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Madri Snaturate: le temutissime feste di compleanno

Dalle ludoteche ai non ben identificati pigiama party

Daniela Zuccotti

Più  si frequenta l’asilo e più crescono le probabilità, in quanto madre, di essere invitata insieme a tua figlia alle temute feste di compleanno di qualche compagno o compagnetta di classe.

Temute, perché almeno fino ai 4 anni, età in cui puoi finalmente permetterti di scaricare la prole in mezzo a caramelle gommose e palloncini colorati e goderti il sabato pomeriggio libero, alla festa devi presenziare anche tu: Madre Snaturata o non. E sorbirti in ordine sparso: baci e abbracci da adulti sconosciuti, discorsi cacca-pupu da adulti sconosciuti, grida più cacca-pupu da bambini sconosciuti.
Devi sorridere, parlare un po’ anche tu di cacca-pupu e mangiare almeno una fetta di torta, che altrimenti le altre mamme dicono che te la tiri o che a quarant’anni vuoi fare la modella.
(Se sapessero che fai la poser su Instagram, saresti spacciata!)

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Alla materna le cose migliorano. In pratica, dopo i terrible two ci sono i mitici four.
Nel calendario di una Madre Snaturata a 4 anni un bambino raggiunge la maggior età.
È in grado di fare pipì da solo, lavarsi i denti da solo, appropinquarsi allo scaffale dei biscotti da solo e - se non andare a una festa di compleanno da solo - per lo meno restarci. Due orette, giusto il tempo di un parrucchiere o una sfilacciata dall’estetista.
Anche i rapporti con le altre madri migliorano: ti crei il tuo gruppetto (in fondo, chi si assomiglia si piglia).
Alle feste, oltre a succhi bio e ai macarons color puffo, girano anche fette di salame di contrabbando e, soprattutto, qualche alcolico che seppur servito in un bicchiere di plastica, dà sollievo.


Ma quali sono i luoghi più gettonati per far sfogare i pargoli? Nell’ordine:

 Le ludoteche. Uno stanzone di 60 metri quadrati di sali e scendi, altalene e palline colorate che in un quarto d’ora si trasforma in un concentrato di sudore, germi e, appunto, palline colorate.

Le librerie per bambini. Dove pagine di storia del fumetto si macchiano di nutella e marmellata.
E ogni volta i proprietari non se ne fanno una ragione.

Gli oratori. Nei quali i bambini danno ampio sfogo all’attività fisica: calcio e calci compresi.

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I laboratori. Per incanalare le giovani forze centrifughe in corsi di pittura, corsi di giardinaggio, corsi di pasta all’uovo.

L’acquario. Che ipnotizza le menti e convince i bambini di quanto possa essere divertente il gioco del silenzio. Almeno per i primi cinque minuti.

Chissà se alle elementari passeremo alle discoteche.

Solo le madri più incoscienti organizzerebbero una festa con 15 bambini a casa propria.
Io, per esempio
, che ignara delle leggi di gravità, ho sfidato la sorte e pure il mio non-marito.
Me la sono cavata con kili di pizzette fumanti, popcorn, focaccine, candeline, una quantità di palloncini che finirò di gonfiare a Pasqua, orsetti gommosi biologici (per non fare infiammare le Madri Bio), una compagnia di marionette che ringrazierò da qui all’eternità (anche per i coriandoli incastonati nelle travi del soffitto che non sono ancora riuscita a staccare).
Caduti in guerra: il tappeto, la gamba di una poltroncina in legno e un tavolino degli anni  '20, che tutto sommato volevo sostituire.

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Infine, di recente sono entrati in scena i non ben identificati pigiama party.
Non ben identificati perché a quattro anni non è chiaro chi si debba mettere il pigiama: i bambini, i genitori o entrambi.
Una sera mi sono ritrovata tra mamme semi sconosciute a casa di una mamma semi sconosciuta che aveva organizzato un pigiama party familiare a tradimento, con tanto di sacchi a pelo e materassi da campeggio per tutti.
A togliermi dai guai ci ha pensato mia figlia che dopo cena ha sentenziato: «Mamma, io voglio andare a dormire a casa mia.»
«Ma no, dai, amore, che peccato, ma sei sicura...?»
E intanto le infilavo il cappotto più veloce di Flash. Sono corsa via, lanciando salamelecchi zuccherosi dalla tromba delle scale, il più lontano possibile da quell’enorme camera da letto ricoperta di bambole e cuscini in cui si era trasformato l’appartamento.
Salva. Salve. Almeno fino al prossimo invito.

Credit immagine di copertina: Getty Images

Daniela Zuccotti

Content creator, stylist, mamma.