crederci

Come combattere la Sindrome dell’Impostore

Se nel vostro successo vedete fortuna o coincidenza senza dare peso all’impegno, né al vostro stesso valore, è arrivato il momento di reagire

Marina Pierri

Chi soffre della cosiddetta Sindrome dell’Impostore – identificata dalle psicologhe Pauline Clance e Suzanne Imes – attribuisce i suoi successi al caso, tende a escludere di avere talento e vive nel terrore di essere scoperto per ciò che è: un impostore appunto, un cialtrone. Non riconosciuta come vero e proprio disturbo mentale, possiamo dire che ormai la Sindrome è entrata a far parte, in qualche modo, del sapere comune. Molti volumi sono stati scritti sull’argomento, ma non occorre inforcare gli occhiali e mettersi a studiare fior di tomi per capire se si è soggetti parzialmente o totalmente a una scarsa autovalutazione del proprio lavoro, anche di fronte a successi non equivocabili. La spia è quella: se avete appena conseguito una laurea da 110 e lode continuate a dirvi che è merito dell’oroscopo, probabilmente è tempo di ragionare – semplicemente ragionare – sul fatto che, no, siete bravi. Basta. Ecco allora alcuni suggerimenti per non incappare più in un pericoloso e ingiusto auto-svilimento. 

Ricordate che vi siete fatti un c**o così
Ci sono un sacco di persone diverse al mondo: alcune ci ammirano, altre ci invidiano, altre ancora non si curano assolutamente della nostra esistenza (per fortuna). Alcune ci vogliono bene, altre ce ne vogliono un po’ meno. Comunque sia, è bene prestare attenzione alle reazioni altrui all’indomani di una conquista personale. È una storia vecchia quanto il mondo: all’ennesima volta che un certo collega ci ripete «come sei fortunata/o ad aver avuto ottimo feedback dal capo!», spacciando la frase per complimento, poniamoci delle domande. È davvero un encomio o una maniera di dire che non meritiamo quanto ottenuto? Pensare bene è meglio che pensare male, ma già che ci siamo cerchiamo di non essere fessi. Solo i fessi prendono per buono tutto quello che sentono. 

Lavorate sull’assertività
Non è inusuale trovarsi in contesti nei quali occorre fare valere la propria opinione, anzi: pensate ai social network, dove possiamo scegliere di farlo ogni volta che vogliamo, e talvolta veniamo semplicemente tirati in mezzo. Sulle nostre opinioni si basa anche la nostra identità: un insieme abbastanza unico di convinzioni che possiamo decidere di tirar fuori con grinta quando e se abbiamo competenza dell’argomento di discussione. Evitare la polemica è un conto, comportarsi da pecore è un altro; se qualcosa che viene detto non ci sta bene, ci irrita, è contrario al nostro sistema di valori e, soprattutto, se abbiamo sufficiente cognizione di causa per ribattere, non tiriamoci indietro. Non siamo impostori, siamo noi stessi. Con tutto il c**o che ci siamo fatti, come precedentemente ribadito.

Imparate ad accettare i complimenti
Vi dicono che siete stati bravi; che le vostre parole contano; che i vostri articoli sono interessanti; che disegnate da dio; che il vostro orto è davvero in salute; che come fate il punto croce voi, mamma mia, nessuno (per fare differenti esempi). Il punto è: rispondete «grazie»; niente «tutto merito dei tutorial» (se avete fatto un corso online di punto croce); niente «ma io non ho fatto nulla! È la stagione delle piogge» (nel caso dell’orto); niente «il segreto sta tutto nelle matite!» (se disegnate) e via dicendo. Il merito è il vostro. Siete voi. Non sono gli altri, non sono le cose che sono andate per il verso giusto. È l’impegno che avete profuso personalmente, è il tempo che avete dedicato a perfezionarvi e formarvi. È la vostra competenza, la vostra fatica. Se qualcuno vi fa un complimento, una ragione – di solito – c’è. E può anche rimanerci male se correte a giustificarvi come se vi si foste stato appena fatto un affronto.

Abbiate disciplina
Può sembrare un consiglio stupido: ovviamente avete disciplina! Altrimenti come fareste a essere bravi e ad avere la Sindrome dell’Impostore? Eppure avere controllo su se stessi, sul proprio tempo e sulle proprie azioni, rinunciare a qualche impegno mondano per far meglio o lavorare intensamente a rispettare le scadenze è il vero rimedio contro la sensazione di sentirsi una frode. Guardatevi lavorare, rompervi le scatole, dire dei costosi «no», intestardirvi fino a quando non siete veramente, profondamente soddisfatti del risultato; guardatevi dal di fuori. Ci credete, ora? Probabilmente sì, perché siete esausti. E se siete esausti, è perché avete fatto del vostro meglio, che è esattamente il contrario di quanto fanno i cialtroni millantando e cercando una scorciatoia in ogni occasione.

Credit immagine di copertina e illustrazioni: 150UP

Marina Pierri

Giornalista e docente.