BAKE OFF

Carlo Beltrami racconta la sua vittoria a Bake Off 2017

Perfezionista come i veri maestri pasticceri, generoso e appassionato: Carlo Beltrami, vincitore di Bake Off 2017, si racconta fresco di vittoria

Chiara Monateri

Dalla sua voce trapela immediatamente la grande passione per l’arte dolciaria e la voglia di costruire sempre qualcosa di autentico e dalle solide basi. Anche ora che ha vinto Bake Off, la competizione televisiva tra pasticceri dilettanti più seguita d’Italia, Carlo Beltrami mostra di avere sempre la testa saldamente sulle spalle grazie alla presenza e al supporto della sua famiglia e a una buona dose d’ironia.

Com’era la tua vita prima di Bake Off?
«Sono un posatore serramentista e ho una moglie e tre figli. Ho un buono stipendio e quindi ero dubbioso se mettere tutto in stand-by per partecipare al programma, perché per me la mia famiglia viene prima di tutto e in quel momento mia moglie non aveva un lavoro. Poi è successa la magia: la mia famiglia mi ha iscritto ai casting e mentre mia moglie iniziava un nuovo impiego mi hanno chiamato dalla trasmissione. È stato come essere travolti da un’ondata di energia positiva, per me era talmente incredibile che prima di accettare ho chiesto di nuovo sia al mio capo sia alla mia compagna conferma per prendere parte a quest’avventura!».

E poi?
«Poi mi sono fatto accompagnare in auto dai miei alla prima eliminazione in cui i partecipanti venivano sfoltiti da 50 a 16 e ho detto loro: ragazzi, non tornate a casa e aspettatemi un attimo, che tanto mi scartano».

Invece è stato un successo…
«Sì, non ci potevo credere! Gli appassionati di arte pasticcera sono davvero tantissimi, pensate che le prime domande dai casting me le hanno fatte per telefono per iniziare a capire se avessi delle basi solide su cui lavorare, perché la redazione dei casting era stata letteralmente sommersa di cv».

E adesso?
«Metto sempre al primo posto la famiglia, intanto sto ancora valutando che fare. Aprire una pasticceria è una vera avventura: trasformare la tua passione in un lavoro è sicuramente una scelta impegnativa. Per ora ho ricevuto moltissime offerte di collaborazioni che mi rendono davvero felice e ho deciso di iniziare così. Anche con Rosalind (Pratt, altra concorrente bergamasca dell’ultima edizione del programma, ndr) abbiamo delle idee che ci piacerebbe sviluppare… La verità è che devo ancora decidere cosa fare da grande!».

Oltre alla pasticceria coltivi altre passioni?
«Sì, quella della corsa agonistica in montagna, che a livello calorico non va esattamente d’accordo coi dolci! A parte gli scherzi, io sono uno di quelli che corre proprio tutti i giorni con il gruppo di amici: è uno sport che mi completa perché è ricco di valori che includono tutti, dove l’atleta qualsiasi può correre con il professionista. Proprio per questo motivo fare un dolce ispirato a questa disciplina per me è stato uno dei momenti migliori di Bake Off».

Dolce preferito?
«Sono sempre indeciso tra la torta della nonna al limone con crema pasticcera, il tiramisù e lo strudel. Amo le tradizioni italiane e mi piacerebbe moltissimo collaborare con dei produttori nostrani».

… E quello impossibile?
«Ho avuto un po’ di difficoltà nella preparazione dei macarons, con cui non ero proprio familiare: il primo approccio è stato difficile ma ora la preparazione di questi dolci mi appassiona».

Quali sono le tre caratteristiche del vero maestro pasticcere?
«Tecnica, pulizia e rigore. Io poi sono del Toro, un vero testardo: fin quando un dolce non mi viene alla perfezione, continuo a rifarlo».

Com’è la tua pasticceria ideale?
«Sinceramente? Dovrebbe essere bella grande per contenere tutto quello che ci vorrei mettere! Sarebbe piena di dolci coloratissimi, ma solo con ingredienti naturali. Includerebbe anche un’area tutta dedicata alla colazione, un angolo per il gelato e uno spazio per il salato».

Il giudice da cui hai imparato di più?
«Knam mi ha sicuramente dato dei consigli utilissimi sulla preparazione delle mousse. Ho fatto tesoro dei suoi insegnamenti durante la competizione, perché è preciso e perfezionista proprio come me. Durante il programma mi ha anche sempre stupito l’eleganza delle presentazioni dei dolci di Damiano: nonostante abbia lavorato tanto negli Stati Uniti, le sue creazioni brillavano di una raffinatezza tutta italiana».

Come hai conquistato i giudici?
«Prestando moltissima attenzione nel capire quello che poteva soddisfarli e sorprenderli di prova in prova, così da puntare sempre più in alto».

Cosa hai imparato da questa esperienza?
«Che il karma esiste. Non ho mai pensato solo a vincere: ho aiutato tutti gli altri concorrenti ogni volta che c’è n’è stata occasione. Penso che dare una mano a chi ne ha bisogno sia una scelta giusta che dobbiamo sentirci sempre liberi di intraprendere… E dati i risultati, posso garantire che ripaga».

Che consigli daresti a chi vuole iscriversi alla prossima edizione di Bake Off?
«Dopo la trasmissione mi diverto a dare consigli attraverso le mie Instagram stories (@carlo_beltrami_bake_off), così riesco a rispondere a tutti quelli che mi scrivono: sono davvero grato per quest’esperienza, da quando ho vinto ho solo riscontrato grande positività intorno a me e ricevuto tantissimi messaggi di supporto. Il mio consiglio è di buttarsi solo se si hanno le basi e testare sempre il proprio livello in senso tecnico. Inoltre, non bisogna mai smettere di studiare: conoscere alla perfezione le basi della pasticceria è quello ti salva in situazioni cruciali durante la competizione, è il tuo piano d’emergenza. L’ultimo consiglio che darei è quello di non andare per voler fare il personaggio, perché poi durante la gara e davanti ai giudici l’unica cosa che conta è la sostanza».

Il mondo della pasticceria sta cambiando?
«Sta diventando sicuramente meno classico di prima: la pasticceria nella nostra era digital è diventata una forma d’arte condivisa da tutti a livello globale. Ho notato tantissime nuove sperimentazioni, molte ad opera di pasticceri francesi. Io però, a essere sincero, preferisco sempre le cose semplici ma davvero buone, quelle che dopo una fetta le metti via e poi te ne prendi subito un’altra perché non ne puoi davvero fare a meno… in pieno stile Madeleines di Proust».

Credit foto: Cruciatti LaPresse

Chiara Monateri

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