contatti

I 5 errori di networking che vi esortiamo a non commettere mai

Networking è una parola che può risultare fastidiosa, eppure coltivare le proprie conoscenze è una pratica diffusa e positiva, se portata avanti con educazione ed eleganza

Marina Pierri

Ci viene detto e ripetuto che non esiste tesoro più prezioso dei nostri “contatti” e, per quanto la sola parola possa risultare poco autentica, figlia di una mentalità yuppie che non sentiamo appartenerci, c’è del vero. Si dice anche che ogni persona di successo sia riuscita ad arrivare dov’è arrivata (in alto, si presume) grazie a un misto di “soft skill” e“hard skill”: ok, inglesismi abbastanza insopportabili pure questi ma che in italiano denotano – sebbene con necessaria parafrasi – le capacità relazionali da un lato e le competenze relative a un certo campo dall’altro. Tra le prime, si annovera di certo la capacità di “fare networking” ossia coltivare, accumularne e infine trarre il massimo dai “contatti”.

Bene, esaurita la scorta di vocaboli eccoci a elencare alcuni degli errori più tipici e colossali nel gestire le amicizie e/o conoscenze che potrebbero aiutarci a progredire sulla lunga e perigliosa scala della nostra crescita professionale.

Bruciare le tappe
Avete conosciuto una persona che, guarda caso, lavora nell’ufficio dove vorreste lavorare voi. Un interesse si accende immediatamente, le antenne sono rizzate; stringete la mano e vi accorgete che, tutto sommato, state riuscendo bene nella complessa arte della conversazione di circostanza. Senza che abbiate avuto ancora modo di identificare terreno comune, ossia mentre siete poco oltre la fase delle presentazioni, pensate sia il momento adatto per porre la domanda. Questa domanda: «Posso mandarti il mio curriculum?». Ecco: no. Troppo presto, e male. Sembrerete squali, arrivisti e, soprattutto, poco eleganti. 

Palesarsi solo per chiedere un favore
È lecito chiedere indirizzi mail, numeri di telefono e soprattutto consigli per “spostarsi” da un posto di lavoro all’altro o per maturare professionalmente. Certo. Eppure farlo dal nulla è una pessima idea per una semplice ma universale ragione: nessuno vuole sentirsi sfruttato e usato per raggiungere un certo scopo in assenza di relazione superficiale o profonda che sia. Dimenticare che una persona esista per anni e comparire improvvisamente per domandare una cortesia (per sparire all’orizzonte un minuto dopo magari, o una volta ottenuto quel che volevamo) non è solo controproducente, è maleducato. E la maleducazione è la peggior nemica del networking. 

Confondere amicizia con utilità
Quando si parla di networking, è facile cedere a una sorta di idea mercantile dei rapporti umani. «Mi faccio voler bene da quello o quella perché mi serve» potrebbe essere utile e portarvi esattamente dove desiderate, ma è triste, gretto e pericoloso. Un consiglio veramente importante in questo senso è dare la precedenza ai sentimenti: se qualcuno ci è realmente simpatico, se a qualcuno finiamo realmente per voler bene, allora farci dare una mano potrebbe rendere felici tutti e potrebbe essere visto come una sorta di vittoria per il team. Diverso è volersi legare per forza a una persona che si detesta a pelle, o per  cui si finge ipocritamente ammirazione. Quel gioco dura poco: ottenuto ciò che cercavate, tenderete per forza di cose a darvi alla macchia. La persona in questione ci rimarrà male, e voi vi sentirete vermi.

Alzare troppo la mano, come l’insopportabile primo della classe
Ok, volete farvi notare, l’abbiamo capito. Volete dimostrare che siete bravi, che siete ferrati su un certo argomento e che “avete quel che serve” per farvi strada nel campo della persona cui puntate (che sta ben più in alto di voi). Se non c’è post su Facebook che non commentiate con articolati panegirici, peraltro fastidiosi per l’interessato che ha altro da fare e a cui tocca poi rispondervi, nove volte su dieci non vi accorgete di stare diventando pedanti. Non c’è nulla di male a essere bravi, il problema sta nel volerlo mostrare a ogni costo magari con infinite, pallose dimostrazioni di egocentrismo sui social network mirati a mostrare il vostro sapere enciclopedico. Non ce n’è bisogno, davvero. Siate simpatici, siate gentili, siate voi stessi, intervenite con garbo. Chi deve capire, capirà; e se non capisce, diamine, problema suo.

Far marcire le buone occasioni
Un altro caso peculiare, in qualche modo opposto a quanto abbiamo visto finora ma altrettanto frequente (per esempio, per le personalità tendenti all’introversione). Avete conosciuto la persona che fa esattamente al caso vostro, siete diventati veramente e sinceramente legati e quella persona – che potrebbe aiutarvi a migliorare – non fa che declamare le vostre doti e il vostro talento. Voi lì, però: muti. Vi aspettate una bolla papale nella quale venga espresso che le risorse umane sarebbero esaltate, anzi onorate alla sola idea di un vostro cenno. Altrimenti rimanete lì dove siete, come le statue sull’Isola di Pasqua. Non chiedete. Non vi fate avanti. Anzi, magari vi offrono un’opportunità e la rifiutate pure. Non va bene nemmeno questo.

 Alcune lasciate sono perse, ed è sempre questione di equilibrio: cogliere le occasioni non vuol dire ricadere nella tragica confusione tra amicizia e utilità, vuol dire essere svegli. 

Marina Pierri

Giornalista e docente.