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Come affrontare un cancro in gravidanza: diagnosi, terapie e farmaci

Una gravidanza su 1000 viene portata avanti da una donna che sta combattendo contro un tumore, ecco quello che c’è da sapere per affrontarlo durante e dopo la gestazione

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Secondo i dati dell'Istituto Superiore di Sanità, una gravidanza su 1.000 viene portata avanti, ogni anno, da una donna che sta anche combattendo contro il cancro. Ciò significa che in Italia, dato che ogni anno nascono all'incirca 500.000 bambini, vi sono circa 500 donne che devono essere assistite in una fase tanto delicata della vita.
Se un tempo non vi erano alternative tra ritardare le cure (mettendo a rischio la propria incolumità) e abortire, oggi vi sono buone possibilità di portare a termine la gravidanza e al contempo curarsi, almeno per alcuni tumori tra i più frequenti. Merito della ricerca scientifica, che ha studiato schemi terapeutici particolari per le donne in attesa.

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COSA DOBBIAMO SAPERE
I tumori più frequenti durante la gravidanza sono:
• tumori al seno
• tumori ginecologici
• linfomi e leucemie
• tumori della tiroide
• melanomi

Dato che la maggior parte delle forme di cancro – comprese quelle che colpiscono le donne – diventano più comuni con il passare degli anni e, dato che la scelta di avere un figlio si programma sempre più spesso dopo i 30-35 anni di età, oggi la diagnosi di tumore in gravidanza è più frequente rispetto al passato. 
"Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di donne colpite da tumore al seno" 
spiega Lucia Del Mastro, responsabile del Centro di Senologia dell'Ospedale Policlinico San Martino di Genova, una delle massime esperte in Italia di cancro in gravidanza. "Ciò dipende dal fatto che questo è il tipo di tumore più frequentemente diagnosticato nelle giovani donne: ogni anno in Italia circa 3.000 donne di età inferiore a 40 anni hanno una diagnosi di cancro della mammella".
Da un lato in gravidanza ci si sottopone a maggiori controlli (per esempio il Pap test) per cui alcuni tumori possono essere diagnosticati più facilmente in questa fase.
Dall'altro, la diagnosi più complessa rischia proprio di essere quella del più frequente cancro al seno, perché i cambiamenti fisiologici a cui la ghiandola mammaria va incontro durante la gestazione rischiano di mascherare la comparsa di piccoli noduli.
E a ciò si aggiunge che anche altri cambiamenti tipici del corpo durante la gravidanza, o i piccoli disturbi che questo stato comporta, possono inizialmente camuffare segni o sintomi di un linfoma o di una leucemia.

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I PROGRESSI DELLA RICERCA
Come anticipato, oggi rispetto al passato abbiamo a disposizione percorsi di diagnosi e trattamento ben consolidati per i casi di tumore al seno durante la gravidanza. "Il percorso diagnostico-terapeutico, in termini di intervento chirurgico e trattamenti medici, cambia in funzione delle diverse situazioni. Tenendo conto del tipo di malattia, della sua diffusione e aggressività, dell'epoca della gestazione in cui il tumore viene diagnosticato. Ma anche dei desideri della paziente, alla luce di valutazioni etiche (per esempio riguardo all'interruzione della gravidanza) o personali quali l'età o il fatto di avere già altri figli," spiega Lucia Del Mastro.
La donna deve essere coinvolta nelle decisioni da prendere da un gruppo multidisciplinare di medici
che includa – oltre all'oncologo ed eventualmente al chirurgo – il ginecologo ostetrico, il neonatologo, l'anatomopatologo, il radiologo.
Dato che le competenze coinvolte sono molte, è particolarmente importante rivolgersi per i trattamenti a centri dotati di questi gruppi di lavoro
, anche a costo di prendere in considerazione un apposito spostamento.

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LA DIAGNOSI: QUALI ESAMI SI POSSONO FARE
Se c'è il sospetto di un tumore in gravidanza occorre scegliere con particolare attenzione gli esami da eseguire per arrivare alla diagnosi, al fine di evitare danni al feto.
Tutte le indagini che non prevedono l'uso di raggi X, come l’ecografia o le biopsie, possono essere eseguite liberamente. Lo stesso vale per gli esami che usano le fibre ottiche, cioè tutte le forme di endoscopia. Se occorre, ci si può sottoporre a radiografie della parte superiore del corpo (lastra del torace, mammografia), schermando l'addome. La risonanza magnetica (RM) con contrasto viene prescritta solo se strettamente necessaria, perché il mezzo di contrasto è in grado di passare, in piccola quantità, la barriera placentare.
La TAC è controindicata nel primo trimestre perché espone ad alti livelli di radiazione, così come la PET (temografia ad emissione di positroni), vengono usate solo se davvero non ci sono alternative.

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LE CURE E GLI INTERVENTI PRIMA DEL PARTO
"La maggior parte degli interventi chirurgici necessari per asportare un tumore può essere eseguita anche in gravidanza," spiega ancora Del Mastro.
Gli studi hanno dimostrato anche che, dopo il primo trimestre di gravidanza, molti tipi di chemioterapia si possono effettuare senza rischi per il feto.
Un periodo in cui è però necessario evitare o interrompere questo tipo di trattamento è quello che precede il parto, per evitare un calo di globuli bianchi nella madre e nel bambino – condizione che li esporrebbe a infezioni– nonché una diminuzione di piastrine, che aumenterebbe il rischio di emorragia. Il trattamento va interrotto entro la 34-35ª settimana di gestazione ed eventualmente ripreso dopo, appena la mamma si è ristabilita.

Infine è opportuno segnalare che, di contro, in gravidanza non si può ricorrere al trapianto di midollo osseo, che è necessario per curare alcune forme di leucemia e non possono essere effettuati trattamenti quali la radioterapia e la terapia ormonale.

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DOPO IL PARTO E IN ALLATTAMENTO
Dopo il parto, se ci si sottopone a chemioterapia e vengono somministrati farmaci ormonali, è controindicato allattare al seno, dato che questo tipo di farmaci passano nel latte materno.
Qualora una donna abbia un urgente bisogno di assumere questi medicinali si ricorrerà all'allattamento artificiale.
Anche i nuovi farmaci mirati devono essere usati con cautela in caso di allattamento al seno: infatti non vi sono ancora dati sufficienti a garantire la loro sicurezza per il neonato.

IL RUOLO DEGLI SPECIALISTI 
Il livello di stress e ansia di una donna che deve affrontare un cancro è mediamente molto elevato. Se questa donna deve anche portare avanti una gravidanza, il suo equilibrio psicofisico può risentirne ulteriormente.
È molto importante fornire informazioni dettagliate, in termini non solo di rischi ma anche riguardo alle sicurezza delle procedure effettuate, sia per il bambino che deve nascere sia per la madre.
È inoltre consigliabile che queste donne—così come i loro compagni—siano seguite da uno psicologo esperto, per ricevere le informazioni e il supporto necessario in questa fase doppiamente delicata della loro vita.

Per maggiori informazioni sulla ricerca, cura e prevenzione del cancro al seno visitate nastrorosa.it

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