LAVORI ASSURDI

Unire gusto e buongusto: intervista a due personal table designer

Uno è designer, l’altro maître sommelier, hanno unito le loro competenze e ora lavorano in tandem come personal table designer

Mariarosaria Bruno

Certo, non è poi così assurda come professione. In pochi, però, sono a conoscenza dell’esistenza di questo mestiere di natura squisitamente settoriale, che richiede una grande specializzazione. Tomas Bordignon e Nicola Mascarello, due trentenni veneti. Insieme, studiano e concepiscono una tavola su misura, definendosi dei veri e propri sarti del gusto.

In che cosa consiste il vostro lavoro?
«Diamo forma a tutte le idee di chi si rivolge a noi, creando qualsiasi oggetto che può stare su una tavola (bicchieri, caraffe, piatti, centrotavola, posate) e utilizzando qualunque tipo di materiale: dalla porcellana alla ceramica, dal legno al vetro, dal ferro alla pietra. Diamo vita a un vero e proprio “abito su misura”, realizzato grazie agli abili artigiani delle nostre zone». 

Quando e come avete “inventato” questa professione?
«Ovviamente a tavola (ridono, ndr)! Un giorno di due anni fa, abbiamo pensato che ci fosse bisogno di creare qualcosa di esclusivo che coniugasse le nostre due passioni e attività, il food e il design. Cavalcando quindi la moda della cucina che ha invaso ogni salotto, abbiamo deciso di iniziare questo percorso fondando la startup Punto Soave, per raggiungere le tavole di tutti». 

Qual è la tipologia di persone che si rivolge a voi?
«Il nostro cliente tipo è una persona che vuole distinguersi. Facendo un parallelo con la sartoria, è colui che preferisce un abito cucito su misura che riesca ad esaltare al massimo le proprie forme e a valorizzare il proprio fisico, rispetto a uno di serie. Ci troviamo a lavorare quindi con chef di importanti ristoranti, ma anche e soprattutto con privati che vogliono semplicemente dare un tocco di unicità alla loro tavola, con la realizzazione di idee originali o sfruttando soluzioni già sviluppate».

I due personal table designer Tomas e Nicola

Quale è stata la richiesta più assurda che vi è capitata?
«Senza ombra di dubbio, quella di un cliente che doveva organizzare una cena nella sua casa al lago. Ci aveva chiesto di creare tre piatti (uno per l’antipasto, uno per il primo e uno per il secondo) che insieme sembrassero un unico piatto agli occhi dei suoi ospiti. Questa richiesta inizialmente ha creato non pochi problemi di progettazione, che abbiamo risolto proprio pensando al lago: riproducendo l’effetto delle onde che si generano all’infrangersi di una goccia sullo specchio d’acqua, potevamo far credere che il piatto fosse unico, mentre a ogni onda corrispondeva il piatto successivo. È nato così Laguna, che abbiamo voluto far diventare, dopo il successo avuto in quella cena, un prodotto acquistabile da tutti».

Quali qualità bisogna avere per svolgere al meglio questa professione e qual è la principale difficoltà?
«Oltre alle caratteristiche legate alle nostre conoscenze tecniche di settore (i trascorsi di Nicola come maître e quelli di Tomas nell’ambito della progettazione e del design, ndr), sono importantissime qualità più di tipo “umano”. Il nostro lavoro, infatti, spesso richiede doti da “psicologi”, perché dobbiamo capire il prima possibile personalità e gusto del nostro cliente per poter realizzare quello che realmente vuole. Questa è l’unica vera difficoltà che, una volta superata, lascia scorrere il resto del lavoro in discesa».

 

Si tratta di un lavoro molto settoriale: avete avuto difficoltà nel comunicarlo o nel farlo comprendere?
«Inizialmente sì. Questo solo perché nel settore della cucina ancora non si era pensato al concetto di “su misura”. Una volta avuta la fiducia dei primi chef e dei primi clienti privati che si sono rivolti a noi, tutto è stato un po’ più semplice, dal momento che erano loro stessi a fare aumentare la nostra reputazione e, di conseguenza, il nostro business. Il resto poi lo ha fatto anche la rete: grazie ai social abbiamo potuto mostrare a un pubblico più ampio tutti i nostri progressi».

Da cosa partite per studiare un servizio su misura?
«È fondamentale capire chi abbiamo davanti. Comprendere i gusti del nostro cliente sta alla base di un progetto ben riuscito ed è il punto di partenza del nostro lavoro. Una volta capito, si cominciano ad abbozzare i primi disegni e si discutono i pregi e i difetti, cercando di raggiungere un progetto definitivo che unisca originalità, gusto estetico del cliente e funzionalità a tavola».

La tavola e i suoi accessori: su quale aspetto le persone vi fanno più richieste?
«Le richieste principali sono legate alla realizzazione di piatti. Questo perché i nostri clienti vogliono creare il giusto contenitore che esalti e si adatti alla loro ricetta e non viceversa; ma soprattutto, vogliono che crei un po’ di invidia da parte di ospiti, amici e familiari. Al secondo posto, poi, ci sono le richieste di centrotavola, perché i nostri clienti vogliono che sia sempre presente un tocco unico e personale sulla propria tavola».

Ci svelate le regole per apparecchiare la tavola perfetta?
«La tavola perfetta deve essere elegantemente funzionale, assecondando la cena, senza mai fagocitare la scena. Va preparata concependo il giusto spazio tra un commensale e l’altro, con delle decorazioni che non vadano a disturbare le loro discussioni. È importante esaltare le ricette, anche nella loro presentazione attraverso il piatto, ma il protagonista deve restare sempre il cibo».

Mariarosaria Bruno

Giornalista, ama la birra, il turchese e il mare.