World AIDS Day

Tutto quello che pensate di sapere sull’HIV è falso

Un breve excursus attraverso le errate convinzioni sull'argomento, per fare finalmente chiarezza

Jonathan Bazzi

Mi chiamo Jonathan, ho 32 anni e sono sieropositivo. Ho scoperto di avere l’HIV l’anno scorso, anche se probabilmente il contagio risale a molto tempo prima. Oggi, in occasione della Giornata Mondiale contro l’AIDS, vorrei provare a smontare alcuni dei falsi miti che ancora condizionano pesantemente l’idea che le persone hanno di questo virus. La sieropositività continua a essere avvolta da un’aura di paure e superstizioni: è bene liberarsene. La prevenzione parte soprattutto da qui, oltre che dal test (da fare periodicamente) e dall’uso del preservativo. 

«HIV e AIDS sono la stessa cosa»
Purtroppo la confusione è abituale e la stessa stampa sbaglia in continuazione. HIV e AIDS non sono la stessa cosa: io sono sieropositivo – il che significa che ho contratto il virus dell’HIV – ma non ho l’AIDS (Sindrome da Immunodeficienza Acquisita), la malattia causata dal virus dell’HIV che negli anni ’80 e ’90 portava il più delle volte alla morte (dal 1981 l'AIDS ha ucciso oltre 25 milioni di persone). Un sieropositivo entra in AIDS quando il virus dell’HIV ha danneggiato a tal punto il sistema immunitario da renderlo incapace di difendere il corpo dalle infezioni. Oggi, con i farmaci disponibili, una persona con HIV facilmente vivrà tutta la vita senza arrivare alla malattia conclamata. Diverso è purtroppo il caso di chi scopre di avere il virus molto tardi, magari dopo anni di sieropositività inconsapevole. Se il sistema immunitario è troppo danneggiato, non sempre il recupero è possibile. Per rispetto verso chi convive col virus è bene ricordare questa distinzione. 

«Una persona sieropositiva è sempre contagiosa»
È assolutamente falso: oggi, se una persona segue la terapia che gli è stata prescritta, la sua carica virale viene azzerata (divenendo “non rilevabile”) e di conseguenza non può più trasmettere il virus. Sono gli studi più recenti a dirlo e ciò significa, per esempio, che anche avendo rapporti non protetti con me – che sono sieropositivo ma con viremia zero – non potresti contrarre l’HIV. In realtà i rapporti non protetti sono sconsigliabili sempre, perché esistono anche altre malattie a trasmissione sessuale (clamidia, gonorrea, sifilide, epatiti, etc). È bene però che quest’idea inizi a circolare: si possono avere contatti di qualsiasi tipo e anche molto intimi con una persona sieropositiva in terapia. L’epoca dell’inquietante alone viola deve tramontare sul serio: lo stigma non ha più alcuna ragione di esistere. Le persone che scoprono di avere il virus possono tornare ad avere una vita serena, anche dal punto di vista sessuale. 

«L'HIV è una condanna, ti rovina la vita» 
È fondamentale chiarire che, se lo si scopre in tempo e si segue scrupolosamente la terapia, oggi una persona che ha l’HIV vive una vita praticamente normale. L’anno scorso, subito dopo la scoperta del virus, facevo i controlli ogni due mesi. Ora che la mia situazione è stabile e i parametri sono buoni, ogni quattro. Per il resto, assumo la mia pillola (una sola, sì) tutte le sere, prendo della vitamina D contro l’osteoporosi precoce (uno dei possibili effetti indesiderati del mio regime terapeutico) e, d’inverno, faccio il vaccino contro l’influenza. Tutto qui. Ovviamente cerco di prendermi cura di me stesso evitando quei comportamenti che sono dannosi per tutti (alcol, fumo, alimentazione sregolata, sedentarietà), perché il virus crea comunque uno stato infiammatorio di base, che rende il mio corpo un po’ più delicato, soprattutto sul lungo periodo. Ma non immaginatemi sempre malato. Anzi, sto molto più attento alla mia salute oggi: chi di voi fa gli esami del sangue 3 volte all’anno? 

«È una malattia del passato, superata»
Purtroppo oggi di HIV si parla poco – essenzialmente perché i nuovi farmaci funzionano molto bene e questo ha abbattuto vistosamente la mortalità – ma l’HIV non è affatto scomparso. Si pensa che sia una malattia “vintage”: in realtà, anche se le infezioni vengono ben gestite dai medici, il virus continua a diffondersi. Tuttora nel nostro Paese ogni anno ci sono circa 3.500 le nuove diagnosi e ancora troppi sono i casi di persone che scoprono la propria sieropositività anni dopo il contagio (mentre è importante iniziare al più presto la terapia). È bene parlarne, soprattutto ai più giovani, che sono i meno informati, perché la disinformazione e il silenzio non possono che aumentare i comportamenti a rischio e la paura. Poi, non va dimenticato che non esiste solo l’Occidente: in Africa – dove solo circa il 50% dei sieropositivi ha accesso alle terapie – nel 2016, 1 milione di persone sono morte di AIDS. 

