pura energia

Alicia Keys, la persona migliore che (non) conosco

Ritratto di un’artista completa, entusiasta e sensibile

Elena Viale

C’è qualcosa che mi fa sempre un po’ commuovere nel concetto di insegnamento, nel passaggio di conoscenze da una generazione a una generazione successiva, e anche nel fatto che ci siano persone le cui doti naturali – tipo una voce – vengano nutrite, protette e incanalate. Attribuisco a questo il mio feticismo per programmi come Amici o The Voice, e allo stesso tempo per il concetto musicale di cover: ovvero quello che avviene quando si sovrappone un’interpretazione a un’altra. Motivo per cui potete trovarmi in lacrime davanti alla versione di Nevermind di Leonard Cohen di PillowTalk, o a Beyoncé che rifà At Last di Etta James trascendendone il significato personale al ballo inaugurale della presidenza Obama. 

Dico tutto questo per spiegare anche come ho cominciato davvero ad amare un’artista come Alicia Keys proprio nei panni di coach a The Voice US (dove tornerà da febbraio per la 14esima stagione, dopo aver saltato la 13esima per lavorare al suo prossimo album). Forse negli anni dei suoi maggiori successi, da Fallin’ (2001) a Empire State of Mind (2009) a Ain’t Got You (2003), ero troppo presa da altre cose. E se ancora Songs in A Minor appartiene ai miei ricordi e ai miei 11 anni, e quindi a un periodo in cui MTV era edgy e accettabile, nel corso dei 15 Grammy Awards e dei cinque album successivi (da The Diary of Alicia Keys del 2003 a Here del 2016) l’avevo certamente persa di vista, facendomi raggiungere solo occasionalmente dai riff di Girl on Fire

Nonché da tutta la vicenda della scelta no make-up, risalente al 2016. Scelta che lei aveva al tempo descritto come una personale, riguardante le costrizioni a cui l’industria dello spettacolo l’aveva fino ad allora forzata e con il suo desiderio di vedersi per quello che era. Al tempo Alicia aveva spiegato l’intenzione dietro la scelta di unirsi alla campagna #nomakeup in una lettera al magazine Lenny, in quell’occasione, in realtà, i femminili erano stati svelti a carpire i segreti della sua pelle dalla make-up artist di turno (è comunque necessario avere un make-up artist per avere una pelle che funzioni senza make-up). Ovviamente quello che è seguito non è stato altrettanto illuminato, e siamo tutti rimasti con leggero imbarazzo a guardare presentatrici e presentatori TV levarsi goliardici il cerone in diretta. Il punto non era, comunque, quanto make-up o no una donna indossa, ma era piuttosto ben riassunto nella risposta di Alicia , interrogata in merito, «I do whatever the f**k i want». 

E qui torno a bomba su The Voice, e in particolare a quella puntata delle audizioni in cui Alicia cerca di convincere (con successo) la talentuosa 17enne Wé McDonald a sceglierla come coach ed entrare nel suo team. Alicia parla alla ragazza non solo dal punto di vista vocale – cantante naturale, Alicia ha una formazione da polistrumentista –ma anche di cosa si aspetta di insegnarle da un punto di vista più ampio, dopo che Wé ha ammesso di essere stata vittima di bullismo: «È da quando ho 14 anni che lavoro nella musica e cerco di capire chi sono e come far smettere quelli che mi dicono come fit in con tutti gli altri. Io non voglio essere come nessun altro», le spiega la coach.

Continuerò a usare The Voice per fare un paio di altri appunti su Alicia Keys e quello che rappresenta. Per prima cosa c’è il fatto che una quantità significativa di persone si presenta alle audizioni portando una sua canzone, alcune davanti a lei in persona, altre, come la nota religiosa di un’edizione italiana: suor Cristina, semplicemente perché la canzone permetteva di unire una difficoltà vocale degna di una gara, con testi pieni di significato. Le cantano le suore, le cantano le ragazze che vogliono essere Alicia Keys, le cantano le donne mature.

Sul rapporto di sovrapposizione e ispirazione che lega ogni generazione alle sue rappresentanti musicali di successo bisognerebbe che qualcuno si decidesse a fare approfonditi studi sociologici, ma si intuisce che è qualcosa che va oltre le canzoni, oltre al genere musicale, per rapportarsi piuttosto all’immaginario e a chi sono questi rappresentanti musicali. Chi è Alicia Keys: una donna newyorkese e afroamericana che ha sempre suonato gli strumenti e cantato, anche se all’inizio voleva fare l’attrice, una persona che prende a cuore le cause umanitarie, una figura piuttosto silenziosa rispetto alla dimensione enorme (e a me piacevolissima) di tutto il mondo che da Beyoncé arriva indietro fino ai primi baracconi sonori, ai balletti, ai Superbowl con gli effetti speciali

È innegabile che Alicia Keys resti sempre un passo dietro rispetto alla prima linea di estroversione e riottosità delle cantanti pop: la regina dell’RnB contemporaneo, ogni tanto viene fuori con un album nuovo di cui si apprezza la musica, spesso collabora con alcuni dei maggiori artisti di oggi (gli ultimi due, recentissimi, sono stati Justin Timberlake ed Eminem), ma di lei mediamente si parla poco. È una donna che porta avanti la crociata J-Lo degli stivaletti-stiletto-open-toe, con un pianoforte e una risata un po’ felice ogni volta che suona il preludio alla canzone dopo. Un’artista che può comparire nel 2015 in una puntata di Jem e le Hologram interpretando se stessa; suonare al funerale di Whitney Houston, fata madrina e fonte di ispirazione; creare un’associazione per i figli di genitori sieropositivi, Keep a Child Alive. «We will continue to rise until our voices are heard», ha detto dal palco di Washington in occasione della Women’s March, per poi attaccare con una versione potentissima di Girl on Fire; otto anni prima quella stessa canzone veniva adattata a inno celebrativo della stessa presidenza Obama, dimostrando così ancora una volta come un testo che sia potente e sentito possa piegarsi a quelle che sono alcune delle battaglie più importanti, e degli eventi più memorabili, di una generazione intera.

C’è qualcosa di affascinante in Alicia Keys, o per dirla con le parole di Adam Levine, «There’s nothing you can do when Alicia looks at you like that». Gli altri giudici sanno che spesso usciranno sconfitti dal confronto con l’entusiasmo di Alicia: è una battaglia persa. Alicia Keys è entusiasta ed eccitata per tutto quello che riguarda la musica, si emoziona se qualcuno canta con lei e ha quel modo di fare fiducioso e positivo che in astratto potrebbe addirittura risultare troppo, ma poi quando la vedi che si nasconde dietro le sedie degli altri giudici perché turbata da una Sexual Healing particolarmente sexy o quando duetta con Jay Z o con John Mayer al concerto newyorkese con cui ha presentato il suo sesto album in studio, Here, capisci che contribuisce a renderla un essere umano bellissimo. 

La risposta alla domanda finale, ma cosa rende Alicia Keys, Alicia Keys? è, come spiega lei stessa scherzando durante una pausa dalla registrazione del programma, la sua voce, e la sua energia creativa. «Oh, it’s just the way my voice is, it’s just meaningful and it goes inside your body [...] and then, I mean what I’m saying».

Credit immagine di copertina: Getty Images

Elena Viale

Nella vita fa un magazine, ma ne pensa altri tre.