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Come prevenire l'obesità nei bambini: i consigli dell'esperta

L’Italia è tra le nazioni europee con i più elevati livelli di sovrappeso e obesità infantile. Ecco i suggerimenti della pediatra per un approccio sano al cibo

Stefano Padoan

Forse non tutti sanno che l’Italia, terra del mangiare sano e della dieta mediterranea, è tra i peggiori Paesi europei per obesità infantile. I dati dell’Istituto Superiore di Sanità e della “Childhood Obesity Surveillance Initiative” dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) - aggiornati a maggio 2017 - parlano chiaro: la percentuale di bambini obesi di età compresa tra i 6 e i 10 anni è del 9,3% e quella dei bambini in sovrappeso del 21,3%. E bambini in sovrappeso significa in molti casi adulti sovrappeso. Per evitare di finire come i protagonisti di Una famiglia XXL - programma in onda su Real Time il lunedì alle 23:05 - ecco i 'sì' e i 'no' da dire ai vostri figli.

I dati e i rischi per la salute
Una tendenza in calo, se pensiamo che nel 2008/2009 l’obesità infantile si attestava al 12% e il sovrappeso al 23,2%. “I numeri però rimangono preoccupanti soprattutto perché l’entità del problema, ancora relativamente recente, si sta stabilizzando in questi anni e quindi queste cifre si avvicinano sempre di più a rappresentare la cronicità del fenomeno” spiega Daniela Callegari, pediatra del Centro Medico Santagostino.

Così per gli oltre 260 mila bambini obesi e circa 600 mila in sovrappeso di oggi, si materializzano all’orizzonte una serie di problemi di salute che si manifesteranno in età adulta: patologie cardiocircolatorie, respiratorie e ortopediche, diabete e anche maggiori probabilità di contrarre tumori, poiché nei tessuti grassi si depositano più facilmente sostanze nocive e cancerogene.

La percentuale di bambini obesi di età compresa tra i 6 e i 10 anni è del 9,3% e quella dei bambini in sovrappeso del 21,3%

Sovrappeso e obesità: differenza
Qual è la differenza tra obesità e sovrappeso? Le due categorie vengono definite per ogni singolo bambino sulla base di parametri ufficialmente riconosciuti in ambito sanitario: le curve di crescita o percentili, che mettono in rapporto peso, altezza e indice di massa corporea (BMI, dato dal quadrato dell’altezza diviso il peso). Se tale numero supera l’85° percentile si parla di sovrappeso, se è oltre il 95° abbiamo un caso di obesità.

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L’età decisiva
Per prevenire l’obesità nei bambini sono determinanti le abitudini alimentari che si instaurano nei primi anni di vita da parte dei genitori. E qui bisogna fare attenzione a qual è l’età critica. Non quella scolare, dove effettivamente iniziano a manifestarsi i fenomeni di obesità, ma ben prima: è dopo il primo anno e mezzo infatti che il bambino inizia a cambiare il modo di mangiare, perché il suo ritmo di crescita cala esponenzialmente. Il piccolo in questa fase non consuma più 4 pasti completi, ma diventa più selettivo e, se i genitori non vengono adeguatamente preparati dal pediatra, rischiano di allarmarsi e mettere in atto strategie errate per forzarlo a mangiare.

"Sulla mancanza di movimento dei bambini di oggi non incidono tanto l’ora di ginnastica o gli allenamenti sportivi settimanali, ma le abitudini quotidiane"

Giochi a tavola, TV, tablet, promesse di premi o minacce di punizioni trasmettono al bambino un distorto rapporto con il cibo: mangiare diventa un valore in sé, perché il piccolo si rende conto che il cibo fa felici i genitori ed è una merce di scambio per ottenere regali e relazioni buone. Tutte dinamiche potenzialmente catastrofiche se pensiamo che proprio entro i 3 anni di vita nel bimbo si costruiscono tutti gli schemi intellettivi, relazionali e affettivi che lo segneranno - nel bene e nel male - per tutta la vita.

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I SÌ e i NO anti-obesità

SÌ: prima colazione.
È il pasto più importante della giornata, ma in Italia l’8% dei bambini salta la prima colazione e il 33% fa una colazione inadeguata, cioè sbilanciata in termini di carboidrati e proteine.

NO: spuntini.
A metà mattina, il 53% dei bambini fa una merenda troppo abbondante (come un ipercalorico panino al prosciutto) o poco sana con merendine e barrette. Cosa naturalmente più facile se al mattino non si fa colazione. Tenere la regola che si mangia ad orari regolari, 4 volte al giorno, non fuori pasto.

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SÌ: frutta e verdura di stagione.
Il 20% dei genitori dichiara che i propri figli non consumano quotidianamente frutta e verdura. Non bisogna esagerare, a volte basta ‘pretendere’ dal bambino che consumi una porzione di frutta o di verdura. I legumi invece andrebbero consumati 3-4 volte la settimana.

No: i ‘falsi amici’.
Non eccedere con le proteine (carne bianca-pesce-uova-formaggio), che sono indispensabili per la crescita soprattutto entro l’anno di età e poi vanno controllate.
Attenzione anche agli zuccheri. Il fruttosio aggiunto nei prodotti ad esempio non è buono in sé come spesso reclamizzato: è una molecola più complessa rispetto a saccarosio e glucosio e la sua assimilazione da parte dell’organismo produce una maggior quantità di grassi.

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SÌ: varietà e qualità dei cibi.
Il cambiamento negli stili di vita e i ritmi sempre più frenetici delle nostre giornate riducono il tempo a disposizione per cucinare. Così la tendenza è di comprare cibi già pronti o precotti, che perdono in qualità e limitano la scelta a determinate materie prime. Per il bambino invece è fondamentale una dieta varia composta da cibi semplici, naturali e freschi.

NO: conservanti, nitriti, coloranti e pesticidi.
Sono tutte sostanze potenzialmente cancerogene presenti soprattutto nei cibi confezionati di bassa qualità. Le quantità in commercio sono ammesse per legge, ma quello che è dannoso è la dose accumulo: è quindi da evitare l’assunzione sistematica di tali prodotti.

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SÌ: movimento.
La causa principale dei problemi di peso è lo scompenso tra “entrate” e “uscite” caloriche. Il 33,8% dei bambini svolge attività fisica strutturata non più di 1 giorno a settimana. Sulla mancanza di movimento dei bambini di oggi però non incidono tanto l’ora di ginnastica o gli allenamenti sportivi settimanali, ma le abitudini quotidiane: soprattutto in città i bambini non possono più giocare in strada, spesso si muovono più in auto che a piedi (solo circa 1 bambino su 4 si reca a scuola a piedi o in bicicletta) e usano sempre l’ascensore invece delle scale. Grave l’incidenza delle nuove tecnologie nei momenti di svago: il 23,5% dei bambini svolge giochi di movimento non più di 1 giorno a settimana mentre il 44% ha la TV in camera, il 41% guarda la TV e/o gioca con i videogiochi/tablet/cellulari per più di 2 ore al giorno.

NO: quantità elevate a tavola. 
Non insistere quando il bambino dice basta o a un pasto si rifiuta di mangiare. È importante non innescare nel bambino associazioni mentali legate al cibo di tipo ricattatorio, premiale o punitivo (“se non mangi sei cattivo”; “se mangi ti compriamo”...). Mangiare invece insieme al bambino parlando con lui senza intermediari materiali o distrazioni (tv, giochi): se si dà una vera attenzione al bambino, anche una dinamica eventualmente conflittuale a tavola verrà percepita da lui come un gesto d’amore.

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