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Daniel Day-Lewis: il perfezionista di Hollywood

Una carriera di successi e, forse, un nuovo Oscar in arrivo in concomitanza del suo ritiro dalle scene

Valentina Barzaghi

60 anni, 3 Oscar come miglior attore protagonista, un quarto forse in arrivo per Il filo nascosto di P.T. Anderson, la cui uscita ha segnato il suo ritiro dalle scene. Daniel Day-Lewis è tra i protagonisti indiscussi del cinema contemporaneo, un attore in grado di trascendere i personaggi che interpreta facendoli diventare l’essenza stessa del film.


Senza Daniel Day-Lewis nel ruolo del Macellaio, Gangs of New York probabilmente sarebbe stato tra i film più fiacchi di Martin Scorsese.
In mancanza di Daniel Day-Lewis anche un maestro visionario come P.T. Anderson forse non sarebbe riuscito a spingere il suo cinema a tali livelli di perfezione.

In tanti sarebbero pronti ad affermare senza indugi che Daniel Day-Lewis è il miglior attore del nostro tempo. D’altronde, anche solo i numeri potrebbero dar loro ragione. L’attore inglese, infatti, detiene a oggi il record di Academy Awards vinti come migliore attore protagonista: tre, forse quattro se, come sarebbe giusto, il prossimo 4 marzo gli dovessero assegnare l’ultimo per Il filo nascosto – in uscita nelle sale italiane il 22 febbraio – di Paul Thomas Anderson.

Un record se consideriamo che Daniel Day-Lewis ha scelto di lavorare a pochissimi film nel corso della sua carriera, con l’intento quasi maniacale di entrare il più possibile nei personaggi assegnatigli e trasformando l’uscita di ogni sua nuova interpretazione in un evento.

L’attore inglese, infatti, detiene a oggi il record di Academy Awards vinti come migliore attore protagonista

Il suo metodo di lavoro – quello dell’Actors Studio di Lee Strasberg – è estenuante. Alcuni esempi: per Il mio piede sinistro (Jim Sheridan, 1989) è stato su una sedia a rotelle per tutto il tempo delle riprese per capire come potesse essere la vita di un uomo paralizzato. Per L’ultimo dei Mohicani (Michael Mann, 1992) ha trascorso diverso tempo solo, tra praterie e foreste. Sul set di Lincoln (Steven Spielberg, 2012) voleva essere chiamato Mr. President, mentre in quello di Il petroliere (P.T. Anderson, 2007) pur di non avere una controfigura, si è rotto una costola girando una scena pericolosa.

Non ci stupisce scoprire che a portarlo a lasciare la sua brillante carriera come attore, dunque, sia proprio l’impossibilità di convivere con un lavoro artistico che, ormai, gli chiede troppo dal punto di vista umano. 

Reynolds Woodcock
Film: Il filo nascosto, di Paul Thomas Anderson (2018)

Londra anni ’50. Reynolds Woodcock è un raffinato stilista e un esteta. La sua vita è immersa nella bellezza, soprattutto femminile. Woodcock ama vestire e circondarsi di belle donne. Il suo showroom è un harem, in cui però sembra impossibile restare a lungo: Woodcock infatti, controllato e intransigente con se stesso, vive in una routine ferrea in cui l’amore non è concesso.
Questo fino al giorno in cui nella sua vita entra, stravolgendola, la giovane Alma (Vicky Krieps), che lavorerà duramente per scoprire qual è “il filo nascosto” che la riuscirà a legare a lui per la vita. 

Abraham Lincoln
Film: Lincoln, di Steven Spielberg (2012)

Daniel Day-Lewis veste i panni del sedicesimo presidente americano nel film sugli intrecci politici che, storicamente, hanno portato alla firma del XIII emendamento, all’abolizione della schiavitù e alla fine della Guerra di secessione americana (1865). Un ritratto che copre sia la sfera pubblica (politica) sia quella privata (la famiglia) di Lincoln, mostrandocelo come un idealista illuminato disposto a tutto in nome di un giusto principio.
Il film gode dell’esperienza narrativa di Spielberg, che riesce sempre a tradurre la realtà nella sua perfetta versione filmica, ma per il resto il film è completamente sorretto dall’interpretazione di Daniel Day-Lewis, che per questo ruolo si è aggiudicato un meritato terzo Oscar come migliore attore protagonista. 

Daniel Plainview
Film: Il petroliere di Paul Thomas Anderson (2007)

All'opposto del suo ultimo lavoro con P.T. Anderson (Il filo nascosto), elegante e cerebrale, Il petroliere è un film di pece e corpi.
Qui Daniel Day Lewis ci regala un personaggio complesso, un uomo che, negli Stati Uniti dell’800, inizia una difficile, ma fruttuosa, rincorsa all’oro nero, cadendo però vittima della sua cupidigia e misantropia.
Daniel Plainview è il personaggio che più di tutti ci ha mostrato la grandezza di Daniel Day-Lewis come attore – tanto che gli è anche valso il suo secondo Oscar come Migliore attore protagonista – per i suoi silenzi espressivi e la sua fisicità completamente dedita al personaggio. Daniel Day-Lewis è uno dei pochi attori che riesce a farci percepire nitidamente cosa pensa il suo protagonista e l’accoppiata con P.T.Anderson gli ha fatto sempre dare il meglio di sé.

Bill Poole aka Il Macellaio
Film: Gangs of New York di Martin Scorsese (2002)

C’è una scena di Gangs of New York in cui il Macellaio, avvolto in una bandiera americana sgualcita, fa un discorso sulla paura ad Amsterdam (DiCaprio) mentre questo è ancora a letto con Jenny (Cameron Diaz), con cui ha passato una notte d’amore. La tensione è papabile: lui ha scoperto chi è Amsterdam e lo vuole mettere alla prova. Questa scena e il personaggio del Macellaio, un uomo rozzo e violento, misantropo e razzista, con un rigido codice d’onore tutto suo, valgono da soli la visione di Gangs of New York, non di certo tra i film memorabili di Scorsese. 

Gerry Conlon
Film: Nel nome del padre di Jim Sheridan (1993)

Nel nome del padre è un film generazionale, ambientato tra Irlanda e Inghilterra durante l’apice del terrore firmato I.R.A (’74). Gerry Conlon è un giovane che viene accusato di fatti che non ha commesso, ma che userà la sua colpevolezza forzata per ribellarsi al potere costituito, sia paterno sia statale. Daniel Day-Lewis interpreta la complessa parabola di situazioni e sentimenti che attraversano la storia del ragazzo. Film cult.

Christy Brown
Film: Il mio piede sinistro di Jim Sheridan (1989)
Christy Brown è nato menomato fisicamente: riesce a muovere solo il piede sinistro, che diviene però lo strumento del suo riscatto. Christy, infatti, nonostante numerose difficoltà e scetticismi da parte di chi lo circonda, si afferma come artista e scrittore
Quello di Christy Brown è il ruolo con cui Daniel Day-Lewis si è aggiudicato il suo primo Oscar: un personaggio commovente e delicato, che non solo racconta la grande forza di volontà del singolo, ma anche tutte le difficoltà legate alla malattia. 

Valentina Barzaghi

Giornalista di cultura, più o meno pop.