senza spargere sangue, quello è un ottimo segnale. Va di nuovo sottolineato che in una partnership, come in una storia d’amore, bisogna perdonare, dimenticare, andare avanti ed evitare di ripetere gli stessi errori. Quando un tema è stato esaurito, va messo nel cassetto e va buttata via la chiave. Se la vostra potenziale metà professionale, invece, trova ogni scusa per tornare su uno scontro sappiate che resterete incastrati. E quando si parla di professione, a differenza dell’amore, raramente c’è ritorno. Le chance di riuscire sono poche, e vanno giocate bene. La vostra voce deve essere una sola, specie davanti ai vostri interlocutori: siete un team o no?

Credit immagine di copertina: Getty Images

Marina Pierri

Giornalista e docente.