melting pot

Prossima fermata Sarajevo: tutti i motivi per cui visitarla

A più di vent’anni dalla fine della guerra che l’ha martoriata, Sarajevo è un piccolo gioiello da esplorare prima dell’arrivo del turismo di massa: ecco quando, dove e come andare

Marianna Tognini

Sarajevo, capitale della Bosnia ed Erzegovina, non è bella nel senso letterale del termine. Non c’è nulla della maestosità di altre città europee come Parigi o Madrid. Non si respira la vitalità culturale e artistica di Berlino o Amsterdam. Il fermento che sta vivendo Lisbona qui è soltanto agli inizi. No, Sarajevo ha tutto un altro fascino, un fascino atipico, che richiede, a chi decide di visitarla, una propensione all’ascolto e all’osservazione silenziosa, per coglierne le ferite che si stanno pian piano rimarginando e sentire battere il suo cuore pulsante. Non è certo questa la sede per addentrarci in una lunga e complicata ricostruzione del conflitto nella ex-Jugoslavia e dei quattro anni di assedio perpetrato ai danni di Sarajevo e della sua popolazione, ma i segni lasciati sono ovunque, ed evitare di confrontarsi quotidianamente con la tragedia che ha sconvolto l’Europa orientale all’inizio degli anni ’90 è un’impresa impossibile e profondamente sbagliata. Sarajevo rappresenta ancora la memoria di quegli anni atroci, ed è da essi inscindibile: la capitale bosniaca oggi non è più soltanto il suo passato, ma senza la sua storia ogni tentativo di comprenderla fino in fondo risulterebbe vano.

Le strade della città vecchia / Getty Images

Circondata dalle montagne e attraversata dal fiume Miljacka, al visitatore appena arrivato Sarajevo regala quella familiare sensazione di città di montagna, con le sue casette dai tetti spioventi che si arrampicano sui pendii circostanti: è allora che avviene la magia, quando inizia a diffondersi il canto del muezzin come richiamo alla preghiera, e un senso di straniamento mai provato prima – «Com’è possibile? Dove mi trovo?» – si insinua prepotentemente nell’animo. La lunghissima presenza ottomana ne ha plasmato il carattere, trasformandola nella città a prevalenza musulmana più vicina all’Europa, e gli innumerevoli vicoli mantengono quel doppio carattere, arabo ed europeo, che non ha eguali in nessun luogo del mondo. Ogni cosa, dall’architettura al cibo, fino alle persone, racconta un incomparabile melting pot di culture e religioni: la Baščaršija (ovvero la città vecchia), con il suo susseguirsi di chiese cattoliche, moschee, chiese ortodosse e sinagoghe a poche decine di metri l’una dall’altra, è la dimostrazione lampante che la convivenza pacifica fra culti differenti non è una mera utopia, e la grande apertura del popolo bosniaco rende attuabile ciò che, agli occhi di molti, risulta un traguardo irraggiungibile.

Biblioteca nazionale / Getty Images

Perdersi nel dedalo di stradine che intersecano la Baščaršija è l’unico modo per vivere un’atmosfera che attraversa secoli, culture ed etnie: passando per la Ferhadija, la via principale attorno alla quale si affacciano negozi e locali; per la Fontana Sebilj e la piazza centrale, dove all’ombra di un grande albero si trova la Baščaršija Mosque. Attraversando il Ponte Latino, teatro dell’uccisione di Francesco Ferdinando d’Asburgo-Este per mano di Gavrilo Princip, che nel 1914 fornì il pretesto per lo scoppio della Prima Guerra Mondiale; osservando la cattedrale ortodossa, superbo esempio di architettura serbo-bizantina, e gli anziani che giocano con gli scacchi giganti nell’adiacente piazza Trg Oslobodjenja; ammirando la moschea Gazi Husrev-beg, la cui cupola e minareto sono visibili da qualsiasi angolo di Sarajevo. Incantandosi all’interno della Vijećnica, la Biblioteca Nazionale e Universitaria della Bosnia ed Erzegovina; lasciandosi travolgere dalla folla colorata che vivacizza il mercato Pijaca Markale, assaggiando le varietà di latticini e affettati ospitati nella parte al chiuso. Il cammino è segnato dalle Rose di Sarajevo, buchi sull’asfalto causati dai colpi di mortaio durante i quattro anni di assedio, colorati di rosso per non dimenticare le atrocità della guerra, e va intervallato con una sosta in un caffè, perché «il caffè sta alla Bosnia come il tè sta alla Gran Bretagna». Chi è fan sfegatato de Il Mago di Oz non può perdersi lo Zlatna Ribica – Goldfish, locale zeppo di cianfrusaglie, vecchi mobili, quadri, orologi, lampade e chincaglierie che il proprietario colleziona da quasi 40 anni e dispone apparentemente a casaccio in ogni angolo, creando un arredamento insieme incredibile e assurdo, che culmina nella visionaria toilette.

