Noia?

Cinquanta sfumature di Happy End

Arrivata all’ultimo episodio, la saga sadomaso si rivela più tradizionalista di Cenerentola

Mattia Carzaniga

Tutti sappiamo che l’e-book l’ha di fatto inventato E.L. James. Le lettrici (e i lettori) che si vergognavano di sfogliare i romanzi porno-rosa davanti a tutti hanno smesso di ricoprirli con la carta da pacchi e si sono comprate direttamente il Kindle, così sulla metropolitana non le beccava più nessuno. Il resto è storia, e soprattutto 125 milioni di copie venduti nel mondo. La saga la conoscete: Cinquanta sfumature di (aggiungere colore a scelta). Sapete anche che, dopo la trilogia in libreria, è arrivato l’adattamento per il cinema. L’ultimo capitolo esce nelle sale italiane il 9 febbraio, in tempo per il tradizionale San Valentino fintamente erotico. Perché, a dispetto del titolo, Cinquanta sfumature di rosso riconferma che la morale è sempre quella: dietro la facciata di perversioni sessuali c’è una storia più vecchia di Cenerentola

Andiamo con ordine, anche rischiando di ripetere quello che conoscete già. La studentessa Anastasia Steele (sullo schermo è Dakota Johnson) incontra il miliardario – non milionario, miliardario proprio – Christian Grey (il tonno Jamie Dornan). All’inizio è un rapporto alla Diavolo veste Prada, lui è il boss che la assume come stagista, solo che va subito diversamente. Christian non è la Meryl Streep che manda la sua sottoposta a procurarle i manoscritti originali di Harry Potter, bensì un maliardo che la inizia al bondage: con camere dei giochi (intesi come sex toy), parole d’ordine, contratto da firmare in doppia copia per evitare brutte sorprese. Le lettrici sono state subito conquistate, ma non era ancora sufficiente: a nessuno basta il sesso, ci vuole il romance. 

E anche un background tormentato: si scopre presto che il signorino Grey ha avuto un’infanzia difficile, prima orfano poi figlio adottivo, insomma dietro i frustini nasconde un cuore tenero. Anastasia, come tutte le aspiranti crocerossine, capisce che in cambio delle sculacciate c’è la possibilità di convincere un uomo irrisolto sul fatto che nella vita non v’è niente di più importante dell’Amore (maiuscolo). Ha ragione lei: nel terzo e ultimo episodio assisteremo alla proposta di matrimonio, alla cerimonia di nozze e alla luna di miele. Non senza impicci, ma la destinazione è sempre quell’«E vissero felici e contenti» che ci fanno annusare dall’inizio.

Anastasia, come tutte le aspiranti crocerossine, capisce che in cambio delle sculacciate c’è la possibilità di convincere un uomo irrisolto sul fatto che nella vita non v’è niente di più importante dell’Amore (maiuscolo).

Perché Cinquanta sfumature ha avuto un tale successo? Perché è la più classica delle fiabe, semplicemente aggiornata alla pruderie contemporanea. Una volta c’era il drago, ora c’è il dildo, ma il finale è sempre quello: il principe sveglierà la donzella di turno dal suo torpore. E lei sarà così furba da fargli credere che, più della spada (nel caso di Grey: soldi, attici di lusso, elicotteri privati), conta una serena routine nel castello. L’equivoco (e il genio dell’operazione) è stato esattamente questo: far passare per rivoluzione osé il modello più classico, forse pure retrogrado, del mondo.

E qui veniamo al punto spinoso. Già nel 2015, anno dell’uscita del primo dei tre film, il New York Post pubblicò un editoriale di Rich Lowry dal titolo «Cinquanta sfumature: una forza anti-femminista». Si legge nel pezzo: «Thelma e Louise sarebbero sconvolte. A venticinque anni dal loro epico road movie che attaccava “i parametri convenzionali del maschilismo sciovinista nei confronti delle donne” (così scrisse un critico all’epoca), ecco che arriva il film anti-femminista di maggiore successo mai realizzato». E ancora: «Lui è più vecchio e più ricco. Lei è giovane e povera. Lui ha l’esperienza e il controllo della situazione. Lei è ingenua e credulona. Lui è forte e taciturno. Lei è fragile e con molta voglia di parlare». Soprattutto: «Il modo che ha Christian di sedurre Anastasia è pura manipolazione emotiva, il tentativo di controllarla gli fa commettere un’incredibile serie di abusi, la caccia che le dà – addirittura sbucando dal nulla nei luoghi dove lei si trova – potrebbe essere facilmente considerata stalking. Se tutto questo accadesse in circostanze più realistiche, per Christian seguirebbe un’ordinanza restrittiva nei confronti della ragazza». Immaginate se il romanzo Cinquanta sfumature di grigio uscisse oggi: il tipo che, praticamente al primo appuntamento, accompagna l’ignara fanciulla nella camera degli attrezzi sadomaso passerebbe per un orco ben più pericoloso di Harvey Weinstein in accappatoio.

La recensione del New York Post non fu una voce fuori dal coro. Quando uscì il primo volume, E.L. James si trovò travolta dalle critiche. Alcuni la accusarono persino di aver incentivato la violenza domestica: si sa che, quando si tratta di rapporti tra i sessi, le letture iperboliche sono l’obolo da pagare. L’autrice si schermì in tutti i modi: «Niente mi fa più arrabbiare delle persone che attribuiscono tutto questo alla mia storia. Associare il mio libro al dramma degli abusi sessuali banalizza il tema, e inoltre fa un pessimo servizio alle donne che ne sono vittime. In più demonizza tutte coloro che amano il sadomaso, e ignora completamente le tante che mi scrivono che i miei libri hanno fatto raggiungere loro una maggiore emancipazione sessuale».

Immaginate se il romanzo Cinquanta sfumature di grigio uscisse oggi: il tipo che, praticamente al primo appuntamento, accompagna l’ignara fanciulla nella camera degli attrezzi sadomaso passerebbe per un orco

Le polemiche scemarono presto. Soprattutto in Italia, paese in cui «il solito modello “boy meets girl”, con la differenza che stavolta lui è un pazzo pericoloso» (sempre dalla recensione di Rich Lowry) non ha mai dato un grande scandalo. E un po’ in tutto il mondo, perché si comprese molto presto, appunto, che non c’era nessuna rivoluzione sessuale in corso, bensì la riaffermazione del tradizionale rapporto tra i sessi. Le ragazze che portavano i fidanzati al cinema il giorno di San Valentino con la speranza di mostrarsi più emancipate ne uscivano con la certezza di sempre: la donna che promette all’uomo «Io ti salverò» e al tempo stesso lo supplica al motto di «Fai di me quello che vuoi».

Il finale i lettori lo sanno già, gli spettatori lo scopriranno adesso al cinema. Una cosa è certa: Anastasia e Christian avranno il loro lieto fine, come Cenerentola e il suo principe azzurro. Senza zucche e topini, ma con una mascherina nera sugli occhi e la cera sui capezzoli: è il prezzo che le fiabe devono pagare alla modernità.

Mattia Carzaniga

Scribacchino, cinefilo, casalinga non disperata