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Che fine ha fatto Céline Dion?

Dall’oblio post-Titanic al ritorno sulle pagine di Vogue dell’interprete di “My Heart Will Go On”: cronistoria della cantante venuta dal Québec che voleva essere una star mondiale

Mattia Carzaniga

Chissà se i nostri nipotini, un giorno, ci chiederanno chi era Céline Dion. Chissà se intercetteranno mai un fotogramma dei suoi anni più gloriosi, lei che, ciondolo di pietra blu genericamente preziosa al collo, canta la canzone più famosa del mondo, in quell’anno indimenticabile. L’anno indimenticabile era vent’anni fa esatti, quella canzone era dentro un “piccolo” film intitolato Titanic: in un attimo, ogni record di vendita e di immaginario collettivo fu polverizzato. Il brano, per i tanti millennial che non lo sanno, si chiamava My Heart Will Go On, e infatti continuò, e continuò ancora, e poi si fermò. E di Céline Dion, la sua interprete, si persero, almeno su vasta scala, le tracce, come quelle di Jack – e cioè Leonardo DiCaprio nel medesimo film – inghiottito dalle acque gelate dopo il naufragio.

Un passo indietro. Céline è una cantante canadese di successo tutt’altro che discreto: il suo album D’eux (1995) è il disco in lingua francese più venduto della storia. Benissimo, ma chi la conosce? No, nel ’91 il pubblico inglese l’aveva già conosciuta: era sua la voce del singolo ufficiale di Beauty and the Beast (non quello cantato nel cartone animato da Angela Lansbury, s’intende). Gran successo, premio Oscar alla canzone, gadget da aspiranti principesse Disney, e via elencando. Céline vi prende parte e ne viene inghiottita: è un colosso per bambini, la sua faccia interessa relativamente. In Europa, Francia esclusa, ancora non è una star. Iniziano a farsi sentire, tratte dall’album in inglese Falling Into You, il singolo Because You Loved Me e la cover di All By Myself, che però da noi tornerà famosa parecchi anni dopo con Il diario di Bridget Jones, nella versione originale di Jamie O’Neal. Ancora non basta.

L’occasione d’oro arriva con James Cameron, che piazza la sua voce sulle note del compositore James Horner. Noi che all’epoca stavamo imparando a suonare il flauto alle medie siamo immediatamente rapiti dal fischiettio che apre la canzone. My Heart Will Go On è una hit ammazzatutti, quell’anno non ce n’è per nessuno. Altro premio Oscar, e soprattutto l’elezione di Céline a star internazionale per davvero. Lo status globale è finalmente raggiunto. Sull’onda (letteralmente) di Titanic esce Let’s Talk About Love, un disco che anche le mie compagne (e compagni) di scuola avevano in casa. Dentro ci sono i duetti che all’epoca andavano tanto di moda (Immortality coi Bee Gees, Tell Him con Barbra Streisand, I Hate You Then I Love You con Luciano Pavarotti, che poi altro non è che Grande, grande, grande di Mina), e soprattutto c’è My Heart Will Go On, che quell’anno riuscì a scalzare persino Candle in the Wind di Elton John (versione Lady D) come pezzone strappacuore. Céline viene al Pavarotti & Friends. Anche da noi è una diva.

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L’onda lunga di Titanic (e dell’inglese) continua, due anni dopo arriva l’album All the Way… A Decade of Song (zitta zitta lei festeggiava l’anniversario di carriera), con dentro cose come That’s the Way It Is, qualcuno se la ricorderà ancora. La celebrità è intatta, ma poi succede qualcosa. Succede che Céline la macchina da soldi, Céline la donna bionica, Céline la diva (adesso sì) dei record decide di fermarsi. Dà un grande concerto a Montréal e per un po’ saluta tutti, addio. Il titolo melodrammatico della serata è: La dernière de Céline, l’ultima di Céline. Di mezzo c’è René Angélill, l’uomo che l’aveva scoperta ascoltando i suoi primi demo nel lontano 1981. Si era sposato con un’altra donna, ma quindici anni dopo era tornato da Céline (ventisei anni di meno) e qualche anno dopo ancora ecco che arriva il primo figlio. Sono la macchina da soldi, la donna bionica, la diva dei record: sì. Ma sono anche una moglie e una mamma, grida forte Céline ai cinque continenti (ormai li ha toccati tutti). Per un po’ ci dimentichiamo di lei. L’addio poi si rivela un arrivederci, e Céline si trasforma di nuovo, più diva che mai. Anzi, traccia la strada che sarà quella di tutte le star del pop, una volta che mettono su famiglia e devono allentare il ritmo di dischi e concerti: la residency a Las Vegas.

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A inizio millennio, quando esce il nuovo album A New Day Has Come, Céline Dion diventa sinonimo di Las Vegas. A New Day sarà anche il titolo della installazione vivente che dal 2003 la porterà fissa al Caesars Palace con 700 (sì, ho scritto settecento) serate. Céline è l’appuntamento immancabile per le folle di vecchietti del Midwest vomitati dai loro pullman direttamente sullo Strip. Céline è la quintessenza della crooner anni 2000, la Frank Sinatra che rassicura il grande pubblico generalista, che titilla i sogni romantici delle casalinghe. Il massimo divismo è raggiunto, Céline viene pure accolta tra le Divas dell’omonimo show (andato in scena sempre a Las Vegas), che poi sarà un altro riferimento della generazione Mtv: con lei gorgheggiavano colleghe vecchie e nuove come Whitney Houston, Cher, Anastacia, Shakira. Dieci anni dopo, quando mi sono ritrovato a Las Vegas in pieno agosto, Céline era ancora lì, al Caesars Palace, cristallizzata nell’immagine che tutti ci eravamo ormai fatti di lei.

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La storia privata di Céline Dion non ha un lieto fine. È la maledizione del Titanic, si direbbe. Dopo la nascita di altri due figli (gemelli), René si ammala, il tumore lo stronca il 14 gennaio del 2016, la vedova non fa neanche in tempo a piangerlo che due giorni dopo le muore, sempre di cancro, il fratello. La macchina da soldi/donna bionica/diva dei record di cui ci eravamo tutti dimenticati torna nelle cronache, ecco che fine aveva fatto, poverina. Dissolvenza al nero. È, di colpo, l’estate del 2017. Tra profili social e blog di sedicenti fashionisti iniziano a circolare degli scatti di Céline Dion vestita come una meravigliosa baraccona (per capirci). Abitoni, cappelloni, piume, lustrini. Lei sembra divertirsi come una pazza. Ad alcuni sembra una pazza e basta. Non si capisce, e poi capiamo. Questa nuova immagine è griffata Vogue. Anna Wintour l’ha scelta per questo servizione parigino ambientato tra l’hotel Ritz e la Senna, che culmina in un video: Céline Dion Takes Paris in the Best Couture Looks of the Season. Il magazine la definisce proprio così: «The ultimate couture diva». Ancora diva, ma stavolta dell’alta moda, territorio che nessuno aveva mai associato lei. È l’evoluzione ultima della cantante venuta dal Québec che voleva essere una star mondiale.

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E adesso? Il 30 marzo del 2018 Céline Dion compirà cinquant’anni. Tornerà nelle cronache, e sarà “quella del Titanic”, ancora e per sempre. E la macchina da soldi/donna bionica/diva dei record si farà sentire un’altra volta. E il suo cuore andrà avanti. E forse un giorno sì, i nostri nipotini ci chiederanno davvero: chi era Céline Dion?

Credit immagine di copertina: Getty Images

Mattia Carzaniga

Scribacchino, cinefilo, casalinga non disperata