 «Si diventa sieropositivi con un test risultato positivo»
Ovviamente non è così, ma è una specie di subdola autoconvinzione dagli esiti nefasti. Tanti evitano il test per paura, come se fosse l’eventuale esito positivo a renderti sieropositivo. Io stesso ho pagato caro questa specie di autoillusione: ho avuto il mio primo rapporto a 18 anni, ma non mi ero mai testato prima di arrivare a scoprire del virus, a 31 anni. L’ho scoperto in modo brusco, a causa dei primi sintomi di un sistema immunitario già messo alla prova e per diverse settimane ho dovuto fare i conti con delle reazioni del mio corpo che mi hanno spaventato (febbre persistente, linfonodi ingrossati, problemi alle mucose). Non bisogna averne paura: il test ci salva la vita. Se avete contratto il virus, è il fatto di non saperlo il vero pericolo (i dati parlano almeno di un 25% di sommerso, ovvero di sieropositivi che non sanno di esserlo). Fare il test e ricevere la diagnosi di sieropositività mette al sicuro, dando modo a chi ne è colpito di intervenire in tempo e iniziare la terapia. 

«È la malattia di gay, drogati e prostitute»
L’HIV è un virus che può contagiare chiunque. Non preferisce il corpo di un gay rispetto a quello di un etero, o quello di drogato rispetto a quello di un salutista. La convinzione sbagliata che riduce l’HIV a un virus che colpisce solo alcuni gruppi sociali alimenta lo stigma e ostacola una buona prevenzione. Nessuno deve sentirsi più al sicuro di altri solo sulla base del proprio orientamento sessuale. La maggior parte dei contagi (47%) oggi avvengono in ambito eterosessuale, dove c’è meno confidenza col tema. Sono i comportamenti a essere a rischio, non l’identità delle persone.  

«Una persona che fa molto sesso è più a rischio» 
L’HIV si trasmette prevalentemente con i rapporti sessuali ma no, la monogamia non è affatto una garanzia. Io stesso ho avuto una vita sessuale molto più tranquilla rispetto alla media dei miei amici e forse proprio questo per anni mi ha dato l’illusione di essere più al sicuro. Non conta il numero di rapporti: ne può bastare anche uno solo. L’HIV non circola solo tra i sesso-dipendenti. Purtroppo anche avere rapporti non protetti con il/la proprio/a fidanzato/a o col coniuge non assicura granché: svariati contagi avvengono proprio così, all’interno di coppie stabili (a causa magari di infedeltà e tradimenti, o di una sieropositività non ancora diagnosticata). 

«Il sesso orale non è a rischio»
È falso: anche il sesso orale può rappresentare una modalità di contagio. Il rischio è più basso rispetto ai rapporti vaginali e anali ma, come mi ha hanno fatto notare l’anno scorso alla LILA, durante uno dei colloqui che ho fatto subito dopo la diagnosi, «basso non vuol dire nullo». Praticare del sesso orale a una persona sieropositiva che non sa di esserlo e che magari ha una carica virale molto alta, può essere un comportamento decisamente rischioso. Sappiamo tutti che il sesso orale col preservativo non lo pratica quasi nessuno, ma ci sono alcune variabili (come l’avere delle lesioni in bocca) che lo rendono tutt’altro che safe. In ogni caso, qualsiasi sia il modo in cui decidiamo di regolarci, teniamone conto. 

«Se il partner risulta negativo al test si può non usare il preservativo»
In realtà nessun certificato può dare la certezza assoluta della sieronegatività di una persona in un dato momento. Il test non è in grado, ad esempio, di rilevare l’infezione nei giorni immediatamente successivi al contagio: per ottenere un risultato attendibile è necessario che dall’ultimo comportamento a rischio trascorra un periodo di tempo detto “periodo finestra”, che varia a seconda del tipo di test.  Inoltre, come abbiamo già detto sopra, il preservativo è il mezzo principale per proteggersi anche dalle altre malattie a trasmissione sessuale, e dovrebbe essere usato sempre. 

«Ci si può contagiare con un bacio o bevendo dallo stesso bicchiere»
Sono convinzioni dure a morire (come abbiamo visto di recente col caso De Lellis al Grande Fratello Vip), anche se assolutamente infondate. L’HIV non si trasmette con la saliva: il virus dell'HIV è presente nei liquidi biologici (sangue, liquido seminale, secrezioni vaginali, latte materno), quindi non basta bere dal bicchiere di qualcuno o darsi un bacio. Ricordatevelo, non solo per la prevenzione, ma anche se vi capita di avere a che fare con persone HIV positive: l'HIV non si contrae toccando o abbracciando. Dopo aver parlato della mia sieropositività, uno dei momenti più emozionanti che ho vissuto è stato quando una persona che frequentava la mia stessa scuola di yoga, sull’onda della reazione emotiva, ha voluto abbracciarmi anche se eravamo accaldati e sudati. Mi sono sentito giustamente “innocuo”, e accolto. Il modo in cui le persone con HIV si sentono dipende soprattutto dagli altri. Da voi. 

«Un sieropositivo non può avere figli sieronegativi»
Per fortuna anche in quest’ambito la ricerca scientifica è andata avanti e le persone sieropositive oggi posso progettare una famiglia. L’HIV può essere trasmesso al figlio solo dalla madre: un papà sieropositivo non può trasmettere il virus direttamente al bambino (ma è necessario far sì che non lo trasmetta alla futura madre col concepimento). Se la madre è sieropositiva può trasmettere l'infezione al proprio bambino durante la gravidanza, il parto e l'allattamento. Per impedire che ciò avvenga vengono prescritti dei farmaci sia prima che dopo il parto. Le varie strade che possono essere percorse sono riassunte efficacemente qui

Illustrazioni di 150UP

Jonathan Bazzi

È nato, scrive, morirà. Non conosce privacy.