cambiare vita

L’adozione in Italia: cosa c'è da sapere per compiere questa scelta

Da dove si inizia e quali sono gli step quando si decide di intraprendere il percorso di adozione?

Chiara Monateri

"Da qui a un anno": il nuovo programma targato Real Time che segue le trasformazioni di persone comuni, intenzionate a cambiare vita nel corso di un anno.  Un “viaggio nel tempo in 12 mesi”, mesi in cui i cambiamenti come dimagrimento, guarigione, cambio di sesso, saranno affrontanti con coraggio e volontà.

In “Da qui a un anno” parleremo anche di adozione, ma quali sono gli step per adottare un bambino con un’adozione nazionale o internazionale?

La voglia di creare una famiglia è da sempre un desiderio naturale, ma quando si comincia a pensare all’adozione, a come muoversi, a quali strutture rivolgersi, i passaggi da attraversare possono sembrare un percorso difficile da intraprendere.
Abbiamo parlato con Emilia Piccoli e Stefano Piovani, che 19 anni fa hanno adottato una bambina e, durante il percorso compiuto, hanno conosciuto tante altre coppie con cui scambiarsi consigli e pareri e con cui hanno condiviso buona parte del loro viaggio.
Proprio a seguito di quest’esperienza Emilia e Stefano hanno deciso di riunire queste persone in un’associazione: Le Radici e le Ali, con sede a Desio e operante in provincia di Milano e Monza. Scopo dell’associazione è proprio quello di sostenere tutti coloro che decidono di intraprendere il percorso verso l’adozione.
Emilia ci ha raccontato i passi fondamentali per intraprendere questa nuova avventura.

 

Che status bisogna avere per presentare la disponibilità all’adozione?
«Per i single ancora non è possibile presentare la domanda di disponibilità all’adozione: a chi è solo, ad ora la legge italiana permette solo l’affido. Ai single non è consentita neanche l’adozione mite, che è una forma non completa di adozione in cui il bambino resta in contatto costante con la famiglia biologica. Per quanto riguarda le coppie, per presentare domanda è necessario essere sposati da tre anni, oppure essere sposati e aver convissuto almeno tre anni. Per ora la legge in Italia permette l’adozione solo da parte di coppie eterosessuali. In generale, la coppia non deve avere in corso alcuna separazione, l'età non deve eccedere di oltre 45 anni quella del bambino, e deve essere ritenuta idonea all’accoglienza, all’istruzione e al mantenimento del piccolo».

Prima di presentare la domanda chiedetevi se siete davvero pronti
«L’adozione dev’essere una scelta matura e completamente condivisa da entrambi nella coppia. Bisogna avere una mente molto aperta ed essere fortemente consapevoli che questa non è la chance di riserva che arriva dopo l’infertilità. Si deve avere un approccio adottivo corretto ed avere un’accoglienza totale nei confronti del bimbo che, data la situazione particolare, potrebbe anche portare con sé delle problematiche, dai traumi subiti per la sua storia personale. Si deve essere in grado di dare uno spazio mentale e affettivo che permetta al nuovo arrivato di avere una seconda possibilità di vita».

Il reddito della coppia influisce?
«Quando si presenta la domanda il reddito non è importante. La fondamentale è la preparazione che la coppia deve avere a livello emotivo e di accoglienza verso il bambino, che i genitori dovranno imparare a conoscere con la dovuta disponibilità: bisogna essere consapevoli delle variabili e aperti. Inoltre, come abbiamo detto, è necessario aver superato l’eventuale trauma dell’infertilità, così da accogliere il bambino non considerandolo assolutamente come un riempitivo».

 

Presentare la disponibilità all’adozione e prepararsi all’idoneità
«La domanda di disponibilità sia per l’adozione nazionale sia per quella internazionale si presenta al tribunale dei minori: generalmente se ne trova uno in ogni capoluogo di regione, ed in alcuni casi anche più di uno. (Potete consultare questa la tabella). Ancora prima di presentare la domanda è opportuno iniziare a frequentare dei corsi di preparazione e confronto, non obbligatori ma fondamentali. La coppia dovrà infatti fare degli incontri (le modalità sono diverse nelle varie regioni) che permetteranno ai servizi sociali di completare le proprie analisi sulla coppia, sulla quale poi cui verrà redatto un documento; questo verrà consegnato al giudice che si occuperà di seguire la richiesta, e ne confermerà o meno l’idoneità all’adozione».