Tunnel Spasa / Getty Images

Tappa imprescindibile di qualsiasi viaggio a Sarajevo è il Tunnel Spasa, o “Tunnel della salvezza”, a poche centinaia di metri dall'aeroporto: scavato dai militari bosniaci durante il periodo dell'assedio, lungo in origine 800 metri, tale passaggio era l'unico punto di contatto tra la Sarajevo occupata e il resto del mondo, nonché l’unico modo per far arrivare viveri, medicine e beni di prima necessità in città. Del tunnel sopravvivono 18 metri percorribili, e nell’abitazione privata da cui esso partiva – ora adibita a Museo della Guerra – si trovano gli attrezzi utilizzati per scavarlo, oltre a diverse immagini e documenti. Avvaletevi di una guida locale per la visita: se sarete fortunati, questa potrà essere stata testimone in prima persona degli eventi di quegli anni, e condividerà con voi i suoi ricordi, regalandovi un’esperienza assai più coinvolgente.

Gazi husrev-beg Mosque / Getty Images

Gli appassionati di architettura non rimarranno affatto delusi dai quartieri socialisti di Grbavica e Ciglane, costruiti per volere delle autorità titine, ora zeppi di ristorantini e caffè con cibo tradizionale a prezzi bassissimi; mentre gli amanti della street art troveranno pane per i loro denti sul Monte Trebević, dove la Pista da Bob delle Olimpiadi Invernali del 1984 è stata abbellita dai lavori di tanti artisti di strada che ne hanno graffitato le curve paraboliche. Al tramonto, sorseggiare un paio di birre sullo Yellow Bastion, una parte delle mura che circondavano la città, vi regalerà un panorama senza eguali e vi preparerà lo stomaco per una cena indimenticabile a base di specialità bosniache, annaffiata da (ottimi!) vini locali. Tra le diverse proposte, è da segnalare l’Inat kuća, sul fiume di fronte alla Vijećnica, che gode di una vista meravigliosa soprattutto dal terrazzino estivo e propone una cucina tradizionale con un menù vario e ampio, oltre a porzioni parecchio abbondanti; se invece si preferisce un ambiente più raffinato ed elegante, corredato da servizio impeccabile in una location da favola, il 4 Sobe Gospodje Safije non deluderà le aspettative nemmeno dei più esigenti.

Fontana Sebilj / Getty Images

QUANDO ANDARE
La primavera e l’estate sono senza dubbio il periodo migliore, quando gli abitanti riprendono possesso delle terrazze, dei caffè e dei parchi dopo mesi trascorsi sotto la neve. Per gli amanti del cinema, il Sarajevo Film Festival, quest’anno in programma dal 10 al 17 agosto, costituisce un motivo in più per pianificare un viaggio in Bosnia.

COME ARRIVARE
Purtroppo non esistono voli diretti dall’Italia per Sarajevo; la città resta tuttavia raggiungibile con le principali compagnie facendo uno scalo a Vienna o Monaco di Baviera. L'alternativa di gran lunga preferibile, in termini di comodità e costi, rimane l'auto, che permette di programmare delle piacevoli tappe intermedie attraversando Slovenia, Croazia e Bosnia.

DOVE DORMIRE
Moderno, colorato, confortevole, pulito e situato in una posizione perfetta per esplorare la città a piedi, l’Hotel Cosmopolit è da consigliare a chiunque decida di recarsi a Sarajevo: la connessione WiFi è gratuita e velocissima, la colazione abbondante e inclusa nel prezzo e le camere sono dotate di bagni assai ampi, cosa che – sfortunatamente – è sempre meno scontata.

Credit immagine  di copertina: Getty Images

Marianna Tognini

Segni particolari: bionda dentro. Ma anche fuori non scherza.