Barbarella

Gli 80 anni di Jane Fonda

Auguri alla star che ha rivoluzionato il concetto di sex symbol

Stefano Consiglio

Guardo le foto di Jane Fonda accanto a Robert Redford sul red carpet dell’ultimo Festival di Venezia e penso a due cose: la prima è che siamo di fronte a qualcosa che va oltre la chirurgia estetica, l’alimentazione sana, l’aerobica e i cicli di sonno in un sarcofago di ghiaccio. La seconda è quella battuta de Il Club delle Prime Mogli che recitava «Ci sono solo tre età per le donne a Hollywood: bomba sexy, procuratore distrettuale e A Spasso Con Daisy». Oggi Jane Fonda compie 80 anni, e Il Club delle Prime Mogli non mi è mai sembrato così superato. La domanda che mi assilla è proprio il nodo principale della questione: Jane Fonda è veramente stata da sempre, prima di tutto, un sex symbol? O ha saputo costruirsi un suo percorso nello showbiz degli ultimi 50 anni dimostrando di essere molto di più? Siamo di fronte a un’irrequieta figlia d’arte o a un’artista che ha incrociato la propria storia personale e professionale con alcuni dei capitoli più importanti della storia contemporanea? E soprattutto: come diavolo fa a essere ancora così favolosa?

Siamo di fronte a un’irrequieta figlia d’arte o a un’artista che ha incrociato la propria storia personale e professionale con alcuni dei capitoli più importanti della storia contemporanea? E soprattutto: come diavolo fa a essere ancora così favolosa?

Barbarella per sempre?
In un’intervista a Ellen De Generes, Jane Fonda ha raccontato di quella volta in cui, da ragazzina, si è trovata a nuotare nel Mediterraneo insieme a Greta Garbo, ospite di suo padre per le vacanze estive in Costa Azzurra. Essere figlia di Henry Fonda, uno dei grandi dell’età dell’oro di Hollywood, l’ha fatta crescere a pane e settima arte, ma la sua infanzia non è stata semplice: dopo il divorzio dei genitori, sua madre finì in una clinica psichiatrica dove si suicidò quando Jane aveva 12 anni. La figura del padre l’ha accompagnata sempre, spesso come un’ingombrante pietra di paragone. E non le ha risparmiato una dura gavetta teatrale, iniziata all’Actors Studio. È strano, se non ingiusto, pensare a Jane Fonda prima di tutto come a «Quella che ha interpretato Barbarella», quando il suo primo Golden Globe è del 1962 e nel 1965 è già una delle giovani attrici più pagate dell’industria. Indubbiamente Barbarella, una scorpacciata di sesso ed effetti speciali buffi anche per quegli anni, ha incastonato la sua immagine nell’iconografia del ‘900, ma oltre a renderla un sex symbol planetario – anche grazie a quei costumi impalpabili firmati Paco Rabanne – ha segnato la fine di un’epoca. Da un lato, la follia non molto lucida intrisa di psichedelia anni Sessanta. Dall’altro, tutto quello che è venuto dopo. Sì, perché dopo Barbarella è arrivato il ’68, che ha sconvolto gli Stati Uniti, il mondo e soprattutto Jane stessa

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In prima linea
Dalla “fase bomba sexy” Jane è passata a un’altra completamente inaspettata: quella dell’attivismo politico. Il suo impegno per i diritti civili nasce da un misto di irrequietezza e presa di coscienza, ma è anche figlio di un periodo in cui il sogno di una società equa sembrava davvero realizzabile. Il film che le è valso il primo Oscar, Una squillo per l’ispettore Klute (1971) ne è la piena concretizzazione: nell’interpretare una prostituta usata come esca per catturare un assassino, Jane incanala il suo rifiuto per quella che lei stessa definisce come una società sbagliata, fondata sullo sfruttamento e l’oppressione. E prende molto sul serio il sogno di cambiare il mondo, appassionandosi attivamente a parecchie cause politiche: Black Panthers, femminismo, diritti civili delle minoranze, dei nativi americani e degli immigrati irregolari. Nel farlo, entra a gamba tesa in ogni movimento, scontrandosi con le vecchie guardie e a volte guadagnandosi le antipatie di altri militanti che la reputano dannosa e temono che il suo coinvolgimento sia mosso dalla voglia di apparire. Ma è solo l’inizio.

