Cooltura

Molto più di un semplice scalo: Dubai e Abu Dhabi, le nuove frontiere dell’arte

Se pensate che le due città arabe siano solo lusso e grattacieli, è arrivato il momento di ricredervi

Valentina Borghi

Se qualcuno 10 anni fa mi avesse detto che templi occidentali dell’arte come il Louvre o il Guggenheim avrebbero aperto ad Abu Dhabi non gli avrei mai creduto. Ma Dubai e Abu Dhabi sono le città dei record, e ci hanno ormai abituati alle loro metamorfosi. Poco più di 50 anni fa lì si viveva nelle capanne di palma e ora, grazie all’industria del petrolio, si cammina tra i grattacieli più alti e avveniristici del mondo. La determinazione, il potere e il denaro degli sceicchi hanno stravolto qualsiasi tipo di previsione e riscritto il guinness dei primati. Lo stereotipo associato a queste città come luoghi senza cultura deputati al solo lusso sta finalmente tramontando, e le capitali degli Emirati Arabi Uniti si preparano a diventare le nuove frontiere dell’Arte Moderna e Contemporanea 2.0. 

Abu Dhabi / Getty Images

Ebbene sì, oltre a volare a Parigi o a New York, a partire dal prossimo 11 novembre tutti gli appassionati di arte e storia potranno prendere in considerazione anche Abu Dhabi. L’11 novembre inaugurerà infatti nella Saadiyat Island (“Isola della felicità”) il nuovo immenso Abu Dhabi Louvre all’interno di uno spettacolare edificio a forma di disco volante progettato da Jean Nouvel. Questo museo rappresenta uno dei progetti culturali più ambiziosi del mondo, ed esporrà un’ampia selezione di oggetti d’arte europei e mediorientali provenienti dalla collezione della celebre istituzione parigina, tra cui La Belle Ferronnière di Leonardo da Vinci, l’Autoritratto di Vincent van Gogh e la scultura in bronzo Apollo del Belvedere di Primaticcio.   

Il progetto prevede inoltre che l’intera Saadiyat Island diventi il Cultural District di Abu Dhabi: 27 km quadrati di superficie (e 27 milioni di dollari di investimento) che ospiteranno, tra gli altri, anche un nuovo Guggenheim Museum e il Zayed National Museum progettati rispettivamente dagli archistar Frank Gehry e Norman Foster.

Jean Nouvelle / Getty Images

Non mancano anche realtà artistiche più piccole e non meno interessanti, com’è il caso del Warehouse421, un grande centro culturale in due ex magazzini industriali, che ha aperto nel 2015 nel quartiere portuale di Mina Zayed. Scopo della Warehouse421 è quello di supportare e incoraggiare l’interazione tra artisti, designer, musicisti e performer locali, per rafforzare la comunità creativa degli Emirati Arabi Uniti. Gli spazi sono molto belli e i visitatori possono partecipare a decine di dibattiti, workshop, concerti, proiezioni ed esposizioni temporanee.  

Ma non si può lasciare Abu Dhabi senza aver prima visitato (e soprattutto instagrammato) la moschea dei record: la maestosa e abbagliante Sheikh Zayed Mosque, voluta dallo sceicco Zayed che fu seppellito qui prima che fosse completata nel 2007.  Questa moschea è una delle più grandi al mondo e di certo la più costosa (è anche una delle poche moschee degli Emirati Arabi aperta ai non musulmani).  

La moschea Sheikh Zayed / Getty Images

Le sue ottanta cupole e i suoi quattro minareti di marmo bianco sono visibili per chilometri, ma è la sala di preghiera il vero capolavoro di design islamico contemporaneo. La sala accoglie il tappeto più vasto del mondo (tessuto in Iran da circa 1200 artigiani, misura oltre 5000 mq e pesa 47 tonnellate) e il lampadario a bracci più grande mai realizzato (prodotto in Germania con un milione di cristalli Swarowski), tuttavia quello che davvero colpisce è inaspettata l’armonia di questa opulenza, che alla fine risulta quasi discreta.   

Ovviamente Dubai non vuole essere da meno della sua dirimpettaia e, - pur conservando il suo status di capitale del lusso e di building avveneristici – si è lentamente evoluta in una metropoli vibrante e creativa.  

Chi volesse andare oltre i clichè  turistici del Burj Khalifa o delle Emirates Towers può infatti scoprire che Dubai ha molto più da offrire di ciò che ci si potrebbe immaginare. Esiste anche una Dubai più autentica, indipendente e underground, fatta di persone, eventi, luoghi, ristoranti e locali dove il mood è molto diverso dalla celebrazione dell’edonismo a cui  la città viene sempre associata.

