TRADIZIONI

Matrimonio all'italiana: tra lanci di dolci, corse a ostacoli e piatti rotti

Dalla "cunzata du letto" in Sicilia alle "ciambelle degli sposi" in Lazio, ecco 10 pittoresche usanze legate al matrimonio diffuse nel Belpaese

Anna Verrillo

Paese che vai usanze che trovi, anche e soprattutto quando si tratta di matrimoni. E da questo punto di vista l’Italia, ha ben poco da invidiare al resto del mondo. Da sempre luogo in cui si fondono (e confondono) sacro e profano, religione e superstizione, il Belpaese è ricco di singolari usanze legate al giorno del ‘sì’: da Nord a Sud, passando per le isole, tradizioni nuove ed antiche accompagnano gli sposi nel giorno più importante della loro vita. Che affondino le proprie radici in un passato magico ed esoterico, o siano in qualche modo legati al concetto più autenticamente biblico dell’unione, questi singolari riti continuano ad essere rispettati anche dai più giovani, che di fronte al matrimonio si riscoprono tradizionalisti almeno quanto i loro genitori.

La "sa razzia" in Sardegna
In Sardegna tradizioni secolari e riti continuano ad essere celebrati soprattutto nei piccoli centri. Nel giorno delle nozze, ad esempio, davanti all'uscio dell'abitazione della sposa un gruppo di donne, di solito zie o vicine di casa, fanno la "sa razzia", ovvero un piatto con mandorle, riso, fogli di carta colorata tagliati a striscioline e monetine. Il contenuto viene lanciato agli sposi facendosi il segno della croce, mentre i piatti vengono gettati a terra per essere rotti, come segno di buon auspicio. Se il rito non riesce si riprova finché tutti i piatti non si saranno frantumati.

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Le ciambelle degli sposi in Lazio
Prelibatezze culinarie e nozze sono un binomio inscindibile anche a Vallecorsa, in provincia di Frosinone. In questo piccolo paese, il giovedì prima del matrimonio si fanno dei dolci chiamati “sciambelle”: tutti i cittadini contribuiscono alla loro realizzazione friggendo o stendendo la pasta. I dolci vengono successivamente imbustati e, il giorno delle nozze, vengono gettati dalle finestre all’uscita degli sposi, mentre gli invitati tendono le mani per raccoglierli.

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Lacrime e buona sorte in Liguria
Secondo un’antica tradizione ligure, la sposa non deve indossare perle il giorno del matrimonio. Le perle rappresentano infatti lacrime, e qualora la futura moglie ne ricevesse in regalo dovrà ripagare chi gliele dona anche solo con una moneta simbolica. A contrario, invece, è di buon auspicio mettere una monetina nella scarpa della sposa come augurio di serenità e prosperità per la coppia.


La “cunzata du letto” in Sicilia
I preparativi delle nozze in Sicilia possono durare anche molti mesi, e tra i rituali più importanti in vista del giorno del sì c’è senza alcun dubbio quello della preparazione del primo letto, ovvero la "cunzata dou letto". A pochi giorni dal matrimonio, le amiche nubili della sposa ‘vestono’ il talamo che ospiterà la coppia: a fornire indicazioni è solitamente la mamma della giovane moglie, che porta con sé anche il corredo e le lenzuola pregiate con cui ultimare la pratica. Sul letto vengono poi messi riso, grano e petali di rose.

Un matrimonio "ad ostacoli" in Piemonte e Valle D’Aosta
Il matrimonio può diventare piuttosto faticoso per i membri delle comunità Walser, presenti in alcune zone del Piemonte e della Valle D’Aosta. Agli sposi è infatti proibito arrivare in Chiesa a bordo di qualsiasi veicolo: accompagnati da amici e parenti prendono parte ad un vero e proprio corteo a piedi fino all’altare. Durante il percorso, tuttavia, incontreranno una serie di ostacoli: su tutti, la "ciupu", ovvero una sorta di steccato che dovranno scavalcare.

Il rapimento della sposa in Trentino Alto Adige

Ha origini nel Medioevo, invece, il singolare rito nuziale che si svolge a Riscone in Val Pusteria. In questo paesino del Trentino Alto Adige va infatti in scena “il rapimento della sposa”: durante il ricevimento, la sposa viene rapita dagli amici e trasportata nei bar del paese per celebrare le nozze con balli e bevute. Al testimone di nozze, il compito di far sì che il ‘sequestro’ si concluda il prima possibile.

La serenata in Campania
Il romanticismo regna incontrastato in Campania, come ben sapranno gli spettatori de “Il castello delle cerimonie”. Lo sposo è infatti solito omaggiare la sua amata con una serenata la sera prima delle nozze. Accompagnato da cantori locali, il futuro marito usa recarsi sotto il balcone della sposa per dedicarle canzoni d’amore, nella speranza che lei si affacci alla finestra: questo gesto, viene interpretato come un suo pubblico sì ed è seguito da una vera e propria festa a cui prende parte tutto il vicinato.

Il ruolo della natura in Basilicata
In Lucania sono molto forti le tracce dei "matrimoni con gli alberi", scelti da coppie che spesso rifiutavano di sottoporsi al tradizionale rito religioso. Il rituale consisteva nel compiere tre giri di danza intorno all’albero scelto pronunciando delle formule ben precise. Pur essendosi l’usanza quasi del tutto perduta, ne persistono dei residui in altre pratica, come quella, diffusa a Tricarico, che vede gli sposi passare sotto un albero di gelso dopo la cerimonia.

Trippa e brindisi in Veneto
In provincia di Treviso è prevista una colazione piuttosto sostanziosa per lo sposo: prima della cerimonia, infatti, è solito mangiare in compagnia degli invitati uomini piatti a base di trippa. Sette giorni dopo le nozze, invece, a casa degli sposi si celebrava il "rabalton", cioè ci si ritrovava per brindare nuovamente alla coppia.

L’arco della sposa in Piemonte
Piccoli riti legati alle nozze persistono anche nelle Valli di Lanzo, in provincia di Torino. Nello specifico, il giorno del matrimonio le vicine di casa della sposa costruiscono un arco di fiori e nastri davanti all’abitazione della coppia. Due fili devono essere annodati in modo tale da impedire il passaggio ai giovani: il compito di districare il nodo spetta alla suocera. Pare sia di buon auspicio per un vita matrimoniale serena e feconda.

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