Soldato Jane
La guerra del Vietnam segna la nascita di una nuova, ulteriore Jane: quella che va nel nord del paese asiatico per guardare con i suoi occhi quel conflitto che in patria sembrava necessario. Quella Jane che, per tale motivo, si guadagna l’appellativo di Hanoi Jane. L’infamante soprannome le viene affibbiato dopo che una foto scattata a sua insaputa mentre è seduta su un’arma contraerea Nord Vietnamita fa il giro del mondo. Durante la sua permanenza nel Vietnam dl Nord, Jane visita villaggi e ospedali colpiti dai raid aerei, denuncia i bombardamenti dell’esercito statunitense contro le dighe sul Fiume Rosso (essenziali per la sopravvivenza della popolazione locale durante la stagione dei monsoni), parla alla radio per contrastare la propaganda governativa in favore del conflitto, visita prigionieri di guerra americani per portare messaggi ai loro familiari. Eppure, agli occhi dell’opinione pubblica statunitense e di parte di quella mondiale, la ricca figlia di Hollywood (che ricca non è più, visto che aveva speso quasi tutto ciò che aveva per supportare i vari gruppi di attivisti dei quali faceva parte) ha semplicemente voltato le spalle alla patria. E non solo: l’attrice finisce anche sotto inchiesta e rischia di essere accusata di tradimento, ma il caso viene successivamente archiviato. Nonostante la Fonda abbia poi riconosciuto di avere compiuto mosse avventate nei suoi anni da attivista antibellica, l’onta continua a seguirla: è infatti datata 2005 l’aggressione da parte di un veterano del Vietnam che le sputa in faccia del tabacco da masticare alla presentazione di un suo libro. Ironia della sorte, è stata proprio quella guerra a dare a Jane il suo secondo Oscar, nel 1978, per Tornando a casa, di cui è anche produttrice. Jane interpreta Sally, la moglie di un marine che parte per il Vietnam: lui va in guerra, ma è proprio “a casa” che Sally scopre la verità sul conflitto, grazie al volontariato tra i reduci e all’incontro con un soldato tornato con gravi disabilità dal fronte (Jon Voight). «Volevo catalizzare il processo di cambiamento usando i film come mezzo; volevo fare film in cui l’americano medio potesse riconoscersi, film su persone normali che attraversano cambiamenti.» Queste sono le parole che lei stessa usa nella sua autobiografia per parlare di Tornando a casa. Un’opera che non è solo un’amara riflessione su un doloroso capitolo di storia americana e una delle sue interpretazioni più magistrali, ma anche una prova della sua evoluzione come artista profondamente legata all’attualità e ai mutamenti della società in cui vive.

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Dall’attivismo all’attività fisica
Molto prima delle palestre brandizzate Madonna, molto prima delle diete radical chic di Gwyneth Paltrow, Jane Fonda è stata la vera Celebrity Guru Del Fitness. Con i suoi libri, videocassette e dvd dedicati agli esercizi di aerobica, non ha solo trovato un modo intelligente di rimanere in forma guadagnandoci anche da un punto di vista economico, ma ha pure cercato di superare alcuni suoi personali lati oscuri. La prefazione de Il mio libro di ginnastica è una confessione, in cui Jane ammette senza più nascondersi di avere sempre sofferto di disturbi dell’alimentazione e di avere combattuto a lungo per smettere di maltrattare il proprio corpo con diete inventate e farmaci dimagranti. Quel libro che oggi sembra così antiquato, forse anche per la combinazione body/scaldamuscoli/hairstyle che gridano “anni ‘80” a squarciagola nella foto di copertina, è innanzitutto un modo per scardinare un ideale di bellezza femminile che prima di allora aveva tormentato molte generazioni di donne. Sui benefici dell’attività, Jane ha ancora tanto da insegnarci, e non stiamo soltanto parlando della sua Opera Omnia del Fitness (15 libri e 13 video fino al 1995, con un ritorno nel 2010 con nuovi esercizi pensati per un pubblico più agé). Le sue apparizioni sul grande schermo si sono diradate dagli anni ‘90 in poi, ma – oltre al lavoro di attrice – continua a tenersi assai occupata con progetti di beneficenza e l’impegno politico. Negli ultimi 30 anni la Fonda ha lottato al fianco delle donne vittime di violenza; si è interessata alla questione Palestinese con frequenti visite in Palestina e nei territori occupati; si è strenuamente opposta alla guerra in Iraq; ha dato il suo supporto a Hilary Clinton; ha cercato di sensibilizzare i governi di Stati Uniti e Canada sul cambiamento climatico, arrivando persino a bacchettare Barack Obama quando quest’ultimo ha deciso di proseguire con le esplorazioni dell’Artico per trivellare il suolo alla ricerca di combustibili fossili. Nel 2005 ha infine fondato il Women’s Media Center, associazione no-profit che si batte per avere una giusta rappresentazione delle donne nei media. Alla faccia della pensione.

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Una, nessuna, centomila Jane Fonda
Quante donne è stata, finora, Jane Fonda? “All american girl”, modella, attrice acclamata, premio Oscar, attivista, produttrice, regista, testimonial, paladina di innumerevoli cause, guru del fitness… e l’elenco potrebbe pure continuare. Forse, per renderle giustizia, è anche importante riflettere su cosa Jane Fonda non è stata: timorosa di mettersi in gioco o di rischiare dal punto di vista professionale e personale. Non è stata incapace di ammettere i propri errori. Non è stata solo una star, ma una figura incredibilmente “umana”, con le sue contraddizioni e le sue incoscienze. Nonostante il suo aspetto non sia decisamente quello di un’ottantenne, in occasione di questo suo importante compleanno è giusto toglierle finalmente di dosso l’etichetta di sex symbol e riconoscere quanto abbia dimostrato di avere carattere, talento, determinazione e quanto sia stata capace di spingersi sempre oltre: oltre i propri limiti, oltre gli stereotipi, oltre il giudizio altrui. Addirittura oltre le età, visto che ancora oggi continua a essere una protagonista, sia davanti a una telecamera che davanti a un corteo. E a proposito di età, solo grazie a lei possiamo sperare che, in un ipotetico seguito de Il Club delle Prime Mogli, le famose tre età per le attrici vengano aggiornate, e che la terza fase non sia più A Spasso Con Daisy ma, appunto, “Jane Fonda”. Augurandoci che per la vera Jane Fonda questa fase prosegua almeno fino oltre il secolo.

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Stefano Consiglio

Vietargli la lettura di Eva3000 gli segnò l’infanzia.