Adozione Nazionale o Internazionale?
«La domanda di disponibilità si può presentare sia per l’una sia per l’altra, così da aumentare le possibilità di riuscita di questo viaggio. Nella domanda si è tenuti ad esprimere preferenze sull’età, sulla condizione di salute del bambino e sul colore della pelle. È da considerare però che le “preferenze”, in quanto tali, non verranno esaudite alla lettera: ad esempio, per motivi anagrafici si tende ad affidare bambini neonati alle coppie giovani ed i più grandi alle coppie più adulte. Per quanto riguarda l’adozione Internazionale, ad esempio, è molto più frequente ottenere abbinamenti con bambini grandicelli (anche sopra i 5 anni) perché il processo deve essere prima approvato all’interno del paese di provenienza e può avere tempistiche più dilatate».

Percorso Nazionale
«Dopo che è stata preparata la relazione sulla coppia, questa viene convocata una volta verificata la presenza di un bambino adottabile. L’adozione nazionale ha quindi tempi brevi, ovvero tra i 12 e i 14 mesi, però il numero dei bambini adottabili è molto basso, quindi si potrebbe non essere chiamati. I bambini adottabili infatti sono solo quelli non riconosciuti e/o abbandonati o tolti alla famiglia di nascita per gravi motivazioni. In Italia generalmente si tende a far restare il bambino con la famiglia di nascita, anche se questa scelta potrebbe apparire non sempre così idonea».

 

Percorso internazionale
«Anche in questo caso viene effettuata l’indagine per verificare l’idoneità della coppia, con la differenza che al termine di questo processo viene rilasciato un attestato di Idoneità che deve poi essere presentato a uno dei numerosi Enti autorizzati all’Adozione Internazionali, i quali a loro volta hanno accesso ad altrettanti numerosi Paesi esteri abilitati all’adozione di minori. La coppia richiede la presa in carico all’Ente autorizzato prescelto ed attende l’abbinamento con un bimbo: ecco perché per l’Internazionale il processo può prendere più tempo, talvolta fino a tre anni dal momento della deposizione della domanda. È un percorso lungo e complesso ma, per molti aspetti, anche il più ricco: l’incontro di due diverse culture è un grande valore per la famiglia adottiva.

Il rischio giuridico
«Per quanto riguarda l’adozione nazionale, si può incorrere nel rischio giuridico, cioè la possibilità che il bambino debba ritornare alla famiglia di origine (oppure ai parenti sino al quarto grado) durante il periodo di collocamento provvisorio. Il periodo di collocamento provvisorio è quel periodo in cui il bambino è già stato assegnato alla famiglia adottiva, ma si è in attesa del Decreto di Affidamento pre-adottivo che – dopo un periodo minimo un anno –si trasformerà in adozione definitiva. Per esempio: un ricorso presentato dalla nonna del bambino potrebbe essere vinto da lei e durare anni, quindi chi vuole adottare dev’essere preparato a questa eventualità».

Ulteriori criticità
«Oltre al rischio giuridico ci sono ulteriori criticità che si possono verificare, come i traumi provocati dallo stato di abbandono e la ricerca da parte del bambino, una volta cresciuto, delle proprie origini, oltre alla difficoltà ad accettare la propria storia. Per quanto riguarda il percorso Internazionale, i bambini potrebbero essere eventualmente esposti a rischio di tipo sanitario, se la madre biologica ha vissuto delle situazioni critiche come carestie o disordini sociali, questi eccessi potrebbero causare delle complicazioni a livello cognitivo e psicomotorio del piccolo. Anche l’inserimento a scuola dei bimbi arrivati da paesi esteri può essere difficoltoso per via della lingua e per i lunghi tempi d’inserimento nel nuovo contesto socio-culturale italiano. L’inserimento scolastico dei bambini più grandi adottati in Italia può essere altrettanto difficoltoso a causa dei traumi legati alla loro storia».

Orientatevi sempre su un solido supporto
«Quando abbiamo adottato noi, 19 anni fa, era tutto più facile: c’erano infatti meno complicazioni nei paesi d’adozione, molti dei quali ora – a causa di guerre, crisi o situazioni politicamente critiche – hanno favorito l’adozione all’interno del proprio paese. Questo cammino è lungo ed è necessario sempre un solido supporto che aiuti sia i genitori sia il piccolo a coltivare il rapporto e a non sentirsi mai isolati. Nella nostra associazione portiamo avanti vari tipi di attività d’ascolto, pre e post-adozione. Ad esempio formiamo gruppi dove i futuri genitori si possono confrontare tutti insieme e con il sostegno attivo di uno psicologo, così da affrontare varie tematiche e gestire i tempi dell’attesa. I genitori che hanno già adottato un figlio hanno invece l’opportunità di riunirsi per parlare di eventuali problemi derivati, in mezzo ad altre persone che stanno vivendo le stesse situazioni. Aiutarsi a vicenda, grazie al confronto, consente di non perdere la serenità e la fiducia in quella che è una famiglia ricca di spunti e origini differenti e quindi con una marcia in più».

 

Chiara Monateri

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