Il souk di Dubai / Getty Images

Un caso emblematico di questa trasformazione è sicuramente l’ambizioso progetto di riconversione industriale che ha trasformato una fabbrica per la lavorazione del marmo in un enorme distretto creativo: l’Alserkal Avenue Arts District.  Nel giro di poco tempo questo distretto è diventato il place to be di Dubai, dove si trovano tutte le gallerie internazionali più interessanti e all’avanguardia, concept store per feticisti delle sneakers o dei kimoni, rivenditori di Porsche usate, gallerie fotografiche, ristorantini bio e spazi di coworking: il paradiso per i collezionisti d’arte, ma anche per i giovani hipster e i creativi della città. 

Alserkal Avenue / Getty Images

Solo a pochi blocchi di distanza si collocano Jumeirah e Kite Beach, le due spiagge pubbliche più belle di Dubai, con sabbia bianchissima, lettini, ombrelloni e oasi digitali con palme di plastica, wi-fi e prese per la ricarica. Lontani dall’occhio dei turisti che affollano le spiagge lussuose di Dubai Marina, si può venire qui per fare sport o per rilassarsi al sole prima di una succulenta cena a base di pesce fresco in uno dei tanti ristorantini del porticciolo dei pescatori di Jumeirah.  

Pochi inoltre sanno che a Dubai esiste anche una parte antica, Bur Dubai, dove è possibile ammirare magnifiche case arabe tradizionali circondate da decine di torri del vento (esattamente come nelle cittadine iraniane del deserto), disposte attorno a un dedalo di viuzze molto strette. Le case del quartiere antico di  Al Bastakiya, infatti, sono state costruite all’inizio del XX secolo da mercanti iraniani, e oggi è possibile visitarle in tutto il loro antico splendore. Qui non esistono grattacieli e ci si può perdere per ore tra i vivaci souk di tessuti, di oro e di spezie, tra kefieh bianche e narghilè. Per godere appieno dell’atmosfera, passeggiate in riva al Creek, il “Tamigi” di Dubai, verso il tramonto: il percorso è totalmente pedonale e potrete godere dei panorami più belli della città vecchia

Procedendo lungo Sheikh Zayed Road verso la Dubai Moderna si incontra infine Al Satwa, uno dei sobborghi più multietnici e interessanti di Dubai. I locals la chiamano “Littel Manila”, ma è piuttosto un miscuglio di arabi, indiani, europei e filippini che si accalcano tra i negozi di tessuti, di oro, di telefonia, e tra i tanti caffè indiani e pakistani. Questo quartiere è molto amato e popolare tra gli expat, soprattutto intorno a 2nd December Street, una delle strade più belle di Dubai, con ampi marciapiedi, decine di caffè e ristoranti a buon mercato in un’atmosfera decisamente cosmopolita.  

Il souk di Dubai

Informazioni utili

Quando andare: il periodo migliore per visitare Dubai e Abu Dhabi è l’inverno, da dicembre alla fine di febbraio, quando le temperature giornaliere non superano i 25°. 
Come spostarsi: Dubai è molto estesa, ma spostarsi è relativamente semplice ed economico grazie all’eccellente rete della metropolitana. Abu Dhabi si trova a meno di due ore da Dubai e il modo migliore per visitarla è quello di partecipare ad un tour giornaliero.
Dove dormire: optate per una delle tante Heritage Guest House a Bur Dubai o Deira per un alloggio a medio-basso costo (80-100 euro/doppia). Questi piccoli boutique hotel si trovano negli edifici storici della città vecchia e dispongono di poche camere dall’atmosfera autenticamente araba. Tra i più belli: XVA, Barjeel Heritage Guest House, Ahmedia Heritage Guest House.  
Dove mangiare
Ravi’s (Satwa) questo piccolo caffè pakistano è un’istituzione tra gi expat e i giovani di Dubai Piatti principali a 6-7 euro. 
Bu Qtair (Jumeirah) ristorantino spartano di pesce nel porticciolo dei pescatori. Piatti principali 15-20 euro. No bevande alcoliche. 
Al Ustad Special Kebab (Bur Dubai) storico ristorante iraniano nella vecchia Dubai. Piatti principali a 6-7 euro. 

 

Credit immagine di copertina: Getty Images 

Valentina Borghi

Viaggiatrice compulsiva, travel blogger, food lover