so 90's

Nessuno tocchi Sinéad O’Connor

51 anni di una delle figure più controverse del panorama musicale

Daniele Biaggi

Sinéad O’Connor è una delle personalità musicali più controverse di sempre. La sua figura esile e tormentata è un monumento vivente all’inquietudine che gli artisti hanno sempre cercato di raccontare – e sublimare – attraverso la propria arte e che, sovente, può consumare l’anima e portare a tragici esiti.

La sua carriera è costellata di episodi molto discussi, che l’hanno relegata ai margini della scena musicale. Il mancato obiettivo di emulare il successo mondiale ottenuto all’inizio degli anni ’90 con Nothing compares to you, ha poi fatto il resto, riducendola sempre alla copia sbiadita di se stessa, perennemente tesa a non deludere quelle aspettative che, a inizio carriera, la volevano una delle più promettenti voci della propria generazione. Sinead non si è dimostrata all’altezza di rispettare le attese del pubblico, e questo, più di tutto, sembra aver incrinato una psiche fragile e inquieta.

Se il successo ottenuto nel 1990 è storia, alcuni episodi di quegli anni sono caduti nel dimenticatoio: l’inizio del declino cominciò, probabilmente, con una storica esibizione al Saturday Night Live del 1992. Mentre cantava War di Bob Marley, cambiò deliberatamente le parole del testo per denunciare i casi di pedofilia nella Chiesa Cattolica, e al termine dell’esibizione strappò in diretta nazionale una foto di Giovanni Paolo II

Il gesto fu fortissimo e le ripercussioni non tardarono ad arrivare. Quello stesso anno fu invitata al Madison Square Garden per festeggiare i 30 anni di carriera di Bob Dylan, ma non appena salì sul palco, il pubblico cominciò a fischiarla per le sue posizioni. Fu probabilmente questo il punto di non ritorno, il divorzio definitivo tra O’Connor e il pubblico che da lei si aspettava qualcosa di diverso dalla sfumatura impegnata e sopra le righe che la sua carriera sembrava intraprendere. 

Da quel momento, la sua celebrità coincise con le vicende biografiche più che con quelle artistiche: negli anni ’90 si fece ordinare prete da un movimento cattolico indipendente, assumendo il nome di Madre Bernadette Mary, fino ad annunciare nel 2003 il ritiro dal mondo discografico. Le esibizioni – in realtà – continuarono anche dopo, senza ottenere alcun successo.

In anni più recenti non è di certo calata l’attenzione mediatica nei suoi confronti: il 27 dicembre 2011, dopo soli 18 giorni di matrimonio, divorziò dal marito Barry Herridge, con il quale si era sposata a Las Vegas. Quello stesso anno arrivò anche la prima ammissione pubblica di un disturbo bipolare che la costrinse a riorganizzare le date del tour in corso. Fu la prima conferma di un disagio reale che nulla aveva a che fare con i capricci di una star in decadenza.

Il 29 novembre 2015, sulla propria pagina Facebook dichiarò: «I have taken an overdose. There is no other way to get respect. I am not at home, I'm at a hotel, somewhere in Ireland, under another name», gettando i fan nel panico. Le sue dichiarazioni allertarono le autorità irlandesi, che poche ore dopo rassicurarono tutti sulle condizioni della cantante. 

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Ma è un video di oltre 10 minuti pubblicato la scorsa estate a essere ritenuto un punto di non ritorno nella vita dell’artista. Dalla stanza di un albergo nel New Jersey, in evidente stato di turbamento psichico, ha lanciato un vero e proprio appello, denunciando lo stigma sociale cui sono condannate le persone che soffrono di disturbi psichici

«Sono da sola, tutti mi trattano male e sono malata. Le malattie mentali sono come le droghe. Vivo in un motel Travelodge in New Jersey e sono da sola. E non c'è niente nella mia vita eccetto il mio psichiatra, la persona più dolce al mondo, che mi tiene in vita. Voglio che tutti sappiano cosa significa, e perché faccio questo video. Le malattie mentali sono come le droghe, sono uno stigma: all'improvviso tutte le persone che dovrebbero amarti e prendersi cura di te ti trattano male».

Il messaggio, alla luce di un episodio accaduto poche settimane prima, in cui la polizia lanciò un’allerta per potenziale suicidio dopo che O’Connor sparì durante un giro in bicicletta, fece davvero temere il peggio. Dopo alcuni messaggi più rassicuranti nei giorni successivi, recenti operazioni per un problema al fegato in ottobre hanno minato ulteriormente il suo stato d’animo compromesso

Sinead O’Connor è una donna reale che non lascia interviste silenziose a giornali scandalistici ma urla la propria disperazione e la propria solitudine al mondo attraverso video

Chi è Sinéad O’Connor oggi? Una donna malata. Indubbiamente. Ma anche la rappresentazione di un fallimento del sistema. Un fallimento di cui il pubblico, se non carnefice, è certamente complice. Non sono certo la causa dei problemi psichiatrici, ma i suoi fan, nel pieno degli anni ’90, le hanno voltato le spalle, con conseguenze drammatiche. Alcuni potrebbero dire che è il destino a cui vanno incontro molti artisti, dopo anni di successo, dimenticati in una camera di albergo, simboli di una decadenza che cinema e serie TV hanno tante volte raccontato. Ma qui c’è qualcosa di diverso, perché Sinéad O’Connor è una donna reale che non lascia interviste silenziose a giornali scandalistici, ma urla la propria disperazione e la propria solitudine al mondo attraverso video. Solleva argomenti scomodi, come il diritto al lavoro e alla dignità di chi soffre di disturbi psichici, e per questo merita rispetto. Merita rispetto come lo meritano tutte le manifestazioni di malessere o disagio che possiamo solo limitatamente capire.

È giusto – e doveroso – parlare di Sinéad O’Connor oggi, delle sue scelte sopra le righe, delle sue denunce, della sua solitudine dolorosa, senza morbosità. Non è detto che questo la salvi, ma in un mondo in cui i social cadono nell’hate speech, in occasione delle ultime dichiarazioni si è scatenata una vera corsa virale per sostenerla. Persone comuni e colleghi hanno raccolto il suo grido disperato, dandole credito ed eco. Non possiamo sapere se sarà sufficiente a salvarla, non dipende certo da 2 tweet, ma è l’unica cosa che possiamo fare noi oggi: capire e manifestare comprensione. Senza cadere nel mero pettegolezzo che, sempre più spesso, ferisce più di una lama affilata.

Credit immagine di copertina: Getty Images

Daniele Biaggi

Giornalista freelance e media content creator