chi parla?

Psicologo via Skype: in video veritas!

Adesso lo psicologo riceve via web: tramite Skype, WhatsApp, FaceTime, basta una videochiamata per guardare dritto negli occhi il paziente

Camilla Sernagiotto

Andare nello studio dello psicologo e coricarsi sul lettino è assolutamente out. Così come fare la solita videochiamata serale ai genitori che vivono lontani.
Il motivo? Perché adesso via Skype si parla solo con lo psicologo.
È ormai una prassi consolidata quella di offrire consulenza via web senza che il paziente debba per forza essere presente in studio fisicamente.
La tendenza è talmente diffusa da essere stata trattata da parte del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi già nel 2013, anno in cui fu varato il documento ufficiale con le linee guida e le raccomandazioni relative alla prestazione psicologica veicolata da tecnologie di comunicazione a distanza.

Sia i ricercatori dell'Università di Zurigo sia quelli dell'Università di Lipsia hanno dimostrato che la web therapy non solo ha la stessa percentuale di successo della tradizionale terapia frontale ma addirittura sortisce effetti migliori sul lungo periodo

Se molti degli iscritti all’Albo concordano sul fatto che le nuove tecnologie siano un mezzo adatto a raggiungere il paziente per aiutarlo al meglio, c’è anche chi si dimostra alquanto scettico: «A volte le problematiche sono troppo delicate per trattarle a distanza, pertanto è necessario un contatto ravvicinato» dichiara la Dottoressa in Psicologia Luana Buono.
Alcuni studi dimostrerebbero però un’efficacia della psicoterapia 2.0 superiore a quella del tradizionale approccio vis-à-vis: sia i ricercatori dell'Università di Zurigo sia quelli dell'Università di Lipsia hanno dimostrato che la web therapy non solo ha la stessa percentuale di successo della tradizionale terapia frontale ma addirittura sortisce effetti migliori sul lungo periodo, con un 53% di pazienti guariti dalla depressione grazie a il supporto via internet.

I mezzi di comunicazione più gettonati sono Skype (in testa) ma anche WhatsApp e FaceTime, in pratica qualsiasi servizio di telefonia di rete che permetta di effettuare videochiamate.
Non basta infatti parlare, è necessario guardarsi negli occhi. Sia per il professionista che deve decifrare i segnali corporei di chi sta dall’altro capo, per sincerarsi che non menta (a lui e a se stesso), sia per il paziente il quale sotto lo sguardo del dottore sarà più propenso non solo alla sincerità ma anche all’empatia.
E poi diciamocelo: verba volant, scripta… anche. L’unica cosa che rimane è quella che manent davvero: i videomessaggi (eccezion fatta per le Instagram Stories).
Che non valga più la legge dello scripta manent è cosa nota, basti pensare alle nuove funzioni di “Elimina messaggio” o “Cancella la Mail inviata” che ormai hanno reso alla portata di tutti la mitica frase di spionaggio “Questo messaggio si autodistruggerà”.
E lo sanno bene soprattutto gli psicologi pionieri della video-seduta, ossia quelli delle primissime generazioni digital che, sul finire degli anni Novanta, hanno incominciato a dare supporto via SMS. Il risultato? Uno stillicidio di bugie e scuse di chi dall’altro capo dello schermo non faceva che piangersi addosso. Prendendo in prestito lo spy slang, verrebbe più che altro da dire: «Questo SMS si autocommisererà».

La circolare emessa dall’Ordine degli Psicologi afferma che «Alcuni professionisti si spingono su tutte le frontiere di comunicazione possibili. Sono stati individuati ideatori di “app” per smartphone di matrice psicologica e professionisti che forniscono consulenza via Whatsapp e in circa la metà dei casi le prestazioni sono offerte a titolo gratuito».
Le cose sono cambiate non appena la videochiamata ha fatto capolino nella nostra routine e lo psicologo DOC ci ha visto lungo, facendoci il business. «Tra i servizi a pagamento lo strumento più utilizzato in assoluto è Skype, con tariffe che vanno da 20 a 90 euro. Il costo di una consulenza via email oscilla invece tra i 15 e gli 80 euro» prosegue il vademecum per le prestazioni psicologiche via internet. 

Il boom delle video-sedute è stato talmente repentino e subitaneo che si tratta di uno dei pochissimi casi in cui nessuno può vantarsi della paternità di codesta pratica: impossibile risalire al primissimo A.A.A. offresi consulenza psicologica via Skype poiché gli annunci si sono moltiplicati come i pani e i pesci. Per non dire i conigli.

C’è anche chi sceglie la web therapy come proseguimento del trattamento con il proprio psicologo a seguito di un trasferimento: in una società in cui il posto fisso è diventato un’attrazione museale – qualcosa che i nostri genitori ci raccontano di avere avuto ma che, boh, e chi è che l’ha visto mai dal vivo? non c’è essere umano che si senta immune dal virus dilagante della trasferibilità in altra sede. E quando il virus viene contratto, come può il paziente pensare di abbandonare il proprio psicologo (che, si sa, è il best friend forever) per cercarne un altro altrove? Sarebbe impensabile ed ecco che spunta WhatsApp o, meglio ancora, Skype.

A questo punto sperate di non contrarne un altro, di virus, ossia quello che vi può mettere fuori uso il computer: scoppierebbe il panico. E l’ansia su cui stavate lavorando con lo psicologo si impennerebbe a livelli da esame di maturità.

Diamo il benvenuto all’Era della psicologia-digital. Diciamo addio al cartello “The Doctor Is In”. Adesso The Doctor Is On… Online.

Credit immagine di copertina: 150UP

Camilla Sernagiotto

Giornalista, autrice, filologa e scrittrice. Ma il lavoro più bello rimane quello di mamma di due gemelli